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Dopo Prodidi Gianni Baget Bozzo - tratto da del 6 febbraio 2008 La formula bipartisan esiste in alcuni Paesi europei come la Germania, l'Austria e l'Olanda. Essa venne decisa per l'emergere di una forza antagonista al sistema, o a destra o a sinistra. Ma questa intesa non è mai avvenuta senza che esistesse prima la campagna elettorale. Solo allora, dopo essersi combattuti democraticamente e legittimati come alternative, i partiti si impegnarono a limare le proprie differenze e, nonostante la lotta durante il voto, accettarono quel che vi era di comune nei due schieramenti. Lo hanno fatto perché hanno avvertito il formarsi di sacche antisistema e antimercato nei vari elettorati. È una conseguenza della globalizzazione e, per i Paesi europei che vi hanno aderito, anche dell'euro. Sono stati diminuiti drasticamente i poteri dei governi nazionali, che non possono più decidere in modo conforme alla domanda del loro elettorato. Ciò significa una potenziale crisi dell'impianto nazionale, quasi una fuga dall'accettazione del reale, in nome del passato o dell'avvenire. La protesta vuole uscire dal tempo in cui si vive. La scelta è affidata ai partiti che sono nati quando la sovranità nazionale era piena e quando la democrazia aveva la forza di decisione che le veniva dall'assolutezza del principio di sovranità. E quindi pensano e parlano proponendo agli elettori delle scelte che non hanno campo nell'Europa globalizzata, mentre Cina e India disegnano il loro peso nel presente, visto che sono divenuti i sistemi che agiscono contro la recessione americana. Il governo Prodi è nato nella convinzione che si potesse reggere lo Stato senza rispetto della democrazia. L'occupazione del potere, nonostante la maggioranza fosse irrisoria, ha determinato l'eliminazione, nelle cariche istituzionali e nel potere, di quella parte del Paese che porta il peso dello sviluppo: il nord Italia. La questione settentrionale, posta con la nascita della Lega, è stata eliminata dall'ordine del giorno. E per di più è stato pagato un prezzo alla sinistra antagonista, legata idealmente alla crisi del sistema della globalizzazione, cercando un singolare privilegio: diventare il partito dei lavoratori oltre e contro i sindacati. Romano Prodi ha scelto di governare con Fausto Bertinotti e i «nanetti»; il più dannoso dei nuovi inquilini del Palazzo è stato proprio il rosso-verde Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente, cui risale la paternità del disastro napoletano, almeno nella sua parte terminale. C'è qualcosa, nel Partito Democratico, diverso dalla guerra contro Silvio Berlusconi? Il conflitto è divenuto la base politica che dà alla sinistra antagonista le parti dell'ideale perché essa offre un contributo sociale all'alternativa di guerra contro il centrodestra. Un governo bipartisan è ancora fuori dalle prospettive di queste elezioni che, non a caso, avvengono con il governo Prodi, che è stato l'interprete di questa legislatura, formalmente in carica. Quello che è essenziale è che il centrodestra riesca a tenere un'unità d'insieme e ad assicurare al suo governo quella certezza che mancò, a causa soprattutto dell'Udc ma anche di Fini, durante gli anni 2001-2006. È possibile che queste elezioni costituiscano un centrodestra senza dissensi sulla leadership di Berlusconi, anche se essa potrebbe essere non più necessaria in futuro? Questo è essenziale, perché solo la vittoria della Casa delle Libertà può spingere la sinistra e il Partito Democratico, e non soltanto Walter Veltroni, ad abbandonare la delegittimazione dell'elettorato contrario e l'idea di governare a sinistra del sindacato in nome della rivolta permanente. Vi è un'anarchia latente nel nostro Paese, che si manifesta nel diritto di piazza per impedire discariche o per fare un contratto. È una tradizione di tutta la sinistra, di cui poi anche la camorra si è appropriata, mentre il localismo domina, con il diritto di protesta locale e di piazza locale, la vita sociale del Paese. Questo vuol dire oggi «europeizzare» l'Italia: in nome della libertà, rispettare l'autorità e accettare il concetto positivo del nostro ordine civile. Questa in Italia sarebbe la vera rivoluzione.
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Ragionpolitica, periodico on line n.250 del 5/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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