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Cinque strumenti per la campagna elettoraledi Raffaele Iannuzzi - 16 febbraio 2008 E' necessario prendere al volo alcune opportunità che la campagna elettorale ci sta mettendo sotto gli occhi. Primo: pochi sembrano essersi accorti che noi possiamo vantare fin d'ora una vittoria strategica, avendo costretto Veltroni a mettere giù un programma che sembra la fotocopia del nostro, con meno rigore e meno precisione. Dalla riduzione delle tasse, senza tener conto del solito pretesto del rigore sulla spesa pubblica, alla politica delle infrastrutture senza i veti incrociati. Questa è la nostra visione e Veltroni, che non ha idee e che guida un partito senza valori e identità, non può che pescare nel nostro bacino intellettuale e culturale. Secondo: è caduto il primo dogma dell'innovazione del logo Pd, infatti oggi Di Pietro è legato a Veltroni e non esiste più il cosiddetto «coraggio» di andare da soli, sbandierato in una sorta di retorica da «sfida all'Ok Corral». Caduto questo pregiudizio, che rischiava di affaticare la campagna elettorale alla ricerca di qualche contenuto davvero innovativo da parte del Pd, l'unica vera novità siamo noi. E' un elemento che deve essere assai più enfatizzato e valorizzato. Terzo: il governo Prodi uscente sta inciampando, e con esso il Pd veltroniano, sulle nomine. Rimando sul tema ad un'intervista a Brunetta pubblicata su L'Espresso, che apre uno squarcio importante di risoluzione della querelle anche sul piano metodologico. Ma una cosa è certa fin d'ora e non può passare sotto silenzio durante la campagna elettorale: Prodi sta facendo il furbo, da buon boiardo di Stato, anche questa volta e, con la scusa del modello bipartisan, sta cercando di mettere il cappello su tutti i nomi grossi dei manager di Stato. Un comportamento alquanto disonorevole per un ex premier, ma quel che conta maggiormente è la sua valenza di cifra politica, buona ad un riesame delle regole per nomine di questa importanza. Proposta: che faccia tutto il nuovo governo in carica, sentita l'opposizione e gli stakeholders. I nomi saranno valutati dal nuovo esecutivo. Quarto: Veltroni è sempre più in imbarazzo sul governo Prodi. Da un lato è costretto a difenderne l'operato, dall'altro può fare ciò, con una notevole dose di audacia retorica, solo distinguendo Prodi dalla sua maggioranza. Un ragionamento che non sta né in cielo né in terra. Questo è un punto sul quale colpire duro. Bene ha fatto finora Berlusconi a sottolineare «il Pd di Prodi», inducendo a ciò che si chiama, nella strategia comunicativa, «ancoraggio»: nomini il personaggio e si porta dietro con sé tutti i mali dell'Italia. Perfetto. Su questo punto occorre non lasciare margini a Veltroni per artificiose e fittizie distinzioni. Quinto: Berlusconi ha in mano un'arma in più, che dovrebbe utilizzare con efficacia, come lui sa fare soprattutto nei momenti caldi della battaglia. L'arma è uno stralcio del discorso del presidente della Repubblica Napolitano alla seduta del Csm. Lo riporto per intero: «E', infine, parte importante del senso del limite non sentirsi investiti in missioni improprie: il magistrato non deve dimostrare alcun assunto, non certamente quello di avere il coraggio di "toccare i potenti", anche contravvenendo a regole inderogabili. Né può considerarsi chiamato a colpire il malcostume politico che non si traduca in condotte penalmente rilevanti. La sola, alta missione da assolvere è quella di applicare e far rispettare le leggi, attraverso un esercizio della giurisdizione che coniughi il rigore con la scrupolosa osservanza dei principi del giusto processo, delle garanzie di cui hanno diritto tutti i cittadini». E' la fine dell'assioma ideologico della magistratura versus la politica, come indirizzo fondamentale del potere giudiziario autonomo dall'osservanza della Costituzione. Napolitano qui ci dà in mano un'arma impropria fino a ieri: ci restituisce la nostra idea di legittimo ruolo della magistratura, ma, facendolo dal massimo ruolo dello Stato, consente di spingere a fondo questo spunto e di cavarci fuori dalla ragnatela del fair play ovattato, che danneggia la nostra mission politica e ottunde la nostra visione etico-politica, dalla parte del popolo versus le burocrazie organizzate contro di esso. La novità di questa campagna elettorale si realizzerà quando noi avremo il coraggio di affermare che l'unica vera novità è l'uscita dallo stato di crisi sistemica nella quale il governo Prodi, con il concorso di tutte le sinistre, incluso il Pd veltroniano, ha infilato il Paese. L'unica novità è dunque, in primo luogo, contenuta nella celebre frase: «Il re è (finalmente) nudo».
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Ragionpolitica, periodico on line n.251 del 12/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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