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Leon R. Kass La sfida della bioeticarecensione di Mario Secomandi - 23 febbraio 2008 Leon R. Kass è uno tra i maggiori esperti di bioetica a livello mondiale ed è stato a capo del President's Councils on Bioethics (Comitato Presidenziale di Bioetica), istituzione messa in piedi dal presidente americano George W. Bush per il monitoraggio della ricerca sulle cellule staminali e la valutazione delle ricadute a livello etico dell'innovazione bio-medica. Egli mette in evidenza la necessità che le nuove e continue conquiste sul campo biologico-scientifico siano accompagnate dal riconoscimento e rispetto di una tavola di precisi criteri valoriali e morali che dovrebbero stare alla base delle democrazie liberali occidentali. La ricerca sulle cellule staminali embrionali è funzionale a far scomparire malattie invalidanti, ma al tragico prezzo del sacrificio delle molte vite di embrioni umani distrutti dopo essere stati conservati nei congelatori delle cliniche per la fecondazione in vitro. Esemplare è stata la decisione di Bush di accordare il finanziamento della ricerca sulle staminali solo sulle linee di cellule embrionali preesistenti, evitando la soppressione successiva di embrioni umani. L'embrione umano va rispettato e non va distrutta la vita nascente a scopo di ricerca. Ma senza che si rinunci all'esplorazione dei possibili benefici terapeutici derivanti dall'uso di cellule staminali adulte. Non è difatti ancora stato provato che i tessuti derivati da cellule embrionali abbiano prodotto cure concrete per una qualsivoglia patologia umana. Molti embrioni vengono invece creati ad hoc e coltivati in laboratorio per essere successivamente o scartati o disintegrati. Ma il feto previtale è a tutti gli effetti un organismo umano vivente. Andrebbero posti dei limiti etici alla ricerca. Con la tecnologia per la fecondazione umana in vitro si supera il concepimento umano naturale derivante dall'unione amorosa di un uomo ed una donna e si vanno sviluppando pratiche come il trasferimento di embrioni, la donazione di ovuli, la donazione di embrioni e la gravidanza surrogata, tutte cose che finiscono per demolire alcuni capisaldi della nostra civiltà umanistica e cristiana. L'uomo non è un mero «insieme di molecole» fatto solo di materia e dimensione fisica e corporale. C'è anche la dimensione psichica e spirituale e l'anima non è riducibile ad un «insieme di sostanze chimiche». Con il diffondersi senza vincoli e regole dell'inseminazione artificiale è il tessuto connettivo sociale e comunitario che può andare in tilt: sempre più bambini vengono ingiustamente ed illegittimamente privati dei propri legami naturali. L'incertezza delle proprie origini provoca l'inficiarsi dell'identità personale e lo sfilacciarsi di una solida vita familiare e relazionale, ciò che sta alla base di una forte società civile. Sono a rischio tutte le nostre istituzioni, pratiche, convinzioni, norme e concezioni, se non si pone un argine morale alla corsa inarrestabile della tecnologia genetica: l'uomo sta «giocando a fare Dio». Con la fecondazione in vitro e la clonazione si vogliono creare e programmare specifici esseri viventi, compiendo un enorme abuso sul minore che verrà alla luce (privato a propri della propria identità ed individualità), considerato come un oggetto e manufatto del nostro morboso desiderio, su cui si esercita tutta la volontà di tirannia e dominio. I tentativi di clonare esseri umani comportano peraltro concreti rischi di produrre individui malformati, anormali e malati. Con lo screening genetico e l'aborto ci si erge a «giudici del diritto di vivere o morire», eliminando eugeneticamente il feto non sano ed imperfetto. Con la terapia ed ingegneria genetica si pretende, sulla scia di un malinteso «umanitarismo tecnologico», di cancellare «peccati e difetti genetici». Con l'eutanasia si muore dolcemente. La diagnosi prenatale è strumentale ad una concezione di «uomo come prodotto» ed alla prassi della «mercificazione della vita umana», propria di una società disumana ed un «mondo di bimbi per ordinazione», trasformando la naturale riproduzione umana in «produzione artificiale asessuata». L'uomo si trova ad essere usato da sé stesso come «semplice materia prima da sottoporre a manipolazione ed omogeneizzazione». La nuova utopia totalitaria ed illiberale della «rivoluzione biologica» fa tutt'uno con l'illusione di eliminare tout court ogni male, dalla malattia alla sofferenza fino alla stessa possibilità della morte, per giungere alla «vita immortale».
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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