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Popolo e Stato: cala il buio sul Kosovodi Gabriele Cazzulini - 23 febbraio 2008 La politica internazionale sta fissando gli occhi su quel minuscolo fazzoletto di terra chiamato Kosovo. Agli albori del ventunesimo secolo c'è il pericolo che quest'epoca allattata al miele della tecnologia e all'onnipotenza umana assista impotente alla rovina di capitali culturali e religiosi come i monasteri ortodossi per gli scontri tra rozzi guerriglieri delle montagne, che si fanno il segno della croce o si voltano alla Mecca. Improvvisamente cala il buio e ritornano le anime dei morti in cerca di nuova vita. L'indipendenza del Kosovo è l'esempio principe che permette di riesumare l'antico principio dell'autodeterminazione dei popoli e del loro diritto a darsi un'organizzazione statale confacente alla propria identità. Nel trionfo di internet ritornano di prepotenza i vecchi retaggi del novecento, secolo breve ma capace di inghiottire voracemente tutto il suo passato e campare diritti anche sul futuro. Come sta facendo adesso. Le raffinatezze bizantine dell'Europa promiscuamente integrata tremano davanti agli urli «questa è serbia» e «questo è Kosovo». Dopo due guerre mondiali siamo ancora alle prese con l'autodeterminazione dei popoli in cerca del loro stato perfetto, lo stato coi confini che corrispondono al millimetro fin dove si sente parlare un accento piuttosto che l'altro. L'Europa si è balcanizzata, continuando a dividersi anziché ad unirsi. Beogruxelles era un graffiante nomignolo inventato da un foglio satirico della Croazia quando ancora era vivo Milosevic. L'Europa che voleva fare qualcosa per la Croazia e la Bosnia, senza sapere cosa e lasciando mano libera alla Serbia, diventava «Euroslavia». Se gli albanesi del Kosovo hanno il diritto a secedere dalla Serbia, perché privare dello stesso diritto i serbi che vogliono secedere dal Kosovo indipendente? Un confuso calembour per descrivere a sangue freddo un'altra eruzione di violenza nel cuore dell'Europa, a poche centinaia di chilometri dall'Italia. E se anche i serbi del Kosovo potessero staccarsi e salvare il loro retaggio storico dalla lama della mezzaluna musulmana, questa sarebbe la prova provata che il secessionismo funziona - perché non usarlo? Spagna, Romania, Cipro, Russia, Georgia, Bulgaria, Slovacchia e Macedonia. La coda degli stati sconquassati dalle lotte intestine è lunga, così come è lungo l'elenco delle minoranze che aspirano a farsi stato. Il pericolo non è la proliferazione degli stati. Ma è la loro origine: stato, quindi popolo, quindi unica religione, unica lingua, unico modo di pensare. Questa è la farina in cui lievita l'intolleranza, l'isolamento, la prepotenza di andare da soli. Quante volte i popoli hanno rinunciato all'integrazione per seguire il loro destino - questa metafisica ultima che fa alzare gli occhi in cielo in modo da non guardare dove si cammina. Ecco a dove conduce l'autodeterminazione dei popoli: al disastro dell'esaltazione nazionalista e razzista. Lo stato diventa la Nazione e il popolo la Razza. Tutti gli altri stati e le altre razze sono qualcosa che non vale quanto la nostra. Noi contro il mondo. Finisce sempre così. L'Europa si conferma un ventre sempre pronto a partorire nuovi stati perché inseminato dalla solita ideologia basata su nazionalismo e superiorità razziale. Quando nel resto del mondo lo stato si è trasformato, si è ammodernato, ha distribuito le sue competenze sia sotto di sé che sopra si sé, qui in Europa, nei Balcani, in Kosovo, lo stato è tutto. Lo stato vale la vita e può anche costare la vita. Finalmente i tromboni dell'idealismo statalista avranno nuovo fiato per suonare un'ode di ringraziamento. Gli uomini in carne ed ossa, sia che scrivano in cirillico o che preghino in un minareto, attendono il loro sacrificio sull'altare del popolo. Quando anche ogni popolo avrà spezzato le catene dallo stato che lo domina, la mappa dell'Europa sarà colorata come il costume di Arlecchino. E poi? I problemi di sempre, che però all'interno del tuo stato, quello che ha la tua stessa faccia, parla la tua lingua e prega Dio come lo preghi tu, per tanti diventano più sopportabili. Viva la magia.
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Ragionpolitica, periodico on line n.252 del 19/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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