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6 marzo 2008
 
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E' il momento di rialzarsi

di Aurora Franceschelli - 23 febbraio 2008

Mentre la credibilità internazionale dell'Italia è soffocata dall'immondizia di Napoli - l'espressione più evidente, agli occhi degli stranieri, del profondo degrado in cui versa il nostro Paese -, si va delineando uno scenario davvero preoccupante: siamo caduti in una fase di stagnazione, in un declino evidente che, se da una parte è accompagnato da una congiuntura internazionale negativa, dall'altra, da noi, assume connotati decisamente allarmanti.

Secondo le previsioni del Commissario europeo per gli Affari economici Joaquin Almunia l'Italia crescerà dello 0,7% durante l'anno in corso, la metà di quanto preventivato dall'ormai defunto Governo Prodi, le cui stime di crescita si attestavano attorno all'1,5%. A destare preoccupazione è l'effetto domino che questi dati avranno sulla nostra economia: basti pensare che, sulla base di queste spiacevoli premesse, altri dati, altrettanto negativi, verranno presto fuori. La netta diminuzione delle previsioni di crescita trascinerà con sé anche un notevole ridimensionamento delle entrate fiscali previste dal precedente governo, e allora saranno veramente dolori. Come si riusciranno a finanziare tutti i capitoli di spesa previsti dalla Finanziaria del Governo Prodi? Tanto più che, come è emerso di recente, l'ultima legge di Bilancio ha già fatto emergere un buco di ben 7 miliardi. Tutto ciò in un contesto nel quale il governo del Professore ha scelto di ingigantire la spesa pubblica attraverso l'assunzione di cinquantamila precari della Pubblica Amministrazione e l'allargamento dei suoi ranghi ad un esercito di quarantamila unità (che costerà alle casse statali 1 miliardo e 161 milioni di euro).

Secondo quanto rivelato da Almunia gli altri Paesi europei, in un periodo di rallentamento mondiale dell'economia, avrebbero diminuito la velocità media della loro crescita di una percentuale che si attesta attorno al 20%, contro il 50% dell'Italia, che appare in netta fase di decelerazione e, anzi, sembra stia spingendo sul pedale del freno. Un freno che, a furia dei «dai e dai» dei continui veti espressi da parte dei partiti e partitini che componevano la precedente maggioranza di governo, si è quasi consumato: il fatto che l'Italia stia pian piano scivolando fuori dal terreno dei Paesi che contano è la diretta conseguenza di una politica che ha fatto di tutto per tagliarci fuori dallo scacchiere internazionale. Basti pensare all'ostinazione con la quale componenti della coalizione prodiana si sono battute per non imboccare un processo di modernizzazione su questioni quali lo smaltimento dei rifiuti e di sviluppo infrastrutturale. Se ora il Paese non è organizzato secondo una logica che le consenta di essere collegato con il resto del mondo lo si deve anche all'ostinazione di quelle minoranze che si sono unite per bloccare qualsiasi opera infrastrutturale. Se ora il nostro Paese perde quote crescenti di competitività sul mercato globale, se la produttività langue, se l'inflazione sale ai livelli più alti dal 1997, se il turismo è in crisi (trascinato anche dalla crisi della spazzatura di Napoli), se il tasso di criminalità cresce, ebbene, bisogna assumersi delle responsabilità. Responsabilità che senza dubbio affondano le loro radici molto lontano nel tempo - basti pensare al fatto che il nostro debito pubblico, il terzo al mondo, non nasce oggi - ma che comunque sono il risultato di politiche miopi e di un accanimento fiscale che hanno innescato un nocivo effetto a catena. Ultimo anello della catena, purtroppo, sono i singoli cittadini, le famiglie, le piccole e medie imprese.

Il prossimo governo sarà chiamato ad affrontare una fase molto delicata: da una parte dovrà avviare politiche di breve periodo che tentino di dare maggiore respiro ad un economia che rischia di arrestarsi ad ai cittadini che non riescono a superare la cosiddetta quarta settimana, dall'altra dovrà lavorare per creare le premesse necessarie a liberare risorse da reinvestire per rilanciare lo sviluppo.

Ridurre la spesa corrente è l'imperativo che guiderà l'approccio del Popolo della Libertà. Ed è grazie a questa operazione che, secondo quanto sottolineato anche dall'on. Renato Brunetta, sarà possibile diminuire contemporaneamente, e della stessa portata della riduzione della spesa, la pressione fiscale. Un alleggerimento del peso delle tasse ha di regola, come immediato effetto, quello di migliorare le aspettative dei consumatori e degli investitori, incrementando al contempo il gettito percepito dallo Stato che, al contrario di quanto fatto da Prodi, il PdL vorrebbe utilizzare come strumento per ridurre il deficit pubblico, diminuendo così anche la spesa elevata costituita dagli interessi sul debito dello Stato. Si innescherebbe così un processo virtuoso, che, pur non potendo fare miracoli nel breve periodo, rilancerebbe quel clima di fiducia necessario per poter rilanciare qualsiasi sistema economico.

! Aurora Franceschelli
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