|
|||||||
|
|
Ecco i trucchi di Walter l'illusionistaVernissage dell'informazione, propaganda mediatica,di Filippo Salone - 23 febbraio 2008 Persino Fausto Bertinotti sta iniziando a sospettare che così qualcosa non funziona e che dinnanzi alla pesante copertura mediatica delle mosse di Walter Veltroni ed in genere del Partito democratico ci sia seriamente da interrogarsi. Del resto il povero Fausto, una vita passata nella parte «giusta», quella della cultura dominante, non era proprio abituato ad essere ghettizzato, e a maggior ragione scendendo dai piani alti di Montecitorio il trapasso dal canale privilegiato di esternatore istituzionale, con tanto di riguardo e guanti bianchi dei maggiori network di comunicazione, a quello della subalternità all'etereo Walter per lui non deve essere stato particolarmente confortante. Di fatto la sinistra radicale in questa campagna elettorale sta rimanendo stranamente sotto traccia nella stampa tradizionalmente amica così come in quella parte della tv pubblica sempre più abboccante verso Veltroni. Ovvio che dietro l'arcano c'è il disegno del leader del Pd di evitare ogni possibile emorragia a sinistra del suo elettorato di riferimento e da qui il tentativo di mettere il silenziatore all'area di dissenso che aggrega la sinistra massimalista, ivi compresa la pattuglia di dissidenti socialisti, che pure aldilà di ogni giudizio politico e in linea con le esperienze autenticamente socialiste in Europa avrebbe una sua legittimità e non che meno diritto di tribuna. Ma con buona pace di Rifondazione e soci, Veltroni sta da tempo riscaldando tutti i suoi migliori contatti nel campo dell'informazione, pazientemente coltivati a colpi di eventi e mondanità in sette anni di sindacatura romana. La «macchina» dell'informazione, del resto, Walter - da ex responsabile della propaganda comunista - la conosce in tutti i suoi ingranaggi. Innanzitutto è squillato il telefono di Gianni Riotta, il newyorkese liberal ex Manifesto, ora direttore del Tg1, che da un paio di settimane non lesina roboanti aperture live e minuziose resocontazioni agiografiche al tour dell'amico «democratico». Anche Rai3 del «radical chic» Antonio Di Bella ha riservato molte attenzioni alla nuova ammiraglia della sinistra italiana, limitando e pesando al minimo sindacale voci e facce retrò massimaliste. Della serie c'eravamo tanti amati. Ma non solo. In questa operazione di accurato vernissage mediatico, infatti, tv e stampa in area Pd stanno anche potando la frasca democratica da tutti i rami secchi e dai «paria» membri dell'infausto Governo Prodi. A voler fare ironia, se la gente chiedeva di dimenticare Prodi si può dire che Veltroni i suoi ce la stiano mettendo tutta. Ma Prodi ovviamente c'è anche se non si vede più, ed è anzi lui il convitato di pietra di ogni summit del loft di Sant'Anastasia. A poco quindi servirà il repentino occultamento di tutti gli altri illustri ministri del Pd Bersani, Turco, Fioroni, Bindi, Parisi, Melandri, e chi più ne ha più ne metta, nel più recente passato sempre in prima linea quando c'era da glorificare l'esecutivo del Professore. Come dimenticarli non meno di un mese fa tignosi e scrupolosi nel ricordare i meriti, le virtù e i successi delle politiche di governo e quanto mai sicuri che loro con una così massiccia dose di coerenza programmatica e compattezza di schieramento avrebbero marciato spediti per cinque anni. «Noi governeremo cinque anni», ribadivano a ogni piè sospinto. Si magari un'altra volta. Intanto di questi volti e di queste dichiarazioni preziose, testimonianze di «gioiosa e convinta» continuità, non c'è più alcuna traccia. Sarà il caso di allertare «Chi l'ha visto»? Illusionismo puro dunque. Giochi di prestigio degni del miglior Udinì si allestiscono dalle parti del Loft, dove del resto Franceschini non fa nemmeno troppa fatica a recitare la parte del piccolo Harry Potter. D'altra parte all'establishment non sembra vero assecondare tanta candida spudoratezza. E così, senza alcun imbarazzo, e con preoccupanti vuoti di memoria, ecco che da Via Solferino il filo di Mieli tesse comodo velluto all'abito nuovo del veltronismo. Stesso caloroso fervore in questi giorni viene, non a caso, riservato ad un pepatissimo Pier Ferdinando Casini, indaffarato a comunicare all'Italia e all'intero universo mondo le proprie scelte e la sua fermezza orgogliosamente democristiana di essere alternativo al PdL di Berlusconi. Casini che sfida ormai la forza di gravità di un partito destinato a cadere nel vuoto, se solo smettesse di guardare convinto e appassionato l'occhio della telecamera si accorgerebbe però che dietro di lui sono rimasti in pochi. Eppure, in barba al peso elettorale e ai numeri che lo vogliono minoritario, lo trovi sempre lì padrone dei palinsesti a predicare «democristianese» come il De Mita dei tempi migliori, tanto che proprio al Ciriaco ripudiato e furioso si appella per ricostituire il grande centro dei moderati. Per adesso, in attesa di contrattare posti e poltrone con gli ex sodali della Rosa Bianca, e con il vecchio compare Mastella, comunque Pierferdi di moderato ha solo il consenso. Insomma, sino ad oggi grande commedia Pirandelliana con personaggi in cerca di autore, Antonio ed Emma su tutti, che entrano ed escono dalla porta girevole del «giovane Walter», con qualche sceneggiatore compiacente e tanti comprimari che ronzano intorno. Ma non c'è da preoccuparsi: quando presto il tanto fumo si diraderà all'orizzonte, allora si vedrà chi avrà davvero l'arrosto pronto. Parla pure Walter, che Silvio nel frattempo prepara la carne. Filippo Salone |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||