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Eppur si muovedi Valentina Meliadò - 6 febbraio 2008 La fine delle consultazioni mariniane ha riaperto la strada verso le elezioni anticipate, scontentando definitivamente coloro che negli ultimi giorni si sono sperticati addirittura ad affermare che il ritorno alle urne è una follia - e ce ne vuole di coraggio per dire una simile enormità in una democrazia basata sulla sovranità popolare che si esprime, com'è noto, con il voto. Certo, la gravità della situazione ha reso evidente a tutti che determinati problemi non potranno essere risolti solo dalla formazione di un nuovo governo, a prescindere dall'ampiezza e dalla omogeneità della maggioranza che lo sosterrà, e non sarebbe stato un danno se dalla crisi fosse nato un accordo tra i maggiori partiti per il raggiungimento di obiettivi che andassero ben oltre la riforma della legge elettorale, ma il fatto che questo non sia stato possibile ora non inficia la possibilità che con la prossima campagna elettorale si chiuda definitivamente una stagione e se ne apra, finalmente, una migliore. Le variabili sono moltissime e le previsioni difficili, ma due sono le questioni principali: la scommessa di Walter Veltroni, che sembra orientato a fare della sinistra riformista italiana, con diciannove anni di ritardo, un grande partito socialdemocratico di stampo europeo, e la moderazione di Berlusconi, che sembra poco incline alla rivalsa e alla vendetta tout court, e più propenso ad un patto nazionale post-elettorale (che lo veda in posizione predominante in caso di vittoria) con Veltroni. In mezzo c'è tutta la campagna elettorale e gli ostacoli che entrambi i leader dovranno affrontare all'interno dei propri partiti e dei propri schieramenti; la battaglia di Veltroni si preannuncia decisamente più dura e dipenderà dalla coerenza e dalla fermezza ch'egli saprà dimostrare. Nonostante alcune anime sinceramente riformiste, il Pd conta personaggi affatto inclini al cambiamento strategico e - soprattutto - culturale. In pochi sono disposti ad accettare l'idea di correre da soli facilitando, di fatto, l'affermazione del centrodestra, perché pochi sono intenzionati ad andare oltre il collante dell'antiberlusconismo per vincere, e meno ancora quelli convinti che con le posizioni della sinistra radicale un moderno partito socialdemocratico non dovrebbe avere nulla a che fare. Se a questo si aggiunge che Prodi, insieme ai suoi fedelissimi, prepara silenziosamente la vendetta, che i partiti neocomunisti non aspetteranno semplicemente di essere esclusi a priori da futuri governi di sinistra, e che tutti, anche figure di primo piano del Pd, sono seriamente preoccupati di rimetterci per sempre la poltrona, si capisce che la sfida di Veltroni è enorme e il suo successo sostanzialmente legato al gradimento che una simile operazione incontrerebbe nell'elettorato. Perché se anche le prossime elezioni fossero davvero compromesse per un Pd che corre da solo, una buona affermazione dimostrerebbe quanto questo Paese abbia bisogno di una sinistra socialdemocratica e riformista, e aprirebbe la strada ad un futuro di competizioni politiche equilibrate, basate sulla realtà dei problemi e dei rimedi e non su odi personali e demonizzazioni ideologiche. In gioco, nei prossimi mesi, c'è una controrivoluzione culturale di cui l'Italia ha un bisogno estremo per il suo futuro; c'è il superamento delle schematizzazioni ideologiche (fascisti contro antifascisti), dell'egualitarismo scolastico e universitario, della politicizzazione di tutti gli aspetti della vita pubblica, della gogna mediatica e giudiziaria, della supremazia della massa e della piazza sull'individuo e sulle idee, del permissivismo ipocrita e menefreghista, della confusione tra licenza e libertà, della irresponsabilità personale e dell'incoscienza civica e civile. In una parola, del'68. Ecco cosa c'è in ballo. Per questo sarà dura e tutto dipenderà dalla lungimiranza e dalla determinazione di Veltroni e Berlusconi, che - oltre a tutto il resto - dovranno sopportare gli strali che gli pioveranno da fior fiori di giornali, salotti buoni e intellettuali che grideranno al trasformismo, all'inciucio e alla svendita della sinistra al nemico giurato. Il Cavaliere agli insulti è abituato, per Veltroni - come su tutti gli altri fronti - sarà una bella prova. Staremo a vedere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.250 del 5/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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