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numero 280
6 marzo 2008
 
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I successi di McCain

di Leonardo Tirabassi - 9 febbraio 2008

L'affermazione dell'eroe della guerra del Vietnam John McCain tra le fila dei repubblicani è la vera notizia della tornata delle primarie di martedì 5 febbraio. Sembrava che la questione della guerra in Iraq, in questo inizio del 2008, fosse finita in secondo piano, scacciata dai successi di Petraeus e dalle paure della crisi economica. Ma così non è stato, perché il senatore è il padre politico della «rinascita irachena», come la nuova fase strategica viene chiamata. Quando, nel gennaio 2007, il presidente Bush annunciò la surge, essa venne accolta con ostracismo dai democratici, che volevano il ritiro delle truppe, e con scetticismo da molti repubblicani che, al contrario, accusavano i vertici della Casa Bianca di proporre una reazione debole e tardiva. Per citare una delle tante voci del dissenso, si vedano le parole della senatrice del Maine Susan Collins, che definì il nuovo invio di truppe «un errore». Per ricompattare il «vecchio grande partito», Condoleeza Rice fu costretta ad intervenire di persona. Adesso le cose in Iraq sono cambiate. La violenza è diminuita del 60% e gli attacchi attribuibili a lotte tra sciti e sunniti sono crollati del 90%; le tribù sunnite, a partire dalla provincia di Anbar, si sono rivoltate e organizzate contro Al Qaeda, la cui follia criminale e psicopatica ormai non esita a utilizzare donne disabili come kamikaze involontarie e bambini soldato.

McCain aveva diagnosticato il male; il veterano di guerra si è sempre battuto come un leone per rimanere in Iraq, per combattere il terrorismo all'insegna dello slogan «meglio vincere che ritirarsi». Bel paradosso! L'Iraq, che doveva essere la tomba per i repubblicani, si sta trasformando in un formidabile aiuto al vecchio combattente e, a dispetto degli orribili rapporti che intercorrono tra Bush e McCain, è la nuova strategia in Iraq voluta dal presidente il miglior aiuto al nuovo candidato alla Casa Bianca. Anche se non dovesse vincere, l'ex prigioniero dei vietcong, con «churcilliana cocciutaggine» - come afferma Michael Gerson sul Washington Post del 6 febbraio - ha dimostrato in modo efficace che l'America ha bisogno di una nuova strategia di contro-insorgenza in Iraq. Qualche volta le idee semplici e chiare anche in politica risultano vincenti. M

McCain vince perché quello che dice è coerente con la condotta della sua vita. Ribelle all'Accademia navale, prigioniero invitto, più volte ferito, patriota convinto, legislatore capace e tanto altro ancora. Piace perché entra in sintonia con la parte jacksoniana dell'America; incarna e rinnova quell'idea originaria che ha fatto grande il paese: convinzioni morali salde, onore, patriottismo, durezza e tenacia nonostante tutto. E gli elettori si fidano, sentono che possono mettere nelle sue mani la sicurezza delle loro vite. La politica estera, la difesa degli Stati Uniti, la lotta al fascismo islamico però non sono tutto. Se c'è un punto debole di McCain, è da ricercarsi nella vaghezza, c'è chi dice addirittura impreparazione, sui temi di politica economica e sulle politiche sociali, insomma sulle questioni domestiche. Staremo a vedere.

! Leonardo Tirabassi
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