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6 marzo 2008
 
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Chad, Kenya. Una crisi dopo l'altra

di Anna Bono - 2 febbraio 2008

Si sta per concludere, dopo tre giorni di lavori, il X° vertice dell'Unione Africana, apertosi il 31 gennaio ad Addis Abeba, Etiopia, e quest'anno dedicato in particolare allo sviluppo industriale del continente e alla crisi politica e sociale del Kenya, esplosa con violenza all'indomani delle contestate elezioni generali del 27 dicembre. Se un piccolo spiraglio si è aperto in Kenya dove i due maggiori contendenti, Mwai Kibaki, il presidente rieletto, e Raila Odinga, il leader dell'opposizione, hanno per lo meno promesso al mediatore dell'Unione Africana, Kofi Annan, di impegnarsi a risolvere la crisi entro i prossimi 15 giorni, non si può dire altrettanto degli altri gli scenari critici, così numerosi che, anche solo per illustrarli, tre giorni non sarebbero bastati: dal Niger alla Somalia, dal Sudan allo Zimbabwe. Il più preoccupante, per l'evoluzione che sta subendo nelle ultime ore, è quello del Chad dove la capitale stessa, N'djamena, è minacciata dall'avanzata delle milizie di tre movimenti antigovernativi coalizzatisi due mesi fa e da due anni in lotta per rovesciare il regime del presidente Idriss Déby. Alcuni giorni or sono, dalle sue basi nell'est del paese, la nuova coalizione ha iniziato un'offensiva che finora l'esercito, guidato dal presidente in persona, non è ancora riuscito ad arrestare, benché possa contare sul sostegno di un contingente militare francese stabilmente operativo in Chad, l'Epervier.

Per capire la gravità di quanto sta succedendo, bisogna sapere che le regioni orientali del Chad ospitano da anni circa 240.000 profughi fuggiti dal confinante Darfur, lo stato del Sudan dove dal 2003 si combatte una feroce guerra civile. Per garantire loro una migliore assistenza, l'Unione Europea ha da poco approvato l'invio di una missione militare, la Eufor, alla quale partecipa anche l'Italia, incaricata di presidiare oltre al Chad orientale anche alcune province della vicina Repubblica Centroafricana nelle quali hanno trovato rifugio altre decine di migliaia di profughi del Darfur. Proprio l'arrivo a N'djamena e ad Abeche, capoluogo delle regioni orientali, dei primi militari Eufor, che in tutto saranno 3.700, ha provocato la reazione delle forze antigovernative, convinte che in realtà la missione europea, su pressione della Francia di cui il Chad fu colonia fino al 1960, sia stata decisa per sostenere il presidente Déby, al potere ormai da 18 anni: dapprima con un colpo di stato e in seguito, per tre volte, grazie al voto che secondo l'opposizione ogni volta è stato però manipolato per risultargli favorevole, senza contare che, per poter concorrere a un terzo mandato non previsto dalla costituzione, Déby nel 2005 ha chiesto, e anzi ha praticamente imposto, una modifica costituzionale.

A rendere ancora più preoccupante la situazione, Déby sostiene che il Sudan aiuta l'opposizione armata decisa a spodestarlo. Khartoum a sua volta ritiene il Chad complice dei movimenti antigovernativi del Darfur. Da tre anni i due paesi si scambiano queste accuse e più di una volta hanno interrotto i rapporti diplomatici. È dunque motivo di allarme la notizia che il governo chadiano ha appena inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nella quale afferma il diritto all'autodifesa «con tutti i mezzi possibili e se necessario anche in territorio sudanese». (MISNA, 1/2 2008) Secondo alcune agenzie di stampa le milizie ribelli sarebbero a circa 250 chilometri dalla capitale, secondo altre si troverebbero ormai a meno di 50 chilometri. Di sicuro l'opposizione armata ha raggiunto un primo risultato: quello di indurre l'Unione Europea a rimandare il completo dispiegamento dei suoi uomini. (Agenzie di stampa dell'ultima ora informano che le milizie antigovernative sono entrate nei quartieri meridionali e orientali della capitale dove si troverebbe il presidente Idriss Deby. Sembra che una colonna stia marciando verso la sede del Parlamento. Francia e Stati Uniti hanno attivato i rispettivi piani d'evacuazione dei loro connazionali residenti nella capitale)

! Anna Bono

sabato 2 febbraio, ore 14:00

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