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Secessione kosovaradi Alexandra Javarone - 20 febbraio 2008 Il Kosovo, come previsto, domenica ha dichiarato l'indipendenza. Secondo quanto stabilito dal documento predisposto dall'amministrazione di Pristina, il nuovo Stato «sarà creato sulla base del piano Ahtisaari», che aveva previsto per la provincia a maggioranza albanese un'indipendenza sotto la supervisione internazionale garantita da una missione europea destinata a prendere il posto della missione Onu. I kosovari celebrano trionfanti l'ultimo prodotto delle diplomazie internazionali, per il quale sono state organizzate manifestazioni, installati schermi giganti dai quali seguire in diretta tv la proclamazione d'indipendenza, preparate decorazioni patriottiche ed ogni sorta di baccanale mediatico. Tutto pronto, insomma, per prender parte alla «festa sorvegliata» e messa a punto per «un'indipendenza da sorvegliare» (così hanno scritto i quotidiani serbi). Il governo serbo condanna duramente la secessione kosovara ed annuncia una manifestazione popolare, indetta per il prossimo 21 febbraio. A Belgrado si sono già registrati i primi tafferugli di fronte all'ambasciata americana: migliaia di uomini sono scesi in piazza per manifestare il proprio risentimento contro una «dichiarazione illegittima sostenuta dall'amministrazione statunitense». Diversi i feriti fra i dimostranti, che, secondo alcune fonti giornalistiche, avrebbero ingaggiato una lotta contro la polizia dopo aver infranto le vetrate dell'ambasciata slovena (presidente di turno dell'Unione Europea). Anche a Mitrovica, enclave serba del Kosovo, un ordigno sarebbe stato fatto deflagrare davanti agli edifici che ospitano le rappresentanze delle Nazioni Unite e dell'Ue. Nonostante questi primi incidenti, peraltro prevedibili, il capo di stato maggiore serbo, Ponos, non prevede gravi ripercussioni sul campo. Il Dipartimento di Stato americano e gli organi Nato invitano alla calma facendo appello al buon senso, mentre la Russia, più che allarmata, si affretta a convocare il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, chiedendo un'azione immediata per annullare la proclamazione d'indipendenza kosovara: «La Russia s'attende che la missione dell'Onu in Kosovo e le forze Nato applichino immediatamente il proprio mandato annullando le decisioni del governo locale di Pristina, contro cui chiederemo l'applicazione di dure misure amministrative». Nonostante la prevedibile reazione di Mosca, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Pristina ostenta tranquillità e, ribadito l'impegno per uno «Stato democratico, pacifico e rispettoso delle minoranze», rivolge un chiaro appello affinché «tutti i paesi del mondo» riconoscano la secessione proclamata dal Kosovo. La verità è che il processo di stabilizzazione della provincia serba a maggioranza albanese non è certo giunto al termine dopo una dichiarazione d'indipendenza che, da sola, non potrà mai garantire sviluppo, democrazia e legalità al Kosovo. Presto i ventisette paesi dell'Unione Europea dovranno esprimersi sull'annosa questione del riconoscimento: Slovacchia, Grecia, Romania, Bulgaria, Cipro e Spagna, consci del rischio insito nel consentire un simile precedente internazionale, che nei fatti potrebbe innescare un pericoloso effetto domino, appaiono tuttora sfavorevoli, mentre Germania, Italia e Gran Bretagna, s'apprestano a concedere la propria approvazione. Alexandra Javarone |
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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