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Dietro le parole nientedi Raffaele Iannuzzi - 20 febbraio 2008 I 12 punti del programma del Pd, scanditi da Veltroni come la sostanza del «nuovo corso» politico al servizio dell'Italia, sono mutuati dal centrodestra, ma con qualcosa in meno: la radice culturale. E, per ciò, la radicalità politica. I nodi della crescita, senza la quale non può esservi giustizia sociale, e della riduzione delle aliquote fiscali non sono inseriti in una visione unitaria di paese e di sviluppo economico. E' la solita deriva retorica, figlia del dio minore della politica, alla quale la sinistra post-ulivista ci ha abituati: dietro le parole, niente. A quest'operazione interamente retorica e da scolaretti che orecchiano qualche motivo musicale, pretendendo poi di comporre canzoni di successo, si aggiunge o addirittura si sovrappone la candidatura di Colaninno Junior e di altre personalità di grandi famiglie borghesi di quel capitalismo dei garantiti che poco o niente ha a che fare con il rischio e l'intrapresa sotto lo schiaffo della concorrenza internazionale. Rampolli delle élites economiche come rampolli invecchiati sono, da sempre, i Veltroni e i D'Alema: i simili si attraggono. Un gioco di sovrapposizioni che spaccia l'immagine per la realtà. Il che non vuol dire che siffatta operazione non abbia margini, anche significativi, di incidenza. Pochi, per la verità, sull'elettore giovane, come scritto anche da Mannheimer sul Corriere, ma è sempre bene essere cauti nella prima fase della campagna elettorale. Perché molti fattori possono ostacolare un certo vantaggio competitivo, come si dice nel marketing strategico, oggi a favore del Pdl. Ma, per tornare al programma del Pd, è chiaro come il sole che si tratti di una congerie di temi e motivi che non si staccano da una radice statal-funzionalista che vale la pena approfondire. L'ha accennata Iuri Maria Prado su Libero sabato scorso. In sostanza: le tasse troppo elevate, oltre una certa soglia (diciamo il 33%, ma la flat tax farebbe galoppare molto di più l'economia), sono di per sé un'ingiustizia. Appunto: un'ingiustizia sociale. Che non può mai essere giustificata dalla funzione «sociale» legata al soddisfacimento del bene pubblico, la produzione e assicurazione dei servizi sociali. Le cose, nella realtà, non stanno così: quando si pagano troppe tasse, si supera una soglia psicologica e sociale che lede il patto di cittadinanza e il corretto rapporto tra lo Stato e i cittadini. Un vulnus pericoloso, destinato a perpetuare uno scollamento sistematico tra la macchina fiscale-burocratica e la società civile. Così la politica perde autorevolezza. Se poi l'economia non tira, siamo alla frattura quasi insanabile. La situazione italiana, generata dal governo Prodi, ha condotto l'Italia fino a questo punto. E la responsabilità è totalmente a carico della maggioranza di governo, dalla quale non sarà facile per Veltroni prendere le distanze. Questa demarcazione nefasta tra il settore pubblico e i cittadini è dovuta ancora una volta alla deleteria mania giustificazionista dell'uso della leva fiscale a fini sociali. E' l'argomento che, dal collettivismo burocratico dei paesi dell'est fino alla socialdemocrazia tedesca e in genere continentale, ha tenuto banco, erodendo l'ultimo margine di possibilità di edificazione di un welfare dei cittadini. Il welfare socialdemocratico, in ciò del tutto speculare a quello pensato da Veltroni, è di tipo funzionalistico-strutturale: il reddito individuale è totalmente al servizio del pubblico. E godere dei benefici economici prodotti dal proprio lavoro, in un clima di soddisfazione e benessere sociali, sembra ormai da anni un tabù in questo paese. Ecco la ragione dell'enfasi assoluta sul lavoro dipendente, con l'aggiunta dell'ipocrita iscrizione d'ufficio nelle liste dei «benemeriti» del Pd di Colaninno e di nuovi capitalisti in odore di Confindustria, il partito-ombra che detta legge in casa veltroniana. Una politica, questa, il cui indirizzo è sempre più marcatamente tecnocratico e succube dei poteri burocratici e parassitari. Alleanza delle burocrazie + retorica produttivistica = Pd veltroniano. Il Pdl dovrà contrastare questa truffa ideologica e politica con la chiave della libertà degli individui che contribuisce al benessere di un popolo. In sostanza: pagare meno, produrre tutti versus il «pagare meno, pagare tutti» di Veltroni. Che mette l'accento sempre su ciò che i cittadini devono allo Stato, poco o tanto che sia, e non su ciò che lo Stato, cioè la politica, deve ai cittadini. La libertà non ha bisogno di strutture statuali, ma di condizioni legislative per agire e di alleggerimento della morsa opprimente del settore pubblico sul corpo della società dei produttori. Sulle tasse, come si può agevolmente constatare, si addensano costantemente gli equivoci ideologici. Sempre provenienti dalla sinistra. Anche quando si imbelletta con coccarde confindustriali.
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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