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Un po' di chiarezza in vista delle elezioni pachistane

di Matteo Gualdi - 9 febbraio 2008

A distanza di circa 40 giorni dall'omicidio della leader dell'opposizione Benazir Bhutto, le indagini stanno dando i primi frutti. E' di ieri la prima buona notizia: l'arresto di due uomini, Hasnain e Rafaqat, che si ritiene abbiano partecipato alla preparazione dell'attentato suicida del 27 dicembre scorso. I due avrebbero fatto parte del commando di Al Qaeda che, uccidendo la leader dell'opposizione, intendeva far annullare le elezioni e gettare il Paese nel caos. In realtà ad oggi nessuno di questi due obiettivi è stato raggiunto, visto che il Paese si appresta a votare tra circa dieci giorni (le elezioni sono previste per il giorno 18 febbraio) e la situazione è relativamente tranquilla. Insomma, il Pakistan non è ancora «esploso», come invece speravano i terroristi di Bin Laden, e temevano gli osservatori internazionali. Ma le novità non finiscono qui.

All'indomani dell'attacco terroristico, infatti, il Presidente Musharraf aveva invitato una squadra speciale di Scotland Yard a partecipare alle indagini sull'omicidio. L'intento del Presidente era dare maggiore credibilità ad un verdetto che, in quel momento, era molto incerto. Da una parte, infatti, vi era il Governo, convinto che la Bhutto fosse stata vittima di un attentato suicida organizzato dai terroristi di Al Qaeda, dall'altro l'entourage della leader dell'opposizione, sicuro che dietro a quell'assassinio ci fosse la mano dei servizi segreti (il famigerato ISI) e dello stesso Musharraf. Proprio per questo il Presidente aveva chiesto a Scotland Yard, una istituzione di grande prestigio ed al di sopra delle parti, di affiancare le autorità pachistana nelle indagini. Anche perché la modalità della morte erano importanti per attribuire potenziali responsabilità. La Bhutto, infatti, era deceduta a seguito di un colpo alla testa, ma alcuni sostenevano che il foro fosse dovuto al colpo preciso di un proiettile sparato da una motocicletta in corsa. Questa modalità, che richiede una abilità ed un addestramento eccezionali, era un punto di forza di chi sosteneva che un attentato del genere non potesse che essere mano dell'ISI, e che la bomba fosse solo una copertura utile per incolpare Al Qaeda. Il Governo, invece, sosteneva che non vi fosse stato alcun cecchino e che fosse stata proprio l'esplosione della bomba a causare la ferita alla testa che aveva portato la Bhutto alla morte.

La novità è che ieri Scotland Yard ha consegnato il risultato delle indagini al Governo pakistano, e le conclusioni, secondo indiscrezioni riportata sul New York Times, sono che non vi è stato alcun colpo di arma da fuoco, bensì che la ferita alla testa è stata provocata da un contraccolpo dovuto all'esplosione. In sostanza la Bhutto, a seguito della deflagrazione, avrebbe subìto uno spostamento che l'ha portata a sbattere violentemente il capo contro la propria macchina. Nessun cecchino, nessun tiratore scelto dell'ISI. Naturalmente non conosciamo ancora le esatte conclusioni degli investigatori inglesi, dato che il rapporto non è stato reso pubblico. Tuttavia sembra ormai certo che Scotland Yard avvalori la tesi di chi sostiene che sono stati i terroristi di Al Qaeda ad organizzare e mettere a segno l'attacco terroristico, ed il governo pachistano sta procedendo proprio in questa direzione con gli importanti arresti degli ultimi giorni. Così, a pochi giorni dalle elezioni politiche, il Pakistan può contare su qualche elemento di chiarezza in più per scegliere con maggiore consapevolezza chi dovrà guidare il Paese nei prossimi anni.

! Matteo Gualdi
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