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La crisi del partito laburistadi Maria Teresa Vavassori - 31 gennaio 2008 Il primo ministro inglese Gordon Brown è già alle prese con i suoi primi insuccessi politici. Le dimissioni del ministro del Lavoro Peter Hain e la controversa nuova proposta di legge antiterrorismo ne hanno infatti minato l'autorità politica. Brown, dopo lo scandalo legato allo smarrimento dei dati anagrafici di 25 milioni di contribuenti, ha dovuto accettare le dimissioni di Mr. Hain, colpevole della mancata dichiarazione di 103.000 sterline ricevute durante la campagna elettorale per diventare vice-segretario del partito laburista nel 2007. Dimissioni avvenute - secondo i detrattori - in ritardo e solamente in seguito al giudizio espresso dalla Commissione elettorale. Un duro colpo per un partito che esordì con l'ambizioso obiettivo di voler essere «più pulito del bianco» e che invece ha già avuto a suo carico tre inchieste fiscali negli ultimi due anni. La nuova proposta di legge antiterrorismo, inoltre, ha spaccato l'opinione pubblica interna, divisa tra il desiderio di una maggiore sicurezza e il bisogno di tutelare la propria privacy. Per consentire alla polizia di condurre gli interrogatori in tempi più lunghi, la possibilità di detenzione di un sospetto terrorista si estenderebbe da 28 a 42 giorni. L'introduzione della legge restringerebbe però ulteriormente la libertà e la privacy dei cittadini britannici attraverso l'utilizzo improprio di campioni di Dna raccolti dalla polizia durante le indagini e delle intercettazioni telefoniche, le quali attualmente non possono essere usate come prova di reato. L'opinione pubblica inglese teme inoltre un'eccessiva ghettizzazione della comunità musulmana, ritenuta un importante elemento della multiculturalità britannica. I punti deboli del governo Brown riguardano anche la politica estera. Il ritiro repentino delle truppe britanniche dall'Afghanistan, il conseguente allontanamento dall'alleato Bush e il fatto di essere meno europeista del governo Blair ha causato un maggior isolazionismo della Gran Bretagna. Lo stesso Brown ha chiaramente manifestato la sua avversione nei confronti dell'Unione Europea presentandosi alla firma del Trattato di Lisbona intenzionalmente in ritardo, comparendo in questo modo, nel testo, isolato dagli altri statisti europei. Brown, politico scozzese, ha condotto la propria campagna elettorale principalmente attraverso internet, con lo slogan «Brown for Britain», come per ribadire l'intenzione di rappresentare le voci di tutto il Regno Unito. Ora è accusato di anteporre i propri interessi politici a quelli nazionali soprattutto dal capo dell'opposizione, il conservatore David Cameron. Il leader dei Tory, che aumenta rapidamente i suoi consensi, rimprovera a Brown di non dialogare affatto con l'opposizione, come invece era solito fare il suo predecessore, soprattutto in merito alla questione del terrorismo. Presso la comunità internazionale Cameron viene di fatto salutato come il futuro primo ministro britannico, come dimostrano le apparizioni dello stesso accanto ai leader mondiali durante il World Economic Forum. Eppure Gordon Brown era molto popolare durante il governo Blair. In quanto esperto di finanza è stato per dieci anni Cancelliere dello scacchiere, equivalente al nostro ministro dell'Economia. Per un certo periodo ha promosso la causa della riduzione del debito estero del Terzo Mondo e, in seguito allo tsunami in Asia, questa mossa gli procurò molta popolarità. La causa del calo di consensi, accompagnato dalla nostalgia per l'ex premier e dall'esuberanza di un Cameron di quindici anni più giovane, è da ricercare prima di tutto nella personalità di Brown. Egli è infatti un tecnico e manca di quel carisma, necessario ad un leader, che era invece presente in Tony Blair. Il carattere schivo ha infatti contribuito ad isolare Brown, ormai offuscato da altri leader europei, in primis dal presidente francese Nicolas Sarkozy, onnipresente sulla stampa internazionale. Proprio con quest'ultimo Gordon Brown sta pianificando in sordina i termini di un nuovo accordo mirato a rafforzare la Difesa europea. Segno forse di un'apertura verso l'esterno, maturata dalla consapevolezza di non potere governare da soli nell'era globale. Tuttavia lo stesso premier inglese continua a prendere le distanze da Bush, affermando di non potere affrontare una ulteriore guerra accanto al presidente statunitense. Maria Teresa Vavassori |
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Ragionpolitica, periodico on line n.249 del 29/1/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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