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Le separazionidi Gianni Baget Bozzo - 15 febbraio 2008 Cambia la politica italiana. Il referendum, che voleva proporre la concentrazione del premio di maggioranza sul maggiore partito, si è attuato nei fatti. E si è attuato con due rotture: quella del Partito Democratico con la sinistra e quella di Berlusconi con Casini. Sono due rotture diverse. La prima è ideologica, dovuta al concetto che la sinistra è un valore, una differenza etica. Aver pensato in passato o pensare oggi alla rivoluzione in qualche forma è un segno di nobiltà morale, un distintivo dello spirito: aver desiderato che la realtà fosse conforme al desiderio e non il desiderio alla realtà. Che cosa sia il Partito Democratico dopo la rottura con Prodi e con Bertinotti è difficile a dirsi. Prodi rimane il presidente del partito e Parisi e la Bindi capi-corrente; tuttavia il governo di liberazione nazionale contro Berlusconi non è riuscito nel suo intento. In realtà, tutta l'operazione-Veltroni pare concepita per arrivare ad una soluzione che si è imposta come immediata: non nel 2009 con le elezioni europee, come previsto, ma nel 2008, come voleva Berlusconi. La Sinistra Arcobaleno esce segnata dal dramma di Napoli, visto che l'arcobaleno indica il ministro dell'Ambiente, coinvolto nel disastro per la sua ostilità al collocamento, nell'area campana, di un impianto di smaltimento dei rifiuti. Non c'è più il movimento dei no global, cadono i centri sociali, anche i pacifisti perdono smalto di fronte alla dura realtà quotidiana della vita. L'antagonismo non è più di moda e anche Bertinotti ha difficoltà a creare immagini e linguaggio. Ma senza la sinistra, in che senso il Pd è di sinistra o di centrosinistra, tanto più che esclude l'unica sigla storica legata al centrosinistra, cioè i socialisti italiani? Nel centrodestra il problema non è ideologico, investe una questione di personale politico. Può l'Udc ricevere i voti del centrodestra e porsi come politicamente differente dallo schieramento che la elegge? Certo, si può dire che esista una «questione cattolica»: sia Casini che Ferrara, in modo opposto, la pongono. Ma il «bene comune», per usare una parola cattolica, richiede che il paese si divida in due schieramenti maggiori, come accade negli altri Stati europei, e che la questione cattolica, come la questione della sinistra, cessi di essere differenza ideologica e si ponga all'interno delle differenze politiche. Non è possibile governare lo Stato senza un consenso bipartisan, anche se non sarà forse immediato il governo delle larghe intese. Ma il consenso dei due partiti maggiori è un punto di riferimento della politica e delle istituzioni e, quindi, prima o poi, del governo.
pubblicato su La Prealpina |
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Ragionpolitica, periodico on line n.251 del 12/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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