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numero 280
6 marzo 2008
 
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Consigli al Quirinale

di Gianni Baget Bozzo - 2 febbraio 2008

La più alta autorità della maggioranza e la guida indiscutibile dei Ds, Massimo D'Alema, punto di riferimento stabile in un panorama politico mobile, è intervenuto proponendo che Marini venga incaricato non di fare un governo per la legge elettorale, ma un governo per il referendum sulla legge elettorale, i cui quesiti sono stati approvati dalla Corte Costituzionale. Ciò evidentemente vuol dire rinviare a tempo indefinito la data delle elezioni. Massimo D'Alema non vuole che il Paese vada a votare perché teme il responso delle urne. Se il capo dello Stato accettasse una simile proposta, si tratterebbe di un altro colpo alla democrazia dopo quello inferto con la formazione del governo Prodi in una situazione di parità di voto con l'opposizione. Il problema del referendum non è mai stato invocato durante i dibattiti che sono avvenuti in Parlamento sulla legge elettorale. E' quindi evidente che lo scioglimento delle Camere impedirebbe la consultazione referendaria. Sostituire l'ordine vuol dire negare il voto.

Il governo cade e non ha più maggioranza: non c'è altra via che andare alle elezioni. Ma il presidente della Repubblica, per D'Alema, dovrebbe decidere di non esercitare il suo dovere costituzionale di sciogliere le Camere e dovrebbe sperimentare la via peregrina del referendum, mai prima invocata, per evitare che l'ex maggioranza vada al voto disintegrata politicamente. Il referendum sarebbe il modo migliore anche per mettere in crisi l'unità della Casa delle Libertà. Ma soprattutto toglierebbe la fiducia del popolo delle libertà verso il suo leader e i partiti che con lui comporrebbero le nuove liste elettorali per la formazione di un nuovo governo uscito dalle elezioni.

C'è stato il fatto fondamentale di un popolo che si è opposto ad una maggioranza che si è autolegittimata interpretando la sua vittoria elettorale come la prevalenza del Bene sul Male e si è insediata al governo della nazione non in nome della risicatissima maggioranza, ma in nome della qualità etica dei suoi componenti. La questione etica ha unito cattolici e comunisti, e soprattutto quei cattolici che si sono posti criticamente rispetto alla conduzione fatta dal Papa e dalla Conferenza Episcopale Italiana sul piano spirituale e sul piano politico. Gli elettori del centrodestra hanno resistito ad una occupazione del potere che è stata tanto rapida e silenziosa quanto totale. Il governo Prodi ha inciso sulla libertà delle persone e, per questo, ha legittimato un'opposizione di principio e di resistenza.

Questo popolo ha diritto al voto e non comprenderebbe perché il capo dello Stato manchi al suo dovere di sciogliere le Camere quando non c'è più maggioranza in parlamento. Questo non è un privilegio del presidente: è una scelta dovuta. Nella storia del Quirinale ci sono note scelte arbitrarie: speriamo che non avvenga ora.

! Gianni Baget Bozzo
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