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6 marzo 2008
 
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Rai, cronache di fine impero

di Andrea Camaiora - 6 febbraio 2008

La sindrome di fine impero segna ormai costantemente le sempre più sconsolanti vicende della Rai. Sembra infatti non esserci fine al degrado che quotidianamente caratterizza l'azienda di Viale Mazzini. Sia chiaro: il morbo che strazia il servizio pubblico radiotelevisivo è figlio della cattiva politica di sinistra. Ecco allora che, ripercorrendo singole situazioni e determinati avvenimenti, si può realmente prendere coscienza di quanto la Rai necessiti di profondi e radicali cambiamenti.

Partiamo dai consulenti. Si favoleggia da tempo sul loro numero e sui costi complessivi, ma non è dato conoscerli. Nonostante infatti la Finanziaria 2007 prevedesse la più totale trasparenza, il sito a ciò dedicato persevera nel presentare una home page bianca, vuota, con un'unica informazione: «Lavori in corso».

Prosegue intanto la vicenda legata alla telefonata intercorsa tra Berlusconi e il sospeso direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, per la collocazione di alcune giovani attrici. Magistratura e sinistra si sono mobilitate e nei dibattiti televisivi è stata agitata, per giorni, una sorta di questione morale dai soliti perbenisti di maniera. La cosa è andata avanti finchè il leader di Forza Italia non ha fatto sapere di disporre di una sorta di «elenco delle amanti Rai» che coinvolgerebbe almeno 50 coppie. Da quel momento gli attacchi sulla vicenda Saccà sono improvvisamente terminati. Singolare coincidenza...

Di informazione televisiva ha comunque deciso di occuparsi anche un diessino di peso come Luciano Violante, il quale alcuni giorni fa ha chiamato a rapporto tutti i direttori dei principali telegiornali, colpevoli sostanzialmente, a suo dire, di generare troppa ansia negli italiani. L'argomento specifico scelto dal presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera era «sicurezza e informazione». Per Violante il senso di insicurezza diffuso tra i cittadini dipende dai media e in particolare dai tg. Al di là delle opinioni di Violante, resta l'indebita ingerenza di un uomo politico di maggioranza, tesa a interferire nelle scelte operate dagli organi di informazione pubblici e privati.

Ma - come è noto - il rapporto tra Rai e potere politico è sempre stato molto, molto particolare. Lo sa bene il Codacons, che ha denunciato il grande silenzio della tv di Stato sulla crisi di governo. Viale Mazzini si è difeso spiegando che della questione si è occupata costantemente la redazione di Rai News 24. Peccato che si tratti di un canale non visibile a tutti, dato che sulla tv analogica trasmette solo la mattina fino alle 8 su Rai 3.

Per restare in argomento, della necessità di potenziare Rai News 24 si è fatto portavoce - guarda caso - il consigliere d'amministrazione Sandro Curzi, che ha proposto un'idea al medesimo tempo ingegnosa e risparmiosa: abolire tutte le edizioni serali dei tg (dopo le 22), prodotte da singole redazioni, e sostituirle con altrettanti notiziari gestiti da un'unica testata, proprio Rai News 24. L'improbabile operazione è senz'altro interessante, ma affiderebbe al parzialissimo Corradino Mineo lo spazio informativo notturno, con tutto ciò che ne consegue... Il modo di fare informazione tipico di Mineo è noto da tempo, ma adesso anche i dati dell'Isimm lo comprovano. Nell'ultimo mese (e che mese!) il tg diretto da Mineo ha completamente ignorato il Santo Padre. Per quello che dovrebbe essere il canale dell'informazione, neppure l'Angelus domenicale seguito ai ben noti fatti della Sapienza ha fatto notizia. In compenso, Mineo riserva a partiti, istituzioni e sindacati il 90% dello spazio. Nel rimanente 10% finiscono dunque cronaca, cultura, spettacolo, economia e sport.

Credete che con ciò si sia raggiunto il colmo? Purtroppo non è così. L'episodio più clamoroso è avvenuto nel Giorno della Memoria sulla seconda rete. L'opinionista Claudia Vinciguerra, parlando dei massacri dei nazisti e citando il libro del giornalista di Repubblica Mario Calabresi Spingendo la notte più in là, ha detto che il «povero commissario» era stato ucciso dalle SS ed ha aggiunto: «Lo so bene, ho letto il libro del figlio, e poi in quei giorni, ragazzina, ero a Milano». Nessuno in studio, in primis il conduttore Tiberio Timperi, ha corretto la Vinciguerra spiegando che Calabresi fu ucciso da quelli di Lotta Continua. Non risulta che l'azienda abbia preso alcun genere di provvedimento.

Più recentemente un altro esempio di informazione distorta è stato reso dal tg3, il quale, con grande enfasi, ha dato la notizia che Berlusconi sarebbe pronto a marciare su Roma qualora non ottenesse elezioni anticipate. Il solo a protestare contro quella che ha definito «una grave scorrettezza» è stato il capogruppo di Forza Italia a Palazzo San Macuto, Giorgio Lainati. Non l'avesse mai fatto! A sinistra si è scatenato l'inferno ed è andato in scena un fuoco di fila contro l'esponente azzurro che, purtroppo, non è stato difeso da nessuno. È stato però il quotidiano diretto da Claudio Bazzani, la Discussione, ad offrire prontamente al deputato la possibilità di rappresentare le proprie ragioni grazie ad una intervista a firma del brillante Federico De Cesare. Quello della «marcia su Roma», comunque, non è il solo esempio di informazione di parte.

Poteva mancare all'elenco Michele Santoro? Certo che no. L'Autorità per le Comunicazioni ha infatti richiamato formalmente la Rai per tre puntate di Annozero. Per l'Agcom il programma non ha rispettato «i principi di completezza e correttezza dell'informazione, di obiettività, equità, lealtà e imparzialità dei punti di vista e non ha garantito il contraddittorio». Le trasmissioni sotto accusa riguardavano Mastella, la legge sulle televisioni e le intercettazioni sul caso Rai-Mediaset. Si sa però che l'equilibrio è merce rara in Rai: in una recentissima puntata di Porta a Porta, il direttore del tg3 Di Bella ha mostrato una tale faziosità nel difendere Rutelli e il centrosinistra da meritarsi l'ironia di Giulio Tremonti, che, a caldo, gli ha detto: «Caro direttore, apprezzo con piacere la sua militanza politica». Terminiamo qui alcune delle cronache degli ultimi giorni dell'impero, sperando che le elezioni rendano possibile, da domani, un altro giorno.

Andrea Camaiora

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