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Alzabandiera kosovarodi Alexandra Javarone - 13 febbraio 2008 Il Kosovo è pronto ad innalzare lo stendardo del nuovo Stato (secondo le indiscrezioni, al centro del tricolore dovrebbe capeggiare la mappa del Kosovo attorniata dalle stelle dell'Ue). La conferma è giunta nei giorni scorsi dal premier Hashim Thaci: «Questo sarà l'ultimo fine settimana prima della secessione». Di fronte ai media, riuniti per raccogliere le sue ultime dichiarazioni, l'ex guerrigliero ha sostenuto di poter dare conferma dell'indipendenza, la cui effettiva formalizzazione è per ora posticipata al fine di consentire all'Unione Europea di raggiungere un'eventuale posizione comune. Oltre 100 Paesi, secondo l'amministrazione della provincia a maggioranza albanese, sono pronti da tempo a dare riconoscimento al nuovo Stato. Immediata, di fronte alle ultime esternazioni di Thaci, è giunta la replica del presidente serbo, Boris Tadic, che ha affermato: «Dichiareremo nulla questa decisione e useremo tutti i mezzi legali e diplomatici disponibili al fine di difendere la sovranità e l'integrità territoriale del nostro paese. Lo ripeto ancora una volta: non faremo una guerra, ma reagiremo». Intanto, come ipotizzato da diverse fonti giornalistiche, non sono mancate le prime avvisaglie d'intolleranza nazionalista: all'alba dello scorso 8 febbraio un ordigno rudimentale è stato fatto deflagrare davanti ad uno dei più affollati mercati di Belgrado. L'esplosione non ha provocato vittime, causando invece solo danni materiali. Diversi esercizi commerciali sono stati evacuati dopo i disordini provocati da un gruppo estremista. Nonostante gli iniziali tafferugli, Thaci è certo di poter garantire (quasi dipendesse da lui) una futura convivenza pacifica. Di tutt'altro avviso la comunità serba del Kosovo, che, non celando preoccupazione, esorta Belgrado ad indire una riunione parlamentare d'emergenza per ridiscutere «una nuova strategia difensiva atta a preservare e proteggere la regione del Kosovo». Il ministro per il Kosovo e Metohija, Slobodan Samardzic, dal canto suo, accusa l'Unione Europea d'aver dato avvio ad un «losco piano, tendente a far sottoscrivere a Belgrado l'accordo che formalmente darebbe inizio all'ammissione serba all'Ue, ma avrebbe lo scopo di garantire un'accettazione informale e definitiva dell'indipendenza kosovara. L'eventuale firma sarebbe associata ad un avvallo. Kostunica - prosegue Samardzic - non accetterà mai, neppure indirettamente, il furto del 15% del territorio, la creazione di uno Stato fantoccio, la violazione della Carta delle Nazioni Unite o della risoluzione 1244». L'ultima rivelazione di Samardzic complica ulteriormente il delicato quadro euro-balcanico, ponendo un problema che attiene all'effettiva stabilità dell'apparato politico serbo: alla probabile e forse ineluttabile dichiarazione d'indipendenza kosovara potrebbe seguire - secondo quanto affermato dal settimanale Vreme - una seria crisi di governo a Belgrado, dove lo scontro tra Tadic e Kostunica porterebbe aggravarsi fino allo scioglimento del parlamento. Nei fatti, l'Accordo che darebbe il via alla missione europea che dovrebbe sostituire quella delle Nazioni Unite nella regione a maggioranza albanese viene considerato dalla comunità serba alla stregua di un «tradimento» e di una «minaccia diretta alla sopravvivenza della minoranza serba». Secondo il giornale Koha Ditore, «le operazioni d'evacuazione del personale internazionale nel caso di dichiarazione unilaterale d'indipendenza» sarebbero già state predisposte nel dettaglio da un documento di 72 pagine, a cui il giornale kosovaro avrebbe avuto accesso. Sono passati solo pochi giorni dalla fine del secondo turno delle presidenziali serbe, ma l'iniziale euforia post-elettorale s'è tramutata in disillusione. L'aria che si respira nella Città Bianca è tesa. I serbi non vorrebbero concedere la resa, eppure, forse ancor prima dei loro politici, paiono abbandonarsi all'ineluttabile idea della secessione kosovara. Non più sospesi all'incertezza, sono oramai consci d'esser stati parte in causa senza alcun diritto di replica, attori non protagonisti di un più esteso piano strategico-economico, dimenticati dalla reticenza di un'Europa troppo distratta per cogliere le reali conseguenze del distacco. Alexandra Javarone |
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Ragionpolitica, periodico on line n.251 del 12/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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