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numero 280
6 marzo 2008
 
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Popolo versus burocrazie

di Raffaele Iannuzzi - 13 febbraio 2008

La nuova frontiera del Pdl è già chiara. E' chiaro l'orientamento sistemico che l'avversario dovrà avere, cioè che il Pd dovrà tenere e mantenere - l'assetto bipolare/bipartitico come asset strategy -, ma è necessario chiarire la rete dei legami tra i poteri finanziari ed istituzionali che si sta preparando alla nuova fase politica. Assunto dunque l'asse Pdl versus Pd e premessa la tesi secondo la quale non vi è più spazio per le formazioni minori, la partita - occorre esser chiari su ciò - non sarà giocata soltanto dalle schermaglie fra i due contendenti, Berlusconi e Veltroni, e non sarà neanche decisiva la prospettiva di future alleanze e/o di grandi coalizioni. Il nodo è, invece, la cornice che si sta delinenando in Italia, con De Benedetti, Profumo e Passera, cioè tre agenti del mercato finanziario-bancario, che si dichiarano apertamente a favore del Pd veltroniano. Il che non è uguale a zero. Perché i governi - qualunque governo - oggi non sono più in grado di regolare le crisi strutturali del mercato finanziario e i risvolti di una recessione già in stato nascente come quella attuale potrebbe pesantemente condizionare gli assetti futuri del partito e dell'alleanza vincenti nella competizione elettorale - secondo tutti i sondaggi il Pdl e i suoi alleati.

Mettiamo insieme alcuni fatti. Già durante il tentativo istituzionale di Marini si sono verificati due casi su cui è necessario riflettere. Da un lato, abbiamo visto le forze sociali ed economiche in dialogo con Marini, alla pari delle forze politiche, con Montezemolo aperto sostenitore del presidente del Senato e già soggetto politico attivo. Non solo. L'ipotesi sul piatto era che non soltanto si arrivasse ad un governo di scopo, chiaramente non contemplato dalla Costituzione, ma anche che si regalasse, di fatto, un bonus fiscale agli elettori del centrosinistra, gli operai (almeno una parte di loro), come sostegno al salario. Un'operazione al limite delle possibilità di un governo, che dovrebbe essere definita da un assetto politico forte e stabile, dunque non nelle condizioni di un governicchio. Operazione già elettorale.

Due passaggi che hanno aperto la strada a nuove posizioni di questo tenore. Vediamo anche qui il dettaglio. Massimo D'Alema sta facendo il quarantotto per far ridurre le tasse agli operai. Una sensibilità che non aveva mai neppure accennato e che ora sta facendo il giro degli ambienti politici del centrosinistra. Perché? E' chiaro: così si tiene botta all'ondata negativa nei sondaggi e si dà il tempo al Pd, che ha un leader votato ai sermoni civili senza costrutto politico, come quello di Spello, di riprendere il filo rosso della tesi a dir poco grottesca secondo la quale, appresa la lezione del fallimento del governo Prodi a causa della coalizione priva di coesione interna, ora proprio i protagonisti di quel fallimento sarebbero in grado di condurre fuori dalla crisi il Paese. L'ha osservato con la solita acutezza Tremonti e credo che l'osservazione debba aprire la strada ad un modo di comunicare la nostra proposta assai più marcatamente alternativo a questa fragile visione del Pd veltroniano. Un Pd ancora ostaggio di «prodismi», tant'è vero che Veltroni, anche a Spello, non ha potuto far altro che tessere le lodi di un governo che, pur avendo una maggioranza politica così criticata e detestata, eppure, chissà come mai, ha fatto cose buone per l'Italia. Una falla gigantesca nella retorica politica del Pd, che spero venga adeguatamente sottolineata in campagna elettorale.

Ecco, questo Pd veltroniano, ostaggio ancora una volta di Prodi, ha il sostegno di Almunia, di De Benedetti, di Profumo e di Passera. Cioè, in sostanza, dell'eurocrazia e dei poteri finanziari e bancari. E, con il bancocentrismo italiano, questo rilievo non è secondario. Il caso di De Benedetti è emblematico. In un'intervista al Riformista, l'ingegnere che ha mandato al fallimento l'Olivetti denuncia gravi ritardi e limiti strutturali del sistema-paese, lanciando la solita scoperta dell'acqua calda, che sono le liberalizzazioni (fallite da Bersani), insieme ad un'apologia dell'Europa e del governo Prodi che ha massacrato le famiglie italiane con l'eurotassa mai restituita ai cittadini. Allora, secondo De Benedetti, l'Italia teneva ed aveva fiducia nella politica, tant'è vero che - dice lui - gli italiani l'eurotassa l'hanno pagata volentieri. Ora c'è invece una difficoltà e soltanto il Pd è in grado di risolverla, come non si sa, ma è chiaro che questo mantra è anche quello di pezzi dell'eurocrazia e delle élites italiane, ancora oggi fieramente antiberlusconiane, nonostante il clima da «addio alle armi», peraltro tutto da verificare. Questo è il contesto, la cornice politica che, dall'esterno del tritacarne delle mosse e contromosse interne al sistema dei partiti, si sta preparando a disinnescare la vittoria prossima ventura del centrodestra.

Di conseguenza, la campagna elettorale dovrà volgersi ai soggetti che hanno reso forte Forza Italia e renderanno ancora più forte il Pdl: il popolo, i senza potere, gli esclusi dall'establishment e tutti quei professionisti fuori dai grandi giochi delle banche e della finanza, che oggi pagano pegno con il mancato accesso al credito voluto da Basilea2, con tanto di ratificazione di Bankitalia. La novità consiste nella strategia che contrappone questi soggetti produttivi ed esclusi all'alleanza delle burocrazie, parassitarie e fortemente incluse nei giochi veri della finanza mondiale. La microeconomia del popolo contro la macroeconomia dei potenti, tutti di sinistra.

! Raffaele Iannuzzi
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