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L'inganno del salario minimo e la follia del salario socialedi Francesco Pasquali - 21 febbraio 2008 «Aiuta il povero, ma mantienilo povero». E' a questo principio che si ispira la politica delle sinistre, che proprio sul lavoro stanno avviando una campagna spregiudicata. Il PD e la Cosa Rossa propongono un pericoloso tandem sulle proposte per l'occupazione giovanile. Le due proposte sul lavoro lanciate dalle sinistre sono infatti complementari. Se da un lato il salario minimo per i precari del PD aumenta il numero dei disoccupati e il ricorso al lavoro nero, il salario sociale di 1000 euro della Cosa Rossa, disincentivando la ricerca di un lavoro, istituzionalizza una nuova professione, quella del disoccupato. Ma queste proposte demagogiche che hanno i giovani nel mirino rischiano di rivelarsi una buccia di banana per Veltroni e compagni. Ad oggi i giovani con lavoro flessibile possono registrare che la sinistra, nonostante le promesse, nei 2 anni di Governo Prodi li ha resi più poveri alleggerendo le loro buste paga attraverso la leva del prelievo contributivo. La precarietà non si risolve imponendo per legge delle soglie di reddito uguale per tutti, va al contrario contrastata anticipando i tempi di ingresso nel mercato del lavoro, l'età in cui si svolge un lavoro flessibile, infatti, è determinante in quanto differenzia notevolmente la percezione. Occorre quindi proseguire sulla strada tracciata dal Libro Bianco di Marco Biagi, attraverso forme di apprendistato professionalizzante e anticipando il praticantato durante gli anni di studio, investendo sull'occupabilità dei giovani, che passa necessariamente per la formazione - intesa però come diritto individuale che accompagna il lavoratore per tutta la sua carriera - e introducendo nuove forme di ammortizzatori sociali che sostengano l'individuo durante i periodi di non occupazione e stimolino il reinserimento. Insomma sostenere e difendere il lavoratore e non il posto di lavoro, promuovendo una spesa positiva e non l'assistenzialismo. Promettere pane senza lavoro, così come sta facendo l'ex sindacalista Bertinotti, produce sia guasti economici, in quanto aumenterebbe la spesa assistenziale, sia di natura sociale perché annichilisce le nuove generazioni. La recente Risoluzione del Parlamento Europeo in relazione alla strategia di Lisbona, inoltre, è una bocciatura palese delle politiche occupazionali del Governo Prodi e della proposta sul salario minimo nella versione veltroniana. I 59 punti della risoluzione indicano chiaramente la strada che l'Italia dovrebbe seguire: abbassamento dell'onere fiscale sul lavoro, portabilità dei diritti pensionistici, liberalizzazione della regolamentazione del lavoro, ammortizzatori sociali e formazione permanente per assicurare l'occupabilità, specie ai giovani. Quanto al suggerimento sull'applicazione del salario minimo la Risoluzione fa riferimento agli stati membri che, in assenza di un contratto collettivo, devono fissare un salario base erga omnes. In Italia un'eventuale introduzione del salario minimo sarebbe sostitutiva della contrattazione collettiva. La proposta del PD invece vuole intervenire sui contratti flessibili che si basano sull'autonomia del collaboratore nello svolgimento dell'attività con intento di disincentivare tali forme contrattuali, così come ha fatto Prodi passando per un aumento del costo del lavoro. Al contrario, nei casi in cui si trattasse di lavoro subordinato mascherato, imporre un salario minimo significa assecondare una forma di illegalità.
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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