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Campagna elettorale, si scaldano i motori

di Andrea Camaiora - 20 febbraio 2008

La campagna elettorale sta per entrare nel vivo. Lunedì è partita la prima campagna nazionale affissione manifesti del Popolo della Libertà in due versioni. La prima, coordinata da Forza Italia (e dunque da Antonio Palmieri e Lucio Malan), prevede uno slogan semplicissimo: «La Sinistra ha messo il Paese in ginocchio: rialzati, Italia!». La forza di questa campagna sta nella sua chiarezza di fondo, confermato dall'ampio spazio concesso, nei mega manifesti sei metri per tre, al nuovo simbolo dei moderati e dei riformisti italiani, quello cioè del Popolo della Libertà - Berlusconi Presidente. Contemporaneamente Alleanza Nazionale ha predisposto l'affissione di altri manifesti nei quali, sopra un nastro tricolore che si stringe in un nodo, campeggia questa volta il motto «Più sicuri. C'è Alleanza». In realtà però non abbiamo ancora visto niente. Infatti, fino a quando non saranno completamente definite le candidature e depositate le liste non decollerà la campagna elettorale delle due forze politiche principali, il PdL e il Pd. E' intanto andato in scena, a Porta a Porta, il confronto a distanza tra Walter e Silvio. Un sondaggio Ipr Marketing dice, per utilizzare la sintesi scelta da Repubblica, che «Walter sposta più voti, Silvio è più simpatico. Walter Veltroni è apparso più credibile, convincente e sincero». Non avevamo dubbi. Il leader del Pd, secondo il sondaggio reso noto dal giornale di De Benedetti, avrebbe convinto più elettori di Berlusconi. Un miracolo visto che, come al solito, ha novellato al pari di monsieur de La Palisse, sciorinando un'interminabile serie di ovvietà. In ogni caso, appena sono stati disponibili i dati sull'audience delle due puntate, è stata subito battaglia tra Pd e PdL su chi avesse vinto. Più alto lo share di Berlusconi, più alto (appena 41 mila spettatori) il numero di persone che hanno visto Veltroni. Come sono andate le cose? Al di là dell'evidente pareggio nella sostanza, Berlusconi è stato penalizzato da due fattori: anzitutto la puntata con Walter è andata in onda 15 minuti prima di quella di Berlusconi; in secondo luogo c'è stato quello che potremmo chiamare effetto fiction che consiste nel fatto che la seconda puntata è sempre più seguita della prima. Il telespettatore si affeziona al primo episodio (quello con Berlusconi) ne parla il giorno seguente e attira l'attenzione anche di chi, non avendo potuto vedere la prima puntata, guarda la seconda. Forse forte della manciata di tv sintonizzate in più a favore di Walter, Europa ha chiosato: «Veltroni non è apparso mai così in palla come in questi giorni, in tv e fuori. La sua interpretazione della campagna elettorale sembra la migliore: leggera, a tratti scanzonata».

Al di là di un telespettatore in più o in meno, nelle prime apparizioni televisive da campagna elettorale il leader del centro destra ha funzionato. Eccome. E' apparso disteso, sereno e rassicurante. Ha parlato un linguaggio nuovo rispetto alla precedente campagna elettorale senza cedere al nuovismo. Ben diversa la performance di Veltroni a Spello, improntata a mostrare a tutti i costi un cambiamento. La scenografia scelta dallo staff del Pd è stata indubbiamente bella. Siamo certi che ricorreranno anche nelle prossime occasioni la bandiera nazionale e la presentazione individuale e solitaria di Veltroni, di volta in volta incorniciato in reali e affascinanti frammenti del nostro Paese. Se si guarda però oltre la forma ecco emergere tutte le debolezze del nuovo leader della sinistra. Anzitutto c'è il fatto che, per ironica coincidenza, l'omelia fratesca di Veltroni si colloca nell'Umbria di San Francesco e Santa Chiara. San Walter fa un elenco di buone intenzioni, fors'anche di fioretti, ma al medesimo tempo rivendica, soprattutto nella politica economica, le scelte del governo Prodi: non c'è che dire, gli italiani sono avvisati. Non c'è autocritica per l'azione del governo e della maggioranza.

Veltroni si presenta al popolo italiano senza chiedere scusa dei disastri compiuti dalla sua maggioranza. Sono assenti poi i valori: del resto sarebbe difficile parlarne, si finirebbe per scontentare o la Binetti o la Turco. Nessun cenno alla difesa della nostra cultura, dell'identità nazionale, alla difesa della vita, alla lotta alla droga. Veltroni è anche un leader smemorato: nel ricordo di chi e cosa hanno fatto grande l'Italia, non c'è spazio per De Gasperi, Fanfani e la Democrazia Cristiana. Non c'è memoria per Craxi, il Psi, i liberali, i socialdemocratici. Insomma, non una parola per chi ha avuto ragione dalla storia e costruito il Paese. In compenso, prosegue l'enunciazione della dottrina comunista che, da Togliatti a Berlinguer, a Occhetto celebra il mito della resistenza. Nel giorno del ricordo, il 10 Febbraio, Veltroni ha una buona parola per tutti tranne che per gli italiani trucidati e gettati nelle foibe dai comunisti slavi. In questi primi giorni di campagna elettorale però un dato è stato reso noto nell'indifferenza degli organi di informazione, anche di quelli con simpatie di centro destra, degli analisti e perfino dei politici (se si fa eccezione della portavoce di Forza Italia, Elisabetta Gardini, che ha contribuito a rompere, sia pure parzialmente, un vero e proprio muro di omertà): un recentissimo sondaggio Swg ha indicato le indicazioni di voto dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Ebbene, solo il 19% di questo spaccato di elettori sceglie il Pd, mentre un generoso 45,5% punta sul PdL. Decisamente un buon auspicio per i prossimi cinquanta giorni di marcia che attendono il Popolo della Libertà.

Andrea Camaiora

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