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Cosa chiedono gli stranieri per investire in Italiadi Raffaele Boldracchi - 21 febbraio 2008 La capacitá di attrarre «Investimenti Esteri Diretti - IED» si trova, unitamente alla produttivitá ed alla capacitá di esportare, alla base della competitivitá di ogni sistema paese. In un contesto di elevate turbolenze finanziarie e di crescente competizione globale come l'attuale, la capacitá di attirare capitali esteri assume una valenza strategica di primaria importanza anche in ragione del fatto che, generalmente, ogni Euro di IED puó essere associato a circa cinque Euro di PIL aggiuntivo generando, quindi, un impatto positivo sulla crescita. Un paese come l'Italia non dovrebbe permettersi carenze in questa tipologia del «saper fare». Sfortunatamente, l'Italia non brilla per questa capacitá ed occupa posizioni di retrovia in ambito europeo anche se, almeno fino al 2006, avevamo assistito ad un andamento al rialzo del flusso degli IED. Come sottolineato nei mesi scorsi dall' «Osservatorio Siemens - Ambrosetti», l'Italia ha effettivamente mostrato questo trend al rialzo passando da una percentuale di IDE pari allo 0,9% del PIL (media 1998-2003), all'1,1% (media 1999-2004), fino ad arrivare all'1,2% del PIL relativo alla media delle performance registrate nell'intervallo 2000-2005, in concomitanza dell'ultimo governo Berlusconi. In attesa dei dati relativi al 2007, il trend é confermato dall'aumento, in valore assoluto, registrato tra il 2005 (circa 20 miliardi di USD pari a 16 miliardi di EUR) ed il 2006 (circa 40 miliardi di USD pari a 31 miliardi EUR) come confermato dall'UNCTAD www.unctad.org. A fronte di questa ripresa in valori assoluti, l'Italia é tuttavia scesa sotto il 15° posto nella classifica internazionale dei destinatari di IDE. Siamo sopravvanzati non solo dai nostri maggiori competitors quali Francia (circa 80 miliardi di USD nel 2006) o Regno Unito (circa 140 miliardi di USD nel 2006), ma anche da Spagna, Irlanda e Benelux. Un'analisi della locazione degli IDE mostra, impietosamente, l'esistenza di due Italie andando ad aggiungere argomenti ai propugnatori dell'esistenza di una irrisolta «questione meridionale» in Italia. Lombardia e Piemonte catalizzano, da sole, poco meno dell' 80% del totale di IED registrando performances degne di Baviera e Catalogna. Altrettanto significativo é il caso della Liguria che, nel 2006, é passata dal decimo al sesto posto in questa classifica nazionale. E' chiaro che le regioni meridonali sono ancora in grave difficoltá nell'attrarre IDE e, in questo modo, non sfruttano la possibilitá offerta dai considerevoli capitali in cerca di opportunitá d'investimento. Esaminando i settori che maggiormente attraggano gli IDE é anche possibile identificare lo scarso appeal del nostro settore industriale a vantaggio di quello commerciale. In effetti, circa il 50% delle imprese a capitale estero si colloca nel settore commerciale con un minore coinvolgimento in quello industriale dove, un po' a sorpresa, si distingue il settore chimico-farmaceutico. L'impressione é che gli interessi esteri tendano essenzialmente a concentrarsi nei settori commerciali puntando all'acquisizione di posizioni di controllo su un mercato assai interessante come quello italiano. Apparentemente, i grandi investitori internazionali vedono l'Italia non come un paese dove investire per sviluppare nuovi progetti industriali ma, piuttosto, come un paese con un grande mercato da sfrutture senza pensare a «Greenfields investments». Il ministro Bonino non ha avuto remore nel segnalare le difficoltá del Sistema Italia ad attarrre IED ma, apparentemente, non é riuscita ad identificare efficaci contromisure non avendo probabilmente identificato la totalita' delle cause di questo stato di cose. Come sottolineato in un suo intervento al «World Forum for Direct Investment di Bologna (6 Giugno 2007)», quello che occorrerebbe fare é cosí riassumibile: «(...) Una politica efficace di attrazione degli investimenti deve far parte di un approccio di sistema. Deve,cioè, essere connessa a monte, con le strategie di politica industriale e di sviluppo territoriale; e a valle, con le politiche di marketing territoriale e di promozione. In tale ottica occorre lavorare nei due sensi: in Italia, individuando un focal point, quale snodo centrale di riferimento amministrativo e «corner» di facilitazione e risoluzione dei problemi con i grandi investitori; e all'estero, con l'implementazione di una strategia di attrazione che abbia nelle nostre strutture diplomatiche e nell' ICE il punto di riferimento operativo». Secondo la Bonino, quindi, per attrarre maggiori IDE occorrerebbero strategie di sviluppo industriale e territoriale da integrarsi con politiche di marketing territoriale e di promozione puntanto su «focal point» per riferimento amministrativo in Italia e per gli uffici ICE e le nostre strutture diplomatiche all'estero. Purtroppo, quanto proposto, non é sufficiente. Il problema é, in effetti, assai piu' complesso e, per venirne a capo, occorrerebbe ragionare secondo quella «P.E.S.T. Analysis» che gran parte degli investitori esteri conducono per scegliere il territorio piú opportuno ai loro investimenti. Con «P.E.S.T. analysis» si indicano i quattro aspetti (i.e.: Politico - Economico - Sociale - Tecnologico) che contribuiscono a rendere un territorio piú