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Casini in vista dopo il caso Cuffarodi Francesco Natale - 15 febbraio 2008 Ancora una volta non abbiamo capito che cosa voglia fare Pierferdinando Casini. O, meglio, sappiamo perfettamente che cosa vorrebbe fare e diventare, cioè prendersi quel ruolo di regista occulto della politica italiana che fu del senatore Andreotti. Ma, di fronte all'impossibilità sia oggettiva (i tempi sono cambiati) che soggettiva (nel bene o nel male Andreotti ha sempre dimostrato un'intelligenza politica notevole... Casini è ancora sotto esame - diciamo così) di conseguire tale ruolo da italico Richelieu, non comprendiamo perché si affanni a ricercare la famosa «erba voglio» che, come tutti - tranne lui - sanno, non esiste. Emblematico l'invito/precetto rivolto all'Udc dal Cavaliere: o dentro o fuori, lasciando lo spazio, nel secondo caso, per una eventuale intesa tecnica sui programmi a elezioni avvenute, situazione dalla quale l'Udc trarrebbe comunque pochissimo giovamento a livello di visibilità, nomine, capacità di incidere effettivamente sulla politica del futuro governo. Del resto, come abbiamo visto in passato, l'ipervalutazione del peso politico degli alleati non ha pagato: un partito che solo grazie all'effetto traino di Forza Italia ha raggiunto la soglia del 6% ci ha regalato parlamentari quali Follini e Tabacci, ovvero soggetti eletti da cittadini di centrodestra che hanno svolto in maniera sistematica azione di sabotaggio nei confronti del proprio schieramento di appartenenza, fino a sconfinare, come accaduto di recente, dall'altra parte della barricata. Anche in questa logica, quindi, si colloca il piano di fusione tra le forze della ex CdL. Non solo: l'Udc sta pagando e pagherà un prezzo pesantissimo per quanto accaduto recentemente all'ex governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, personaggio discusso (se a torto o a ragione non sta a noi discuterne qui) ma comunque dotato di un seguito notevolissimo e di una capacità politica più che rispettabile, tant'è che è in gran parte grazie a lui se alle politiche del 2001 il centrodestra in Sicilia fece en plein, non lasciando neanche un collegio al centrosinistra. Cuffaro, da solo, era la cassaforte di metà dei voti dell'Udc, che in Sicilia raccoglieva tra il 2,5 e il 3% di quel 6% sul nazionale. E' facile immaginare, poiché insito nelle umane cose, che la caduta ex abrupto di Cuffaro, nonché gli screzi di quest'ultimo con alcuni alleati del centrodestra, ridimensionino pesantemente per l'Udc lo scenario siciliano, con conseguenze in gran parte imprevedibili, ma che nel caso peggiore potrebbero più che dimezzare il peso politico del partito di Casini. A questo aggiungiamo la scissione della corrente di Giovanardi, confluita, come era naturale del resto, in Forza Italia. Quindi, nell'ambito del centrodestra, l'Udc è forse l'unica forza che è pesantemente decresciuta in consenso e che ha visto, vuoi a destra vuoi a sinistra, la diaspora più corposa oltre che la decapitazione, tutta prodiana in verità, del suo alfiere più combattivo e seguito, ovvero Cuffaro. Pensa davvero Casini, a questo punto, di avere ancora la medesima forza contrattuale che aveva nel 2001? Nel caso, sarebbe nuovamente l'unico a pensarla così. Sbagliando, naturalmente.
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Ragionpolitica, periodico on line n.251 del 12/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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