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6 marzo 2008
 
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Emergenza Campania

di Armando Pannone - 31 gennaio 2008

I riflettori giustamente puntati sulla spazzatura stanno nascondendo tutti gli altri, annosi e gravi problemi irrisolti della Campania, non solo di Napoli. Problemi di gestione, di prospettive, di sviluppo. Tematiche forti che investono tutti gli abitanti dell'immensa provincia e non certo da oggi, tanto che si dovrebbe ben parlare di emergenza-Campania e non solo, riduttivamente, di emergenza-spazzatura. La provincia di Napoli non è omogenea, indistinta, lineare. E' composta di centri con popolazione simile a capoluoghi di provincia del Nord, attanagliata da problemi di criminalità e di occupazione secondari solo alle quotidiane emergenze amministrative o logistiche. Entriamo rapidamente nel dettaglio delle specifiche questioni locali, cercando di capire che cosa sta accadendo in queste drammatiche ore.

I comuni del Vesuviano sono in affanno. L'immondizia per strada riduce notevolmente l'offerta turistica dei centri famosi nel mondo. Le popolazioni delle cittadine ai piedi del Vesuvio, Terzigno in testa, sono sul piede di guerra perché temono che la spazzatura possa minacciare le porzioni di territorio destinate a parco naturale. Pompei, Sorrento, Castellammare di Stabia vivono una stagione difficile, alle prese con un prevedibile calo notevole del flusso dei turisti. San Giorgio a Cremano, comune-pilota per l'efficienza amministrativa, conosciuto a livello nazionale ed internazionale per il Premio Troisi, è citatissimo, suo malgrado, nei servizi televisivi per i suoi alti e numerosi cumuli di rifiuti. Un danno d'immagine gravissimo. Il sindaco, riguardo alle montagne di immondizia in città, ha parlato di disastro ambientale, evento posposto solo al sisma dell'80. A Somma Vesuviana manca sovente anche l'acqua e qui l'emergenza compie davvero un salto di qualità.

Le proteste stanno montando anche nelle aree più piccole, come Cercola, dove la gente si è riversata in strada a protestare contro il mancato smaltimento dei rifiuti, ma la situazione peggiora di ora in ora. Neanche la pur alacre raccolta produce significativi sollievi all'area nord: Villaricca, Giugliano, Marano sono al collasso. Questa zona, negli anni, si è industrializzata. Sono sorti numerosi centri commerciali di rilevanti dimensioni, con positive ricadute sull'occupazione e sull'inurbamento, anche se di pari passo non si è sviluppata una adeguata rete di infrastrutture. La crescita economica si è adesso cristallizzata per via dell'emergenza rifiuti e i problemi ad essa connessi, come lo screening sanitario sul territorio, il congestionamento del traffico e la paralisi dei servizi necessari alle esigenze di centri così velocemente esplosi, demograficamente, ne stanno vanificando la spinta.

Occorre ricordare che la provincia di Napoli conta più abitanti della città, da cui continua la fuga dei suoi figli, e che la risposta istituzionale ai bisogni di una simile massa di persone in essa residente non ha sortito alcun effetto incisivo. Ne risulta una sproporzione stridente tra centro e centro. Nessuna armonizzazione con la rete dei servizi metropolitani, rivalità locali spesso insanabili ed inefficace applicazione di un piano urbano integrato costringono al palo economie altrimenti destinate al decollo. Identica situazione con la cintura dei paesi a ridosso della provincia di Caserta: Casandrino, Sant'Antimo, Caivano, Acerra, Afragola, Marigliano. Località che gli italiani hanno imparato a conoscere per via di efferati omicidi di camorra e per le rivolte contro la costruzione dei termovalorizzatori. Aree a forte vocazione agricola, ridotte a discariche tra l'incuria irresponsabile di chi per decenni ne ha permesso o non ha saputo porre un freno allo scempio. Un degrado cui non sembra più potersi porre rimedio in tempi brevi; questa mancanza di futuro annichilisce e inferocisce i tanti abitanti vittime di cose più grandi di loro.

Stessa situazione di degrado nell'area flegrea. Pozzuoli, Quarto e tutti i comuni che s'affacciano sul golfo di Napoli guardano con preoccupazione alla imminente stagione turistica che già appare compromessa. Pensare che Pozzuoli aveva investito energie e capitali sulla ristrutturazione di un intero quartiere, il rione Toiano, trasformandolo in angolo a forte richiamo turistico e vocazione internazionale. Sogni infranti sui cumuli di rifiuti. Situazione allarmante anche per le isole, alle prese con le migliaia di disdette e le preoccupate telefonate dei tour operators. La provincia dunque è in ginocchio perché l'emergenza rifiuti sta complicando il panorama complessivo delle sue esigenze in un intreccio micidiale per le popolazioni. Si sta scatenando anche una sorta di guerra fratricida, perché gli abitanti della provincia non vogliono più essere lo sversatoio dei rifiuti della città, così come gli italiani non vogliono i rifiuti della Campania.

Napoli dunque è in un tunnel buio e lungo. Il rischio-epidemie cresce, scuole e negozi, se restano aperti, sono al limite. Tutti adesso sembrano darsi un gran da fare, ma la gente è arrabbiata perché non si doveva arrivare a questo. La provincia è retta da anni da una sinistra la cui progettualità non ha mai veramente inciso sulla sua morfologia. Una sinistra che per anni ha retto e regge anche molte delle realtà comunali e dunque poteva agire in sinergia con la Provincia e la Regione per proporsi un modello di sviluppo armonico e condiviso. Solo iniziative sporadiche di illuminati sindaci hanno permesso di infrangere barriere amministrative a volte insormontabili per consorziarsi, allearsi, puntando ad elevare la qualità della vita dei propri amministrati. Tutto inutile. Si dovrà ricominciare daccapo. I rifiuti hanno sommerso anche la voglia di darsi da fare. La nuttata non è per niente passata e nessuno risponde ai tanti perché dei cittadini.

! Armando Pannone
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