attraente di un altro ad un potenziale investitore. Il quadro Politico viene analizzato, tra l'altro, in termini di stabilitá politica, di governabilitá, di ripartizione del potere decisionale tra sistema centrale, regionale ed urbano, dell'efficacia della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, della fiscalitá, della propensione alla stipula di accordi di partenariato pubblico-privato (PPP), dei progetti di privatizzazione, del rispetto dei degli impegni presi dai governi uscenti da parte dei nuovi governi, etc. Il quadro Economico viene analizzato sulla base del quadro macro-economico (in primis crescita del PIL, inflazione ed indebitamento su PIL), dell'accessibilitá al credito, dello sviluppo delle infrastrutture, della produttivitá settoriale, del costo dell'energia, etc. Il quadro Sociale comprenderá tutti gli aspetti relativi alla conflittualitá sociale, alla forza dei sindacati, alla corruzione, all'esistenza di micro-criminalitá e criminalitá organizzata, alla problematica salari/costo della vita, etc. Il quadro tecnologico, infine, fará riferimento all'accessibilitá di brevetti, alla disponibilitá di mano d'opera e/o quadri altamente qualificati, ai contatti universita/imprese, etc. E' su queste basi che un investitore decide - fatte le sue valutazioni in temini di studi di fattibilitá e business plan - se un certo investimento andrá fatto in Catalogna piuttosto che nel Galles, in Campania piuttosto che in Moravia o nella regione di Timisoara o nel Belize. Se andassimo a condurre una «PEST analysis» per un progetto in Campania, o in Sicilia o in Calabria, il risultato sarebbe assai poco incoraggiante per un investitore estero. Andremmo a fotografare il caso di una regione di un Paese dove il governo é caduto dopo appena 18 mesi per una forte conflittualitá interna, dove chiunque (a livello governativo o meno) puó, con qualche manifestazione di piazza, decidere di bloccare la messa in atto di progetti inerenti infrastrutture nazionali e/o urbane, dove la fiscalitá é ad un livello molto alto in paragone ai paesi confinanti o dove gli accordi «PPP» sono assai poco diffusi. In un paese che, a differenza dei paesi confinanti non cresce, con un elevato debito pubblico e con l'inflazione al rialzo. Un paese dove il costo del lavoro é a livello record e con una bassa produttivitá. Un paese ad alta conflittualitá sociale, con sindacati fortissimi e con una criminalitá organizzata capace di instaurare un notevole controllo territoriale con tutte le negative implicazioni del caso. «Italy's mess: how a lovely country became Europe's economic and political disaster zone». E' questo il titolo di copertina proposto - con cumuli di spazzatura partenopea in primo piano - nel numero in edicola dal 25 febbraio, dalla rivista americana «Newsweek». E' indubbio che questo titolo ("Il casino dell'Italia .....") metta l'accento sul declino economico italiano senza peró non sottolineare alcune disavventure del governo Prodi. Come anche confermato dal Ministro Bonino al convegno bolognese del giugno scorso sugli investimenti diretti, le vicende di Autostrade, Telecom e Alitalia hanno instigato nella comunitá internazionale la percezione, magari sbagliata, di un paese poco aperto agli IED. In aggiunta, le vicende del ponte sullo stretto, o della TAV, o dello scandalo spazzatura della Campania, o dei no ai rigassificatori che tanto rumore hanno creato nella City londinese o del «MOSE» citato anche da «Newsweek» hanno contribuito ad aumentare l'impressione di un Paese non solo poco aperto, ma anche poco attraente per gli IED. Resta il fatto che il problema della scarsa capacitá di attrarre IED richiede la messa in atto di un complesso processo di transizione verso l'economia di mercato del nuovo millennio. Sarebbe auspicabile che il nuovo governo chiamato a governare l'Italia dopo il 13-14 aprile affrontasse il problema della «P.E.S.T Italiana» in maniera olistica. E' evidente infatti che gli investitori esteri (ri)prenderanno a considerare l'Italia come meta dei loro investimenti solo se si daranno, in maniera comprensiva, garanzie in termini di un quadro politico stabile e favorevole agli investimenti, di un quadro macro economico risanato e con chiare indicazioni di volere recuperare il gap infrastrutturale, di sensibilizzare i sindacati verso l'ineluttabilitá di certe riforme del mercato del lavoro, di volere e sapere combattere la criminalitá organizzata, di rendere piú efficiente l'utilizzo e la produzione di energia elettrica (anche facendo ricorso al nucleare) e di gettare le basi per fornire il necessario supporto tecnologico a livello di R&S e di maestranze qualificate. Solo su queste basi sará possibile mobilizzare le risorse finanziarie necessarie per un miglioramento dell'inscindibile binomio «produttivitá - salari» soprattutto in riferimento alle regioni meridionali. Affrontare un solo problema (la stabilita politica, piuttosto che lo sviluppo delle infrastrutture, la lotta contro la criminalitá organizzata piuttosto che la riforma della pubblica amministrazione) non sarebbe sufficiente. Occorrerrebbe un Governo deciso, coeso e pronto a prendere decisioni nette senza basarsi su un approccio improntato al «non solum, sed etiam» cosí caro ai comici alla Crozza. Raffaele Boldracchi |
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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