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Effetto dominodi Valentina Meliadò - 9 febbraio 2008 Ora sì che la campagna elettorale si fa interessante. La migliore e la più importante di tutte le conseguenze del fallimento del governo Prodi è l'accelerazione storica che questo ha innescato. Chi avrebbe potuto scommettere seriamente sulla determinazione di Veltroni di correre da solo alle prossime elezioni, se l'espediente dell'Unione non avesse prodotto venti mesi di ingovernabilità, paralisi e delusione nell'elettorato? Allo stesso modo la tensione degli italiani, riscontrabile in tutti i sondaggi, verso un sistema politico semplificato, più economico e più affidabile, ha accelerato il processo di federazione (propedeutico ad una futura unificazione) tra Forza Italia ed An. La concreta possibilità di una competizione elettorale tra due grandi partiti, uno socialdemocratico e l'altro liberaldemocratico, conferisce alle prossime elezioni il carattere degli eventi storici, e i primi ad essersene accorti sono tutti quei partiti, medi e piccoli, che senza il sistema delle coalizioni multicolore sono condannati ad un ruolo inconsistente ed impossibilitati ad influenzare le scelte dei futuri governi, di destra come di sinistra, e questa realtà sta costringendo molti - che piaccia o meno - ad unirsi in una sigla e in un partito che in parlamento possa rappresentare più del dieci per cento dell'elettorato. Lo hanno capito i partiti della Cosa Rossa, lo capiranno, forse, anche altri, ma il punto è che il risultato - se questa tendenza farà scuola fino alla prossima primavera - non è molto diverso da quello che si desiderava ottenere con una nuova legge elettorale. L'argine posto di fatto alla frammentazione politica in vista della campagna elettorale, inoltre, produrrà effetti positivi anche sui contenuti, sui programmi dei partiti che potranno finalmente puntare su chiarezza e brevità. Ma questo elemento porta con sé un fattore di rischio, soprattutto per il Partito Democratico, che dovrà dimostrare proprio con il programma che sottoporrà agli elettori di voler davvero rompere con determinate ambiguità per quel che riguarda, ad esempio, la politica estera, la sicurezza, l'ingerenza dello Stato nell'economia e nella vita pubblica, la meritocrazia scolastica, la giustizia, il terrorismo. E' certo che la campagna del Pd punterà tutta sulla novità che esso stesso rappresenta e sul coraggio di correre da soli, ma Veltroni sa benissimo che non potrà sottrarre il proprio partito dalla condivisione di responsabilità dei venti mesi di governo Prodi - sostenuto fino all'ultimo giorno - e Berlusconi non mancherà di ricordarlo nei prossimi mesi. Sotto il profilo dei contenuti il Popolo delle Libertà è certamente avvantaggiato da una identità di vedute sulle grandi questioni nazionali ed internazionali già dimostrata nella precedente legislatura, ma - data anche la maggiore libertà di manovra di cui il nuovo partito gode - quello per il 2008 sarà un programma che andrà oltre la riproposizione di temi già cari al suo elettorato, presumibilmente ricco di proposte concrete e connotato da un'alta fattibilità (che è l'elemento su cui il centrodestra si gioca il suo ritorno a Palazzo Chigi). Quello che è probabile è che su alcune questioni nazionali i programmi dei due maggiori partiti non saranno molto diversi e che - a prescindere dal vincitore - ci sarà una inedita possibilità di collaborazione nella prossima legislatura, mentre le differenze più rilevanti si concentreranno sulle questioni etiche, sul concetto di famiglia, di genitorialità, sull'identità e sul senso di appartenenza alla cultura e alla tradizione italiana, europea, occidentale. Sarà comunque una grande sfida in un momento concitato per l'economia globale, con gli Stati Uniti che vivono una delle campagne elettorali più accese e interessanti della propria storia, la minaccia del terrorismo islamico che si fa sempre più spavalda con le dichiarazioni iraniane e i video di propaganda sull'uso di donne disabili e di bambini per gli attentati suicidi, il rigurgito di certo antisemitismo in Italia, i dubbi e le inquietudini legati alla situazione nei Balcani, alla regressione politica della Russia, all'inquinamento globale e alle nuove frontiere della scienza. Sarà una dura battaglia, ma questa volta, forse, con buona pace di qualcuno, a confrontarsi non saranno più due visioni manichee del mondo, ma due tradizioni politiche in grado di condividere valori universali.
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Ragionpolitica, periodico on line n.250 del 5/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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