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numero 280
6 marzo 2008
 
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Kossovo

di Leonardo Tirabassi - 21 febbraio 2008

L'indipendenza del Kossovo pone tanti problemi quanti ne risolva.Innanzitutto suona come una sconfitta dell'Europa arrivata di nuovo all'appuntamento senza una posizione unitaria, divisa al suo interno fra entusiasti (si veda la Francia) e nettamente contrari. Anch'ora una volta, anche per le questioni che la riguardano in prima persona, l'Unione capace di discutere per mesi un'inesistente costituzione, arriva incapace a parlare con un unica voce. (Nella direzione, purtroppo, di una frammentazione di posizioni va non solo la diplomazia dei vari paesi aderenti, ma anche la stessa interpretazione suicida delle alleanze come dimostra il comportamento delle truppe NATO in Afghanistan dove sembra che sia possibile un'ermeneutica delle regole d'ingaggio). L'altro punto critico, forse però oggettivo, sta proprio nella sconfitta diplomatica ottenuta dai negoziatori europei che non sono riusciti nell'intento o di far accettare ai kossovari una posizione più moderata che non dispiacesse né alla Serbia né alla Russia o, al contrario, di far accettare l'indipendenza del Kossovo a Belgrado e Mosca.

A questo punto rimane sul piatto la sepoltura definitiva dell'idea di sovranità degli stati, della non ingerenza da parte di terzi negli affari interni e quindi dell'intangibilità dei confini. Non si tratta di piangere su qualcosa che non c'è più, di pretendere un'impossibile supremazia del diritto internazionale sulla forza e i cambiamenti della storia o di idolatrare un ruolo dell'ONU mai esistito (il consiglio di sicurezza era figlio della seconda guerra mondiale e non di nessuna idea di astratta giustizia). Così è dal crollo dell'ultimo impero, quello sovietico - si veda il dissolvimento dell'ex Jugoslavia e il bombardamento di Belgrado senza passare dall'ONU -, ma non è un caso che i problemi si pongano anche per quanto riguarda l'eredità coloniale, come in Iraq. Quello che urge è allora una riflessione all'interno delle cancellerie di come le organizzazioni internazionali, il diritto e tutti gli strumenti diplomatici debbano cambiare per far fronte a questa nuova situazione e inizi a riflettere pubblicamente sulle modalità in cui la comunità internazionale, possa mettere in discussione la sovranità degli stati. Oppure si lascia tutto ai rapporti di forza? A meno che, come notava giustamente Michael Sexton sul giornale The Australian del 19 febbraio "Birth of a nation depends on luck", la nascita di una nazione dipenda dalla fortuna, dal caso, dalle circostanze storiche. In che misura il caso del Kossovo è, per esempio, differente dalla regione Tamil nel nord dello Sri Lanka? La risposta è brutale. I kossovari sono stati fortunati ad aver davanti un oppositore come il serbo Slobodan Milosevic, che la loro causa sia stata protetta dalla Nato e sia stata usata come grimaldello per far sloggiare il regime serbo.

! Leonardo Tirabassi
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