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McCain sorride, la Clinton menodi Cristoforo Zervos - 8 febbraio 2008 Chi ha vinto il Super Tuesday? Analisi e commenti dei maggiori media mondiali si susseguono in turbinio di dati e parole, attraversando tutta l'America, da oggi (almeno per chi ha seguito le primarie e i caucuses) forse un po' meno sconosciuta. C'è stata data la possibilità di addentrarci negli usi e costumi di 24 Stati americani, molto diversi fra loro, ma uguali nell'anima. La battaglia si è conclusa con la vittoria di McCain per i repubblicani e quella - risicata - della Clinton per i democratici. Ma la vittoria del senatore dell'Arizona e, sulla carta, dell'ex first lady palesa anche i limiti di entrambi, che di riflesso toccherebbero anche i loro partiti nello scontro finale di novembre. McCain ha ridimensionato Mitt Romney, ma ha di fatto fallito la sfida per rilanciarsi completamente verso la base del partito (l'exploit di Huckabee ne è la dimostrazione), mentre la Clinton non solo non è riucita a bloccare lo slancio mediatico di Barack Obama, ma sta incominciando anche ad avere problemi con gli elettori maschi bianchi. McCain, vincendo in California, ha di fatto decretato la fine di Romney. Il senatore dell'Arizona, nonostante tutti gli sforzi fatti in questo senso, continua a dipendere dall'ala moderata ed indipendente e non dalla «pancia» repubblicana, quella che sostanzialmente servirà nell'eventuale duello di novembre. In California, i conservatori sono stati il 62 per cento del totale; McCain ha vinto solo un 30 per cento di essi. In Tennessee, il 73 per cento dei votanti erano conservatori; McCain ha vinto il 22 per cento di essi. In Missouri il 65 per cento erano conservatori; McCain ha vinto con un 25% di essi. In questi Stati, McCain non è riuscito a vincere con la maggioranza dei repubblicani. Il suo più grande compito, da qui in avanti, sarà di convincere la base riottosa. Perchè se è vero che questi elettori non potranno mai (a differenza di Ann Coulter) votare democratico, è altrettanto vero che potrebbero non votare affatto. Sempre analizzando i risultati di McCain possiamo dire la stessa cosa per la destra evangelica. In Tennessee Huckabee ha vinto con il 73 per cento; McCain ha vinto con il 29 per cento di questi elettori. In Missouri, sul 54 per cento degli elettori di questa fascia, McCain è riuscito a spuntare solo un 24 per cento. C'è anche un altro gruppo a cui non piace McCain: tutti quelli che vorrebbero una soluzione drastica all'immigrazione clandestina. In California, il 30 per cento dei repubblicani ha ritenuto questo il tema centrale; di questi il 23 per cento ha votato per i repubblicani. Uguale in Tennessee, visto che il 25 per cento ha pensato la stessa cosa dei californiani. Bene, di questi solo il 21 per cento è andato per McCain. E' difficile quindi capire come McCain possa essere in grado di convincere questi elettori. La sfida vera, non sarà nè contro Mitt Romney e nè contro Mike Huckabee. La lotta senza quartiere del vecchio senatore, sarà contro queste fasce di elettorato, basilari per la vittoria finale a novembre. In ambito nazionale per McCain invece sarà importante una lenta progressione della strategia in Iraq e la tenuta dell'economia, perchè altrimenti o la Clinton o Obama (probabilmente in ticket), potrebbero vincere con facilità. Un peggioramento di questi due situazioni unita allo scarso appeal della base repubblicana, porterebbe i democratici purtroppo al trionfo. Il punto di forza di McCain potrebbe essere la capacità di tenere il profondo sud e gran parte del Sud-ovest, oltre a fare bene tra i Latinos (in particolare, forse, se si scontrasse contro Obama). In Stati invece come Nevada, Colorado e New Mexico, si potrebbe costruire una coalizione di repubblicani, indipendenti, e una quota di Latinos. Hillary Clinton, come McCain, si è fatta valere nella maggiorparte degli Stati membri più forti, tra cui la California e il Massachusetts. Anche Obama ha vinto in Missouri e in Connecticut (stati ricchi di delegati) ma analizzando meglio, molte delle sue vittorie sono arrivate da regioni come la Georgia o l'Alabama (di «proprietà» repubblicana) o in caucus dominati da attivisti di sinistra, non rappresentativi del vero bacino di utenza democratico. La Clinton ha avuto un po' difficoltà con il voto di colore ma, forse, dovrebbe essere in grado di portarlo a se a novembre, complice anche il marito Bill (uno dei presidenti bianchi più amati dagli uomini di colore americani da sempre). La cosa che invece la dovrebbe preoccupare di più è il voto dei maschi ed indipendenti bianchi. In California Hillary ha perso il voto degli uomini di pelle bianca scivolando da una media del 52 al 34 per cento oltre a molti dei «bianchi indipendenti» (dal 58 a 30%). Il 6,5 per cento di questi elettori che non ha votato per la Clinton, ha inoltre dichiarato che il sesso del candidato era «un fattore decisivo». Possiamo affermare che questa percentuale è di certo più alta (alla gente non piace ammettere i propri pregiudizi, soprattutto in una paese puritano come l'America), e che molti di questi elettori (che non vogliono votare per una donna) potrebbero potenzialmente dirigersi nella fascia degli evangelici in un'ottica nazionale. Obama, dal canto suo, ha avuto molti problemi con la classe operaia bianca. Nel New Jersey, ha «incassato» solo il 31 per cento del voto bianco, e l'11 per cento di coloro che hanno votato contro il leader nero (nel gruppo potremmo anche includere alcuni Latinos), ha detto che «la razza» è stato un fattore determinante. Anche in questo caso, si può supporre che la percentuale effettiva sia più elevata e che sarebbe ancora più elevata tra gli elettori in ambito nazionale. Senza questi voti i Democratici possono anche vincere in Stati come il Connecticut, ma mai nelle grandi aree del Middle Atlantic e Midwestern. Come ipoteca sulla vittoria i Democratici dovrebbero fare bene nel middle West e nel Nord-est oltre che nel Middle Atlantic e forse in Stati come Arkansas o Tennessee, visto che si tratta di zone ad alta densità di classe operaia bianca. Basilare quindi sarà anche vincere una maggioranza cospicua di questo tipo di elettorato in una situazione come la Pennsylvania, Missouri e Ohio, altrimenti le difficoltà a novembre potrebbero essere molte. I problemi come vediamo sono di varia natura e colpiscono indistintamente sia una parte che l'altra. Lo stallo fra la Clinton ed Obama non si risolverà così facilmente, forse, terrà con il fiato sospeso fino alla fine. Obama ha una grande chance di poter utilizzare ancora tanto tempo per farsi conoscere dall'elettorato democratico e tutto ciò per la Clinton è un guaio, visto le capacità politiche e dialettiche del leader nero. McCain invece ha tutto nelle sue mani. Lui e solo lui, può perdere questa nominations. Cristoforo Zervos |
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Ragionpolitica, periodico on line n.250 del 5/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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