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Il giustizialismo rimane

di Gianni Baget Bozzo - 21 febbraio 2008

Di Pietro, Grillo, Fiorello: una sequenza logica inarrestabile. Portando Di Pietro in politica, la sinistra ha accettato il fatto che i partiti democratici occidentali che hanno costruito la democrazia in Italia dovessero essere cancellati e giungere ad autodissolversi. Il Pds di allora approvò il circolo mediatico giudiziario che si era abbattuto come una ghigliottina sulla politica italiana, facendo del partito postcomunista il solo partito legittimo di quello che era stato chiamato arco costituzionale e indicava i partiti che erano stati i fondatori della Costituzione. Fu un'operazione politica con conseguenze costituzionali.

Di Pietro rappresenta quella volontà dentro la politica, si pone come la voce della legalità, il braccio politico dei giudici, il censore del costume pubblico. Il suo giudizio pende sempre sui partiti alleati, stabilendo che, essi, in quanto politici, sono sospetti. Che abbia candidato De Magistris nelle sue liste è una sfida ai suoi alleati perché il magistrato calabrese aveva indagato anche il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia. Quando Veltroni associa Di Pietro al Pd, fa delle sue decisioni il criterio della colpevolezza dei politici in quanto tali. Con Di Pietro si introduce in Parlamento il sospetto che la politica sia indegna del consenso e che nel suo interno Di Pietro rappresenti un criterio etico superiore alla politica. Ciò trasforma la lotta con l'opposizione in una lotta morale e introduce nella politica un elemento per cui ad essa è legato il principio del sospetto che solo un magistrato può verificare.

E' possibile introdurre un elemento di distensione nella lotta politica quando l'Italia dei valori introduce proprio con la presenza di Di Pietro il principio che vi può essere un politico che rappresenta in Parlamento un partito della magistratura? E Di Pietro per la sua storia è il principio della grande crisi della democrazia italiana. Se il Partito democratico voleva essere l'autolegittimazione della politica, candidando Di Pietro accetta il fatto che vi sia un criterio ulteriore in Parlamento per garantire la giustizia delle decisioni del Parlamento e del governo. E di qui nasce Grillo. Grillo nasce dal governo Prodi, dall'esperienza della frustrazione della base della sinistra rispetto ai vertici di partito. Il conflitto costante tra le componenti della maggioranza ha fatto dell'azione del governo una lotta per la collocazione dei singoli gruppi nello spazio del potere. E' una frattura che avviene tra il popolo di sinistra e i suoi partiti, chiusi ancora nella forma partito perché non hanno capito il grande cambiamento che ha dato Berlusconi rivolgendosi al popolo del centrodestra in nome della libertà e creando così un vincolo che supera il partito ideologico. E crea così il modo con cui l'elettorato del centrodestra non militante che non partecipava alle elezioni, decide di partecipare in massa alle elezioni del 2006. Il carisma personale di Berlusconi rafforza la democrazia italiana, mentre il partitismo chiuso della maggioranza di governo toglie al popolo della sinistra il sentimento di essere rappresentato. Il popolo si vede sostituito dai partiti e si sente alieno ad essi, Grillo può insultarli con titoli volgari e dare a Di Pietro la sponda di garante del popolo contro le istituzioni politiche.

Durante gli anni del governo Berlusconi non si era realizzata alcuna «antipolitica» nonostante i partiti di centrosinistra si fossero costituiti come lotta contro un regime, quasi come un comitato di liberazione nazionale, creando nel paese un clima di scontro che Berlusconi non raccolse, permettendo così un clima civile nello scontro politico. Oggi arriva Fiorello e traduce nella conseguenza più radicalmente antidemocratica le posizioni dell'antipolitica: non partecipare al voto. E questo risponde a una possibilità esistente nel paese. Di Pietro, Grillo, Fiorello: è nata con il governo di sinistra una separazione tra popolo e istituzioni che riguarda tutto il paese. Come può Veltroni non accorgersi che egli ha introdotto con Di Pietro un elemento conflittuale con l'esigenza di una distensione nel contrasto politico? L'elemento di violenza che pesa sulla politica italiana del '93 è che, in qualche modo, il conflitto tra berlusconismo e antiberlusconismo che aveva politicamente ordinato, oggi lascia il passo a un sentimento di incertezza in cui il vincolo tra popolo e Stato, fondamento della democrazia repubblicana, è indebolito.

! Gianni Baget Bozzo
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008
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