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L'etichetta e la realtàdi Gianteo Bordero - 20 febbraio 2008 Sentiremo nei prossimi giorni quale taglio Pier Ferdinando Casini darà alla sua campagna elettorale in solitaria, fuori dall'alleanza di centrodestra a cui, per quattordici anni, ha dato il suo sostegno. E' probabile che il leader dell'Udc imposti il suo appello agli elettori soprattutto sui temi dell'identità cattolica, cioè sui principi centrali della dottrina sociale della Chiesa, e che punti a presentarsi come l'unico, vero garante politico di tali temi. Casini riproporrà il centro come luogo ideale per la tutela dei valori cristiani, sostenendo che i credenti devono opporsi sia a una sinistra troppo sbilanciata sul laicismo che a una destra troppo «destra» e quindi troppo ideologica anche sulle questioni identitarie. Se sarà questo il refrain della campagna elettorale dell'ex presidente della Camera, deve essere chiaro sin da subito che si tratta, almeno per quanto riguarda la critica al Popolo della Libertà, di un gioco retorico privo di fondamento, volto ad ammaliare un elettorato credente pensato ancora, da Casini e dai suoi, come un monolite, un blocco unico di votanti pronto a dare ciecamente fiducia al partito della «etichetta» cattolica. L'inconsistenza dell'argomento usato dal leader dell'Udc per attrarre verso di sé la preferenza dei cattolici è dimostrata innanzitutto dal fatto che egli stesso, per molti anni, ha sostenuto apertis verbis e in numerose occasioni l'omogeneità di fondo del centrodestra per quanto riguarda i valori ispiratori dell'azione politica. Non si capisce come tale omogeneità abbia potuto di colpo svanire nel breve lasso di tempo degli ultimi giorni. Inoltre va rilevato che il Pdl, per bocca tanto di Silvio Berlusconi quanto di Gianfranco Fini, ha già chiarito che il suo orizzonte politico è quello delineato dallo statuto e dal manifesto del Partito Popolare europeo, al quale la stessa Udc appartiene. Dunque, parlare di «scivolamento a destra» del Popolo della Libertà è dire una menzogna, poiché il Pdl altro non fa che tentare di riprodurre finalmente anche in Italia ciò che da tempo succede in Europa, dove i valori del popolarismo non sono rappresentati da un centro alternativo ai due schieramenti, ma da partiti ed alleanze di centrodestra: così accade, ad esempio, in Germania, in Spagna, in Francia. Il fatto è che Casini, con le sue dichiarazioni, ripropone oggi un equivoco che per molto tempo ha impedito al quadro politico italiano di incamminarsi sulla via delle moderne democrazie europee: la coincidenza tra identità cristiana e partito cattolico di centro. Una linea, tra l'altro, che la stessa Chiesa ha dapprima criticato (con Giovanni Paolo II, al convegno ecclesiale di Loreto nel 1985) e quindi definitivamente abbandonato (dieci anni dopo, al convegno di Palermo), ma che il leader dell'Udc sembra invece voler oggi riprendere in toto. Come se, nel mezzo, non vi fossero stati il tramonto finale della Democrazia Cristiana, la nascita di un centrodestra popolare e moderato, cinque anni di governo Berlusconi che hanno dimostrato come partiti laici e non confessionali possano, con la loro azione, tutelare e promuovere appieno l'identità e le radici cristiane del nostro paese - Casini stesso lo ha riconosciuto più volte. Se cade la foglia di fico della «questione cattolica», appare con chiarezza il fatto che a muovere l'ex presidente della Camera, più che motivazioni di tipo ideale, sono necessità di ordine pratico che in alcun modo possono essere ammantate di nobiltà con il richiamo al «bene comune»: si tratta, in sostanza, del mantenimento del personale democristiano che si è raccolto attorno a Casini e lo ha seguito nella sua avventura; un ceto politico che, restio ad ogni novità e ad ogni slancio in avanti in direzione di un bipolarismo compiuto di stampo europeo, cerca in tutti i modi di ritagliarsi uno spazio di potere e di sopravvivere al nuovo corso inaugurato nel centrodestra da Silvio Berlusconi attraverso la nascita del Popolo della Libertà. Se, come il leader dell'Udc ha sempre sostenuto, è forte l'affinità di valori e di vedute di fondo con i partiti della ex CdL, non c'è altra spiegazione, oltre a questa, al rifiuto di Casini di entrare a far parte del Pdl. Egli, ovviamente, non lo potrà mai ammettere, e per questo è costretto a ricorrere ad altri argomenti, accusando ad esempio il Popolo della Libertà di ideologismo di destra. Ma se l'ideologia, come si suol dire, è la «falsa coscienza della realtà», è evidente chi sia, in tutta questa vicenda, il vero ideologo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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