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In Russia l'incognita è il dopo-votodi Gabriele Cazzulini - 20 febbraio 2008 Per anni l'ultimo giorno di Putin come presidente ha rappresentato anche l'ultimo giorno per credere nella stabilità del colosso russo. Riassunto delle puntate precedenti: Gorbachev liquida l'Urss solo per finire liquidato lui stesso dalla disintegrazione nazionalista. Ammainata la bandiera con la falce e il martello, viene issata la bandiera del capitalismo senza regole e della democrazia senza istituzioni forti. Risultato: oligarchia economica e anarchia politica. Arriva Putin a fare lo sceriffo col cinturone che sistema il far west al solo prezzo di restaurare l'antico regime - la falce col martello restano sepolti nella storia, ma l'autocrazia ritorna a splendere sulle cuspidi del Cremlino. Ritorno al presente. Quando Putin avrà sgomberato gli appartamenti presidenziali, che succederà? Questa è l'incognita che ha turbato le mille e una notte del mondo intero. Questa «x» è stata anche il perno su cui Putin stesso ha fondato parte della sua legittimità, specialmente a livello internazionale. Meglio un'autocrazia tranquilla che una democrazia esportatrice di disordine. Tutto è andato come da programma. Anche il post-Putin è stato risolto mettendo il nome di Medvedev nello spazio lasciato vuoto da Putin, che adesso ritorna da dove era venuto, cioè dal posto di primo ministro. Il cerchio si chiude a forma di quadrato? La risposta sembra negativa. La realtà è che nessuno può prevedere se e come funzionerà la nuova diarchia. La Russia non è matura per la democrazia. Ma la sua genetica autocrazia deve ancora collaudare questa insolita forma di potere basata sulla sostanza di un presidente depotenziato e di un primo ministro addirittura più prestigioso. Normalmente la domanda più immediata è chiedersi che tipo di presidente sarà Medvedev. In questo caso la domanda si sdoppia: che coppia sarà Medvedev-Putin? Il dato di fatto è che la Russia non può mantenere ancora a lungo la sua obliqua collocazione internazionale. Oggi Mosca dichiara a parole la sua orgogliosa ostilità verso l'America. Domani questa posizione dovrà tradursi in fatti, perché già oggi il Kosovo è indipendente, Praga e Varsavia sono pronte ad ospitare lo scudo missilistico americano e la Nato progetta l'ingresso di Kiev e Tbilisi nell'alleanza atlantica. Domani l'Iran avrà completato il suo programma nucleare e l'America avrà un nuovo presidente. Che cosa farà la Russia di fronte a quest'ondata di trasformazioni? Anche tenendo Putin in scena, l'incertezza resta, perché in un'autocrazia tutto dipende dal vertice. Se il vertice è fragile, l'intero sistema minaccia di crollare. Inoltre, se tutto il potere reale resterà nelle mani del presidente uscente, si creerà un collo di bottiglia per cui il centro decisionale si troverà dove non dovrebbe trovarsi. Se la vittoria di Medvedev è scontata, la vera partita per il potere si gioca dopo il voto.
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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