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Finalmente elezionidi Raffaele Iannuzzi - 8 febbraio 2008 Lo stato delle cose si è ormai chiarito. Il presidente Napolitano, alle 11 di mercoledì, ha dichiarato sciolte le Camere. La prassi farraginosa che ha dovuto svolgere Marini ha impedito che ciò avvenisse una settimana fa. Sia come sia, ormai il dado è tratto. La decisione di Napolitano ha reso politico fino in fondo l'inizio delle schermaglie elettorali, infatti il presidente della Repubblica si è rammaricato di un gesto che ha sentito quasi come un oltraggio alla democrazia - lo scioglimento delle Camere è invece previsto dall'articolo 88 della Costituzione e, in casi come quello che abbiamo avuto dopo la caduta del governo Prodi, non c'è interpretazione o brocardo che tenga - ed ha poi ammesso il suo personale insuccesso nel varare la riforma elettorale, attesa come l'alba dei nuovi tempi della democrazia italiana. Una dichiarazione che espone politicamente Napolitano e lo promuove a grande mallevadore di una riforma che dovrebbe invece essere realizzata nell'alveo del parlamento, come recita sempre la Costituzione. Insomma, la sinistra ha paura. Ed ha buone ragioni per averne. Secondo un sondaggio pubblicato da Affari Italiani, il centrodestra otterebbe, alle elezioni, qualcosa come il 53-54%, anche senza Mastella. E con Mastella potrebbe ottenere un altro punto in più. Forza Italia diventerebbe il grande punto di forza e, checché ne dica l'Economist, Berlusconi tornerebbe a definire gli assetti della politica italiana. Il che non equivale a farsi prendere da facili ed infantili trionfalismi, perché molte variabili si frappongono tra il presente e il 13 aprile. La vittoria, in politica, non è mai una conquista scontata. Oggi più che mai. Sorvolando sulle evidenti difficoltà a governare un Paese che non cresce, con un'inflazione che ha superato i massimi storici, una nuova questione operaia ai limiti della rottura, un welfare semiscassato, una regione stracolma di immondizia, un tasso gigantesco di violenza urbana e familiare, una scuola da Terzo Mondo e via discorrendo sulle nostre macerie, se davvero Berlusconi ha deciso di dare fuoco alle polveri in modo sensato ed efficace con il caro-mutui, come si legge sempre su Affari Italiani, allora siamo sulla strada giusta. Non c'è tempo per altro e l'Italia ha bisogno di segnali concreti. L'idea sarebbe quella di riprendere il filo rosso del taglio dell'Ici - proposta avanzata in zona Cesarini davanti a milioni di italiani, durante l'ultimo faccia a faccia con Prodi - con un piano più preciso e rigoroso. Un piano fatto su misura per i mutui, che riguardano qualcosa come 3,5 milioni di italiani, con una forte incidenza sulla già devastata classe media, che si è impegnata con le banche per l'acquisto della prima casa. Proposta di Berlusconi, sulla falsariga di Bush: rimborsare una parte degli interessi che gli italiani, che hanno acceso un mutuo negli ultimi anni, hanno dovuto pagare alle banche. Naturalmente, Almunia permettendo. Perché, si sa, a Bruxelles sono molto amici delle banche, hanno una super-banca con un certo Trichet che fa il watch-dog degli istituti di credito in tutta Europa e non ha intenzione di mollare la presa: alti tassi di interesse e serrata sui conti statali. La crescita economica, poi, è un'altra faccenda che sembra non riguardare più di tanto gli eurocrati. Bene, se Berlusconi riuscirà a far passare questa proposta rendendola materia di trade-off elettorale, la partita si farà molto interessante e il centrodestra potrà proporsi al Paese come una «forza tranquilla», per citare il celebre motto di Séguela che fece la fortuna di Mitterrand, nella sua ultima riconferma a presidente della Repubblica francese. Il Pd, per contro, da solo non farà molta strada. I sondaggi ottimistici di Masia (Dinamiche) su Affari Italiani danno il partito di Veltroni tra il 32 e il 33%, che mi pare un risultato un po' irrealistico, e comunque non sufficiente per governare da solo, senza uno straccio di alleanza. Su questo punto, Parisi ha gioco facile nel richiamare l'esperienza dell'Ulivo e nel voler riportare il Pd verso lo «spirito dell'Ulivo», il che significa alleanze solide e tattica coesa sui collegi e sulle candidature. Siamo ancora alle schermaglie iniziali, ma appare già chiaramente un dato significativo: la CdL è una vera coalizione che può costruire ancora un soggetto unitario in grado di governare il Paese - l'idea dei «quattro soci fondatori» funziona - mentre la sinistra è un universo imploso, che consegna dialettiche feroci senza eguali tra i resti del governo Prodi e dell'Unione, con un Pd maggioritario solo nella testa di Veltroni. Per ballare da soli bisogna stare sul set di un film di Bertolucci. Per il resto, i fatti e i personaggi citati nel film della «bella politica» di Veltroni sono puramente immaginari.
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Ragionpolitica, periodico on line n.250 del 5/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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