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numero 280
6 marzo 2008
 
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Kosovo verso la secessione

di Alexandra Javarone - 6 febbraio 2008

I serbi hanno rinnovato la loro fiducia al presidente uscente Boris Tadic. Archiviata la campagna elettorale, la maggior parte dei commentatori interpreta le votazioni alla stregua d'un referendum sulla futura adesione di Belgrado all'Ue, contrapposta ad un preoccupante «ritorno al passato». «L'esito delle elezioni - aveva affermato Tadic - chiarirà una volta per tutte se il Paese si avvicinerà all'Unione Europea o se sceglierà di isolarsi da essa». I serbi, pur opponendosi alla cessione del Kosovo, hanno dunque scelto la «via dell'Europa», tenendo a freno il loro amor patrio. Nonostante la generalizzata insoddisfazione popolare, il vincitore del primo turno elettorale, l'ultra-nazionalista Tomislav Nicolic, non è riuscito nella sua impresa. Ma lo scarto minimo di voti testimonia quanto la travagliata transizione politica degli ultimi anni abbia prodotto un malcontento sociale capace di riaffiorare assieme ai cupi slogan pre-elettorali. Tadic, conscio di questa evenienza, ha invitato i serbi a «tenere a bada l'orgoglio proseguendo sulla strada dell'integrazione europea, qualunque cosa accada».

Stando a quanto affermato dagli analisti, la vittoria di Tadic dovrebbe garantire, per ora, un più ampio margine temporale prima dell'ormai certa dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo. Proprio alla vigilia del ballottaggio, il premier ed ex guerrigliero kosovaro Hashim Thaci aveva tuonato affermando che «il Kosovo ha già scelto la sua strada in una terra che a giorni si proclamerà indipendente e sovrana. Chiunque sia il nuovo presidente serbo, il Kosovo secederà. Lo farà fra una settimana, se sarà eletto Nikolic; fra due, se sarà rieletto Tadic. Gli Stati Uniti hanno deciso la tabella di marcia della secessione e quindi la riconosceranno subito». Anche fonti interne al governo kosovaro, che paiono accreditare questa tesi, confermano che il giorno X possa essere vicino. Insomma, alla controversa indipendenza kosovara parrebbe ora mancare l'approvazione o il solo segnale americano.

Intanto la preoccupazione a Belgrado cresce a scapito delle aspettative europee, infrante questa volta da un documento - un verbale di incontro - pubblicato pochi giorni fa dal giornale serbo Politika. Il verbale, prodotto anche da Dnevnik, dimostrerebbe nei fatti l'esistenza di un accordo segreto tra Usa e Slovenia, volto a «coordinare e garantire» la secessione kosovara, grazie anche all'appoggio europeo, «proprio durante il semenstre della presidenza slovena del'Ue, con date e cadenze prestabilite», facendo in modo che «la Russia non abbia il tempo materiale di convocare il Consiglio di Sicurezza dell'Onu». Il premier sloveno Jansa si è limitato a negare le presunte pressioni esercitate dall'amministrazione americana, avallando però, in sostanza, l'autenticità del documento. E', questa, una prova diretta che sfugge al silenzio delle diplomazie sotterranee, che già da tempo e nonostante tutto avrebbero segretamente fissato i dettagli utili a pianificare la secessione kosovara.

Alexandra Javarone

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