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Sui salari serve un armistizio generazionaledi Francesco Pasquali - 13 febbraio 2008 Il balletto sui salari è il chiaro sintomo della spregiudicatezza della sinistra, pronta a danzare sulla pelle di chi, tra mille sacrifici, tenta di arrivare dignitosamente alla fine del mese. Emerge soprattutto l'assenza del senso delle istituzioni, intese come bene comune. La priorità sembra essere quella di non lasciare la cassa piena al centrodestra, come se le risorse raccolte possano considerarsi di proprietà di una o dell'altra parte politica. Con l'ipotesi di mettere mano in tempi brevi ad un intervento per restituire potere di acquisto ai salari attraverso un alleggerimento del carico fiscale si evidenzia il tentativo di spaccare il fronte politico tra amici e nemici dei lavoratori. Niente di più dannoso per un Paese in cui su tematiche legate al lavoro c'è ancora chi non esita ad usare la pistola. La sinistra - va ricordato - prima della caduta del governo Prodi sosteneva che non vi erano risorse certe e che occorreva attendere la trimestrale di cassa. Durante l'incontro dell'8 gennaio sulla questione salariale e l'alleggerimento della pressione fiscale con Cgil, Cisl e Uil il ministro Santagata dichiarò che «per capire le risorse disponibili si deve aspettare la trimestrale di cassa» e che «non è una semplice allocazione di risorse, ma un piano più completo per rilanciare lo sviluppo». Le cose sembrano essere cambiate, in campagna elettorale tutto diventa possibile. Tra i sindacati solo la Uil non si è prestata al teatrino, bocciando l'ipotesi come una operazione propagandistica. Il tema del lavoro, anche alla luce delle dichiarazioni dell'ecumenico Veltroni, sarà l'argomento su cui si giocherà gran parte della campagna elettorale. Ma dopo due anni di governo Prodi il lavoro è un altro dei tabù che è stato scardinato. La sinistra ha fallito miseramente e sono i numeri a dirlo: circa 8 milioni di lavoratori con contratti scaduti, buste paga magre gravate da un pesante prelievo fiscale e numerosi incidenti sul lavoro sono la prova lampante che il monopolio culturale è ormai venuto meno. Sul tema dei salari è necessario intervenire realizzando un armistizio generazionale, che non può passare attraverso l'azione del sindacato, partendo dalla eliminazione del dualismo del mercato del lavoro, dall'innalzamento dell'età pensionabile e dal decollo della previdenza complementare. Il mercato del lavoro italiano spinge i giovani a lavorare all'estero. Il rapporto annuale del Censis indica chiaramente un divario enorme tra i neo-laureati italiani che lavorano in patria e coloro che lavorano all'estero. Il 40,4%, rimanendo in Italia, percepisce tra i 1.000 e i 1.300 euro e il 24,6% meno di 1.000 euro al mese. Fuori dai confini nazionali le retribuzioni si attestano su livelli più alti: il 43% sopra i 1.700 euro e il 30,4% tra i 1.300 e 1.700 euro. I giovani stanno subendo un progressivo prelievo contributivo che sta erodendo le già magre buste paga. C'è una generazione che sta pagando interamente il prezzo della flessibilità. Se da un lato i collaboratori coordinati e continuativi iscritti a più gestioni previdenziali vedranno nei prossimi 3 anni diminuire il loro reddito del 3%, dall'altro i collaboartori, il cosiddetto «popolo della partita Iva» e i professionisti senza cassa previdenziale, avranno buste paga alleggerite dell'8,6% proprio a causa degli aumenti contributivi che dal 18,2% del 2006 porteranno il prelievo al 26,81% nel 2011. Qualora si mettesse mano al tesoretto, il governo Prodi dovrà innanzitutto restituire i soldi che ha sottratto dalle tasche dei giovani con lavoro flessibile. Gli aumenti contributivi contenuti nel protocollo, tra l'altro non compensati da nessun ammortizzatore sociale, hanno impoverito quella fascia di giovani, notoriamente non iscritti al sindacato, con un reddito medio mensile prossimo ai mille euro.
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Ragionpolitica, periodico on line n.251 del 12/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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