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Riflessioni sul sistema elettoraledi Remo Viazzi - 21 febbraio 2008 Per sviluppare il ragionamento riguardo a cosa sia la democrazia, per provare a sostenere - sommessamente - il sistema elettorale con il quale saremo chiamati al voto ad aprile, prendo spunto da Joseph Schumpeter, forse uno dei più lucidi studiosi del concetto di democrazia e del suo sviluppo nel tempo. In Capitalismo, socialismo e democrazia l'autore affermava: «... Le collettività agiscono quasi esclusivamente accettando una leadership - è questo, si può dire, il meccanismo dominante di ogni azione collettiva che non si riduca ad un semplice riflesso...». Non deve quindi scandalizzare troppo se alla fine la democrazia si riduce a semplice metodo democratico, a strumento necessario per giungere a delle decisioni e se quindi tutto ruota intorno a «singoli individui» che «ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare», cioè la ricerca del consenso, che sancisce il ruolo di leader cui i contendenti aspirano. Se le cose stanno veramente così, sarà allora il caso di prendere le distanze da tutti coloro che insistentemente tacciano il sistema delle liste bloccate come «antidemocratico», perché in realtà il giudizio appare ingiusto, frettoloso e sbagliato. Sia detto per inciso, anche a me non piace troppo l'idea di andare a votare senza avere facoltà di indicare i nomi di chi mi andrà a rappresentare, ma è pur vero che il fulcro della competizione elettorale è incentrato sullo scontro Berlusconi-Veltroni. La vera scelta cui saranno chiamati i cittadini è quella che dovrà portare all'indicazione del leader, del futuro Presidente del Consiglio (sebbene la Costituzione parli un linguaggio diverso)! Visto in quest'ottica anche il sistema delle liste bloccate appare dunque legittimo e democratico: il candidato premier infatti propone non solo se stesso, ma anche l'insieme dei parlamentari «di cui si fida», che saranno chiamati a sostenere la sua azione di governo. In definitiva dunque «in questo caso, il principio della democrazia significa soltanto che le redini del governo devono essere affidate al concorrente che ottiene appoggi superiori a qualunque altro...», un criterio questo che finisce per giustificare come metodo democratico, anche il sistema maggioritario. C'è troppa letteratura, fiorita contestualmente alla nascita stessa della democrazia circa 2500 anni fa, per permettersi giudizi trancianti, specie in un momento così delicato. Vale piuttosto la pena prendere atto del fatto che a partire dalla discesa in campo di Berlusconi la politica italiana, meglio sarebbe dire la competizione elettorale, si è sempre più volta in questa direzione, che non possiamo definire «antidemocratica». Il legame strettissimo che unisce Berlusconi al suo popolo, ormai unanimemente riconosciuto (fin anche studiato), permette di individuare nel sistema elettorale delle liste bloccate, che, obiettivamente, fa un po' storcere il naso, un chiaro segno della volontà democratica del popolo. Il fatto che l'elettorato di centrodestra sia sempre stato poco partecipe nelle tornate elettorali in cui lo stesso Berlusconi non era candidato o non si era esposto troppo in prima persona, sono la prova evidentissima che l'elettore medio di Berlusconi si fida di lui sino al punto di essere disposto a demandargli l'onere della scelta dei parlamentari. Infine, non è vero nemmeno che tale sistema garantisca ai «dinosauri» e alle «cariatidi» della politica di perpetuarsi, perché la scelta definitiva è nelle mani del leader stesso. Forse Veltroni sta facendo qualcosa in questa direzione, quella cioè dello svecchiamento della politica, con la proposta di volti nuovi che possano far tornare la gente a guardare ad essa con maggiore fiducia (vedremo poi se veramente cadranno tante teste), l'opportunità ce l'ha anche Berlusconi e spero non se la faccia scappare.
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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