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Sarà vera svolta? La parola agli elettori

di Aurora Franceschelli - 15 febbraio 2008

La XV legislatura ha messo in evidenza le lacune di un sistema politico, quello italiano, il cui governo si è delegittimato, implodendo, proprio perché non rappresentava il volere della maggioranza, ma semplicemente lo specchio degli egoismi particolaristici e consociatìvi racchiusi nella coalizione che lo ha espresso. Sono stati i partiti minori i veri deus ex machina del governo Prodi, sono stati i cosiddetti «nanetti», con l'appoggio dell'ex presidente del Consiglio e attuale presidente del Pd, a imporre, con veti incrociati, una politica che ha scavato un vuoto profondo nel nostro tessuto sociale ed economico, ingigantendo la spesa pubblica. D'Altra parte, la realtà lo dimostra, sono proprio i sistemi politici più frammentati a costituire il peggior moltiplicatore della spesa dello Stato e, in un momento delicato per il Paese come quello attuale, gli elettori dovrebbero prenderne atto, maturando profonde riflessioni prima del voto.

Sono le criticità espresse dalla scorsa legislatura, dove l'arco parlamentare faceva fatica a contenere le innumerevoli e infinitesimali formazioni politiche che pullulavano nel suo lato sinistro, che ora stanno imponendo un giro di boa, una sorta di cambiamento di pelle dell'architettura del sistema partitico volto a semplificare e snellire la composizione politica del nostro arco parlamentare.

In questa legislatura il nostro Paese ha raggiunto la cifra record di 39 partiti presenti in Parlamento: ora, alla luce di questo dati, non poteva non imporsi una svolta. Una scossa che, per la sinistra, con la nascita del Partito democratico, era assolutamente esiziale, pena il rischio di infrangere il sogno della formazione di una sinistra moderna e capace di sdoganarsi da un passato e da un'ideologia che la storia ha seppellito ormai da tempo. Dall'altra parte Berlusconi ha compiuto una scelta che coltivava ormai da parecchio tempo, molto prima che si prospettasse la nascita del Pd: quella di unire il popolo che si riconosce nelle scelte di un centrodestra moderato, liberale e attento a salvaguardare il principio della tutela delle nostre tradizioni occidentali in un unico organismo politico. Questo popolo aveva già dimostrato di essere un tutt'uno sia in occasione della manifestazione di Piazza di San Giovanni a Roma, il 2 dicembre 2006, sia in occasione della raccolta di firme, nel dicembre scorso, per dar vita al Popolo della Libertà: la scelta di Berlusconi, dunque, non è stata un'operazione condotta dall'alto, ma una scelta democratica, dettata dal popolo della libertà.

A differenza di quanto accaduto a sinistra, dove il Partito democratico è stato imposto dalla nomenklatura, attraverso un'operazione verticistica, per creare un progetto politico rinnovato e più al passo con i tempi, ciò che è accaduto a livello del centrodestra appare come un processo naturale. Persino il 72% dell'elettorato dell'Udc, come testimoniato da un recente sondaggio, e malgrado la riluttanza del suo leader, vorrebbe confluire nel PdL. Anche a livello locale diversi amministratori hanno abbandonato il partito di Casini per aderire al nuovo progetto di partito unico.

Berlusconi, dunque, non ha fatto altro che assecondare il bisogno popolare di semplificazione del sistema politico: saranno gli elettori, il 13 e 14 aprile, ha decretare o meno la svolta verso un sistema politico tendenzialmente bipartitico. Sarà il responso delle urne ha ratificare o meno la scelta di aggregare le forze politiche in due soggetti princiapali. Gli italiani, dunque, avranno una responsabilità enorme quando si recheranno a votare: se le due formazioni principali, PdL e Pd, saranno in grado di coagulare attorno a sé consensi largamente maggioritari all'interno delle loro aree politiche di riferimento, vorrà dire che i cittadini, oltre a decretare un vincitore, avranno sanzionato la sconfitta di un modello di organizzazione della politica eccessivamente frammentario e poco rispondente alle esigenze rappresentative di un sistema democratico, dove a governatre non possono e non debbono essere le minoranze, ma una maggioranza chiara e definita.

! Aurora Franceschelli
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