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Rialzati, Napolidi Armando Pannone - 13 febbraio 2008 Perché la Regione Lombardia funziona e la Regione Campania no? Perché, per i giovani napoletani, Milano è la California e Napoli è il Bronx? Le domande, amare, si affacciano alla mente guardando le scene di entusiasmo dei milanesi che, a piazza San Babila acclamano Silvio Berlusconi alla vigilia di questa storica campagna elettorale. Vetrine scintillanti, gente consapevole che partecipa. Si tocca con mano come in questa città la democrazia tocchi il suo vertice, l'eccellenza. Scene che fanno tragicamente da contraltare a quelle della gente di Napoli, che pure avrebbe le stesse potenzialità, per storia e cultura. Invece, la Tv ci rimanda immagini di persone esasperate, indignate, che gridano dai microfoni la loro rabbia impotente. Sullo sfondo, cumuli di rifiuti che deturpano una città unica per bellezza e ospitalità. Qualcosa sta cambiando, lentamente, in questi giorni. Le scuole stanno facendo la loro parte, così come la Chiesa, sulla spinta pastorale energica del cardinal Sepe, invitando gli studenti, i giovani e tutti i cittadini alla raccolta differenziata. I napoletani stanno partecipando con convinzione, supplendo con la personale buona volontà ai disastri causati da altri. Un buon segnale. Tardivo, ma importante. Basterà a salvare l'immagine della città alla vigilia di una stagione turistica che già appare disastrosa agli occhi degli operatori del settore?Difficile fare previsioni. Nel frattempo, si sprecano gli inviti a non drammatizzare, a guardare con altri occhi la realtà. E' vero, inutile piangersi addosso. Non è giusto, però, ribattere puntigliosamente le accuse di inefficienza, rovesciare sugli altri ogni pur minima responsabilità e negare ostinatamente la crisi di una metropoli che colleziona maglie nere in ogni statistica. Si va dunque al voto e queste premesse peseranno sulle scelte dei napoletani alle urne. Impensabile che si facciano incantare ancora da sirene antiche che sussurrano di progresso, di lotta alla disoccupazione ed al degrado, di decollo economico e sociale. Suadenti litanie di una sinistra che per quasi quindici anni ha retto e regge le sorti cittadine, provinciali e regionali. Se così fosse, sarebbe il suicidio collettivo di un'intera Regione. I campani perderebbero l'appuntamento con la storia nuova del Paese, con la svolta liberale del Popolo della Libertà che sta rivitalizzando l'Italia. Il partito Democratico non rappresenta certo il nuovo . E' un'operazione coraggiosa, in linea con i tempi, esemplificativa della politica ma priva dell'autentico slancio popolare che innerva il Popolo della Libertà. A Napoli la sinistra non è riuscita a risolvere, semmai li ha ingigantiti, i mille problemi che la angustiano, così come nell'intera Regione. Non ci si può proporre come il nuovo che avanza, solo cambiando nome o rendendo più civettuolo il simbolo. La Lombardia va, la Campania no. I fatti dicono questo, il resto è propaganda o malafede. Il trend può essere invertito anche qui, nella ex capitale del Sud, a patto che i cittadini prendano atto della realtà e con umiltà decidano di cambiare scenario o fondale, visto che parliamo di abissi dai quali riemergere. Non si è napoletani soltanto nel difendere a spada tratta la città anche quando tutti possono testimoniarne il declino. Si è napoletani, anche e soprattutto, quando si ammettono gli errori e si cerca di porvi rimedio. La gente, in queste giornate tragiche ed umilianti, sta prendendo coscienza del proprio ruolo civico e riappropriandosi della perduta dignità. L'orgoglio del popolo delle Quattro Giornate ridurrà ben presto il gap con le altre realtà economiche e produttive del Paese, a patto che si cominci dalle urne a desiderare, fortemente desiderare, il cambiamento. L'occasione di liberarsi di una sinistra che ha lasciato indietreggiare la Campania nella sua lunga permanenza al potere è di portata storica. Il Paese lo richiede, perché l'Italia, riemergendo dalla crisi, non può permettere che Napoli langua in un inferno rosso. Non è tempo di intellettuali e di tecnicismi elettorali, di manovre personalistiche e di individualismi nocivi alla vera missione politica di questi mesi: ridare entusiasmo all'Italia, risolvere i problemi reali dei cittadini e delle famiglie. E' tempo di passione popolare, di genuina voglia di fare. Per questo la sinistra sarà sconfitta: perché sul terreno delle soluzioni ai drammi delle persone ha saputo solo rilanciare opzioni ideologiche, lontane dai bisogni e dal modo di pensare della gente. Il Partito Democratico spera in un rilancio nel Paese ma Napoli, l'immagine deturpata di una meraviglia del Mediterraneo, pesa come un macigno sulle sue ambizioni di premiership del Paese. E' Milano l'immagine vincente ed entusiasta di una nazione che vuole tornare a vivere, a sognare, a sorridere. Milano è intimamente legata a Silvio Berlusconi, alla sua immagine ed a quella degli altri leaders di una coalizione che davvero è l'anima del popolo italiano. Alle urne, dunque, napoletani, con la speranza nel cuore e la libertà nell'anima. Rialzati, Italia. Rialzati, Napoli. Forza, Popolo della Libertà. A Napoli più che mai.
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Ragionpolitica, periodico on line n.251 del 12/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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