RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

In difesa dei valori occidentali

di Maria Teresa Vavassori - 8 febbraio 2008

Il caso del giovane giornalista afghano Sayed Pervez Kambaksh, condannato a morte per aver diffuso materiale riguardante la condizione femminile nel suo Paese, riaccende il dibattito sul diritto alla libertà d'opinione e d'espressione, contemplato nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo quale libertà costituzionale. Un concetto che viene addirittura ribadito nella Dichiarazione islamica dei diritti dell'uomo. Negli ultimi anni la libertà d'espressione, importante conquista della democrazia occidentale, è stata però messa a dura prova soprattutto dal fondamentalismo islamico, come dimostra il caso delle vignette satiriche, colpevoli di utilizzare in maniera negativa la figura del profeta Maometto.

Nelle ultime settimane gli organismi e i media internazionali si sono pertanto mobilitati in difesa di questo fondamentale diritto, intervenendo in favore del giovane afghano tramite ripetuti appelli alla clemenza del presidente Karzai. In particolare il governo britannico, attraverso le parole del ministro degli Esteri, David Miliband, ha sottolineato la propria contrarietà alla pena di morte in ogni caso e l'importanza della libertà d'espressione, ritenuta una pietra miliare per qualsiasi società democratica. Londra, a tal proposito, sta finanziando un progetto di formazione indirizzato ai giornalisti afghani, allo scopo di creare un'opinione pubblica responsabile nel Paese.

L'interesse rivolto all'Afghanistan da parte del Regno Unito ha però radici profonde. Il Paese fu, infatti, ceduto alla corona britannica, nel 1858, in seguito allo scioglimento della Compagnia delle Indie. Il periodo coloniale affascina ancora oggi l'establishment britannico e in particolare i più influenti giornali inglesi, la maggior parte dei professori universitari conservatori, fino ad arrivare ai massimi livelli di governo. Lo stesso premier Gordon Brown, durante gli ultimi anni del governo Blair, affermò che l'epoca in cui la Gran Bretagna doveva scusarsi per la sua storia coloniale era di fatto tramontata. Gli appelli provenienti dalle regioni africane in merito ad una ricolonizzazione dei cosiddetti «Failed States», in realtà riabilitano l'esperienza coloniale. Appelli che evidentemente non possono essere accontentati per via dei costi economici ed umani troppo alti. Inoltre l'opinione pubblica, motore fondamentale dell'azione occidentale, non lo permetterebbe.

Il caso del giovane giornalista afghano riapre, inoltre, il dibattito sul diritto di ingerenza negli affari internazionali da parte dell'Occidente, allorché siano minati valori ritenuti universali. L'Occidente ha nella sua natura una vocazione innata all'esportazione nel resto del mondo dei suoi valori, anche attraverso l'uso della forza. Durante il colonialismo inglese l'ideologia del «fardello dell'uomo bianco» poneva a carico dell'Europa e soprattutto dell'Inghilterra la missione di civilizzare le popolazioni più arretrate dell'Africa e dell'Asia. La stessa dottrina Bush va compresa nel quadro delle idee dei cosiddetti «neocon», i quali mirano a superare il relativismo culturale secondo il quale ogni civiltà ha una sua propria auto-centralità, propri valori di riferimento e conseguentemente nessuna civiltà può considerarsi superiore ad un'altra. Essi sostengono, invece, che nel mondo vi sia un progresso nel quale alcune civiltà sono più evolute di altre e che quindi i diritti civili e politici conquistati dall'Occidente sono, in sostanza, universali. Per questo motivo i Paesi che violano i diritti umani attraverso l'utilizzo della tortura e l'oppressione di donne e bambini non possono essere considerati Paesi civili.

A partire dall'operazione Enduring Freedom in Afghanistan gli Stati Uniti si sono fatti carico della missione di esportare i valori liberali occidentali, poiché ritengono, come dimostrano le emigrazioni verso l'Occidente, che essi siano di aspirazione universale. Non solo l'uso della forza, ma anche l'opinione pubblica e i media possono essere un fondamentale strumento di pressione politica. Negli ultimi giorni il Senato afghano ha infatti ritirato la conferma della condanna a morte per il giovane giornalista, rimettendo la decisione della sua scarcerazione al presidente Karzai. Questo episodio fa sperare che il germe della democrazia sia stato effettivamente trapiantato in Afghanistan, come dimostrerebbe la manifestazione contro la sentenza di morte organizzata dal Partito per la Solidarietà afghana nei giorni scorsi. Un seme che tutto l'Occidente e il resto della comunità internazionale dovrebbero aiutare a germogliare.

Maria Teresa Vavassori

SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.250 del 5/2/2008
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata