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Sempre lo stesso copionedi Aurora Franceschelli - 21 febbraio 2008 Fatti, non parole. Questo dovrebbe essere l'atteggiamento di chi, come Veltroni, sta affrontando la campagna elettorale ponendosi come il paladino di quello che lui definisce un progetto «nuovo». Ma il nuovismo di Veltroni non appare, ahinoi, surrogato dai fatti: la realtà che si sta delineando, infatti, è quella di un partito che, se da una parte, per voce del suo segretario, annuncia con fermezza di volersi presentare da solo alle elezioni, pena il fallimento della nascita di un nuovo progetto di centrosinistra, dall'altra trasforma il Partito democratico in una foglia di fico, dietro alla quale si ripresentano quelle componenti dell'ex maggioranza prodiana che, con le loro profonde differenze di visione politica, hanno contribuito ad affondare il Governo Prodi. Dopo aver «ingrassato» le fila del «nuovo» Partito democratico con il giustizialismo di Di Pietro, che già annuncia battaglia a Berlusconi (alla faccia dell'abbandono dell'antiberlusconismo), ora Veltroni imbarca nel suo progetto di «nuovo» anche i Radicali, i rappresentanti per eccellenza di quell'estremismo laicista che mal si concilia con il neo conservatorismo della Binetti. Si ripropone, dunque, un copione già visto, tanto più che i radicali, dopo l'accordo raggiunto durante la notte tra mercoledì e giovedì, per voce di Pannella hanno già descritto il cammino insieme al Pd come «una convivenza faticosa, laboriosa, difficile, ma importante». Si preannunciano, così, quelle vecchie coabitazioni che caratterizzarono il cartello elettorale di Prodi. Alla faccia del nuovo che avanza! L'inganno politico si nasconde dietro un piano di comunicazione, quello adottato da Veltroni, che, se dal punto di vista mediatico appare studiato nei minimi particolari, dall'altra, rappresenta uno specchietto per le allodole se non suffragato da un progetto che abbia un minimo di credibilità politica e di coerenza. L'arringa politica di Veltroni, tesa a porre l'accento sul nuovo che avanza, fa riaffiorare alla memoria il grido di battaglia di colui che fondò l'Ulivo, Achille Occhetto. Allora, come oggi (con l'implosione della sinistra), c'era bisogno, dopo la caduta del Muro, di un cambiamento che recidesse il legame con il passato e con il vecchio regime. La svolta della Bolognina doveva rappresentare la premessa di una «fecondazione unitaria da realizzarsi nel vivo di una comune esperienza di vita politica e sociale», secondo il pensiero di Occhetto, ma la crisi del primo governo Prodi affossò questo progetto. Ora Veltroni riparte dalla crisi del secondo Governo Prodi, a cui egli stesso ha sempre dato il suo sostegno, per realizzare quel «nuovo inizio» che, nella storia della sinistra, sembra non arrivare mai. E lo fa all'insegna della discontinuità nei confronti dello stesso Governo Prodi, «ma anche» del riconoscimento dei meriti del suo predecessore: questa è la «coerenza» di Veltroni? Che fine ha fatto la sua volontà di «far rialzare» la politica, se per politica si intende anche la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini? E' di mercoledì, infatti, la notizia che l'ormai defunto Governo Prodi, con le sue truppe arruolate del Partito democratico, ha lasciato decadere il decreto sulle espulsioni di cittadini comunitari per ragioni di sicurezza: un decreto, quest'ultimo, su cui tanto si era battuto, dopo l'episodio dell'omicidio di Raffaella Reggiani, l'ex sindaco di Roma per riparare alla sua politica fallimentare e che ora, invece, si è smaterializzato perché non è stato convertito in legge. Belle parole, dunque, quelle di Veltroni quando parla di «Nuovo inizio», «nuovo partito», «nuova politica», ecc., anche perché, se era realmente «nelle sue corde», una politica nuova avrebbe dovuto già realizzarla in una città come Roma. A dominare, nei fatti, ora che si candida a premier, è l'approccio di chi da una parte non rinnega la possibilità di rispolverare alcune «vecchie glorie» dell'ormai defunta coalizione prodiana e dall'altra non è capace di delineare una strategia che non sia presa a prestito da altri: Veltroni, infatti, per la sua campagna elettorale, prende spunto un po' da tutti. Non solo da Obama, ma persino dal suo avversario Berlusconi: e così, dopo aver riproposto alcuni dei programmi della politica economica presentati dal PdL, ha addirittura dichiarato che, se eletto, presenterà questi suoi punti di programma sotto forma di proposte di legge già nella prima riunione del Consiglio dei ministri, scimmiottando in tutto e per tutto ciò che aveva detto Berlusconi parecchi giorni fa. E' tutto qui il nuovismo di Veltroni?
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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