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I fiori della discordiadi Anna Bono - 15 febbraio 2008 In Kenya i danni economici causati dalla crisi politica e sociale in atto sono enormi. Un calo del 90% delle presenze turistiche ha fatto perdere il lavoro a migliaia di persone. Uno dei settori più a rischio è l'industria dei fiori da taglio per il mercato europeo. La raccolta e la spedizione dei fiori recisi non ammettono ritardi, ma dall'inizio dei disordini scoppiati all'indomani delle contestate elezioni generali la manodopera scarseggia, messa in fuga dalle violenze etniche, e molte strade sono insicure e a volte impercorribili. Per questo i coltivatori kenyani, preoccupati della concorrenza della vicina Etiopia, ricorrono a scorte armate e a voli speciali per non perdere le vendite e hanno moltiplicato gli sforzi soprattutto con l'approssimarsi della festa di San Valentino che incrementa la richiesta, in particolare di rose rosse. In verità, anche in tempi normali, quella dei fiori recisi è un'attività mal vista, almeno in certi ambienti. La Women Workers Association, un'associazione kenyana che difende i diritti delle donne, l'ha addirittura definita una «nuova forma arrogante di colonialismo» e gli ecologisti della Elsamere Foundation di Naivasha ne deplorano l'impatto negativo sull'ambiente sia per la quantità d'acqua necessaria alle colture sia per l'uso a loro dire sconsiderato di pesticidi. Come se non bastasse, l'industria floreale sarebbe nata solo per sfruttare manodopera e risulterebbe priva di vantaggi per l'economia del paese, anche se questo è difficile crederlo, considerato che ad essa devono il lavoro più di 100.000 persone (700.000 con l'indotto). Non ne dubita tuttavia il missionario no global Alex Zanotelli che si è fatto da tempo portavoce di una campagna di boicottaggio dei «fiori del male», simile a quella organizzata contro i «diamanti insanguinati» della Sierra Leone e della Liberia. Del tutto esenti da tali critiche sono però le rose destinate al «commercio equosolidale» - stelo 40 centimetri, disponibili in quattro colori: rosso passione, rosa giovinezza/amore appena nato, arancio gioia/allegria e bianco purezza/innocenza - che invece andrebbero acquistate a dozzine perché è garantito che non inquinano, non sfruttano e assicurano sviluppo sostenibile. Ma su questo non tutti sono d'accordo perché, anche per le rose equosolidali, come per le altre, c'è il problema dell'inquinamento atmosferico e del consumo di energia da trasporto. Le separano purtroppo dai consumatori migliaia di chilometri che devono per forza essere percorsi in aereo, per evitare che appassiscano prima di arrivare a destinazione: e un aereo consuma 40 volte più di una nave, ammoniscono gli ambientalisti, e contamina di anidride carbonica direttamente l'alta atmosfera. Il fattore trasporto naturalmente non riguarda solo i fiori del Kenya. Il calcolo delle food miles, le miglia percorse, specie se in aereo, va applicato per misurare i danni ambientali di qualsiasi prodotto. Difatti in certi supermercati europei tutte le merci fabbricate a grande distanza e trasportate per via aerea già portano i cosiddetti «airplain stickers», dei contrassegni a forma di aeroplano per informare la clientela del contributo al global warming che il loro acquisto comporta. Con tutte le sue buone intenzioni, è quindi proprio il commercio equosolidale, di rose kenyane e di qualsiasi altro prodotto, a rischiare di finire nel mirino delle campagne ambientaliste per la tutela della natura. Al momento, infatti, tratta principalmente merci che devono attraversare mezzo mondo per raggiungere i consumatori, provocando superflue emissioni di anidride carbonica, tanto meno ammissibili dato il carattere voluttuario di gran parte dei prodotti commercializzati, che contrasta anche con le esortazioni no global a stili di vita più sobri e parsimoniosi. A regola, andrebbe del tutto sospeso, in attesa di potersi rivolgere ai mercati locali. Natura e diritti umani: prima o poi si aprirà una frattura, difficile da sanare, nella finora compatta coalizione noglobal antioccidentale di cui ecologisti ed equosolidaristi fanno parte.
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Ragionpolitica, periodico on line n.251 del 12/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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