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numero 280
6 marzo 2008
 
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Malpensa sacrificata sullo scacchiere della trattativa

di Francesco Zambon - 6 febbraio 2008

La nostra compagnia di bandiera si sta trascinando ormai da molti anni verso una fine inesorabile, procrastinata dal controllo esercitato dal ministero dell'Economia che in passato aveva provveduto a diverse iniezioni di capitale. Nonostante la privatizzazione, la quotazione in borsa e i prestiti ponte, i managers che si sono susseguiti al vertice della compagnia hanno contribuito a bruciare tutti i proventi di tali operazioni finanziarie e hanno accumulato un passivo di quasi due miliardi, dichiarato lo scorso dicembre. Non vogliamo qui entrare nel merito della gestione di Alitalia, e ci limitiamo a prendere atto che o si portano i libri in tribunale, circostanza che normalmente si sarebbe già verificata, o si continua sulla strada della vendita a un vettore che sia in grado di rilanciare la compagnia.

AP Holding di Carlo Toto e Air France, guidata da Jean-Cyril Spinetta, si sono fatti avanti e hanno proposto entrambi un progetto al governo, all'epoca non ancora azzoppato dalla crisi, che ha preferito la soluzione francese. Parigi ha certamente messo sul piatto tanti soldi, promettendo una ricapitalizzazione faraonica e l'impiego di quelle risorse che fanno di Air France un player di dimensioni continentali. Air One, al contrario, non vanta l'esperienza di gestione di rotte internazionali, né altrettante risorse economiche, e, in aggiunta, si avvarrebbe dei capitali di Intesa Sanpaolo, a sua volta al crocevia di un incestuoso intreccio azionario con Mediobanca, Generali, Rcs e pure Telecom. Intesa-Sanpaolo, in particolare, espanderebbe la sua sfera di influenza sul settore dei trasporti, pesando già notevolmente su quello creditizio-assicurativo, dei media e delle telecomunicazioni. E, come se non bastasse, esiste una palese contiguità tra Intesa-Sanpaolo e quel mondo di sindacati e di poteri forti che ha ingessato la compagnia fino a oggi. Per quanto le criticità della compagnia siano di carattere strutturale e interessino i costi altissimi del personale, la mancata esternalizzazione di alcuni servizi, l'irrisolta questione del doppio hub di Malpensa e Fiumicino, non si può promuovere indiscriminatamente il piano di Air France solo perché taglia e riduce le spese.

Non si comprende inoltre quali siano i criteri per cui la riduzione del traffico debba interessare Malpensa e non Fiumicino. Maurizio Prato e il ministro Padoa-Schioppa non sembrano comprendere che poli strategici quali Torino, Milano, Genova e tutto il nord-est non possono essere privati di uno scalo internazionale così rilevante. Malpensa è strategica per tutte le imprese che operano in quei territori e che innegabilmente sono il cuore pulsante della nostra economia industriale. E' la rampa di lancio delle iniziative che poco alla volta e con grande fatica stanno internazionalizzando la nostra economia. Per questa ragione anche Confindustria, accanto agli Enti locali, si sta mobilitando per conservare su Malpensa le rotte cancellate dal vertice di Alitalia e molti notabili dell'establishment si sono offerti di scendere in campo al fianco di Air One.

L'adesione di una cordata di imprenditori e l'allargamento a un numeroso pool di banche che abbiano i capitali per rilanciare adeguatamente la compagnia è il modo più corretto per risolvere la crisi di Alitalia e salvaguardare il cosiddetto «interesse nazionale», che certamente non corrisponde al ridimensionamento di Malpensa. In questo senso il governo Prodi, rimasto in carica per la ordinaria amministrazione, dovrebbe congelare immediatamente il dossier e non trattare oltre con Air France, dato che il nord e la sua economia pagherebbero un prezzo altissimo. Tanto più che un governo dimissionario, privo del consenso popolare dopo la debacle dell'Unione, non ha sufficiente mandato per proseguire una vendita del tutto arbitraria di un asset fondamentale per il Paese. Ci auguriamo quindi che questo esecutivo sfiduciato, che non ha valutato a sufficienza le conseguenze del sacrificio di Malpensa, sia un minimo virtuoso e congeli la trattativa con Air France. Così il nuovo governo avrà la necessaria legittimità per decidere seriamente del destino di Alitalia, forte del consenso di quegli elettori che intuiscono il pericolo di perdere Malpensa.

Francesco Zambon

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