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Quel che manca al Partito Democraticodi Raffaele Iannuzzi - 26 febbraio 2008 Un paradosso politico sta scandendo la prima fase della campagna elettorale: Veltroni, realizzato il «veltronismo», sta infilandosi da solo in un cul de sac. Infatti il leader del Pd ha tentato di riempire due buchi della sua strategia politica prima con Di Pietro, infine con i radicali. Semplicemente perché Di Pietro costituisce sia la memoria giustizialista che ha consentito al Pds-Ds-Pd di rimanere in vita e diventare in qualche modo un asse politico di peso, sia la continuità con quella retorica moralistico-giustizialista che gonfia da sempre le teste vuote di ideologia e di scienza dei post-comunisti. E' un effetto del nichilismo post-comunista che ha una storia ben precisa, determinabile, rintracciabile. I radicali rappresentano la possibilità di agganciare quel mondo liberista e riformatore che, in Italia, fatica molto a guardare a sinistra e, nello stesso tempo, non subisce più il fascino del centrodestra. Non solo. Con i radicali, si immette nel Pd un tigre nel motore delle differenze qualitative ed essenziali con la Chiesa e i teodem, cioè con il nuovo protagonismo, sulla scena politica, di un discorso pubblico originale e teso alla battaglia aperta. In un mondo che è tutto un distillato di fragili compromessi come il Pd veltroniano, questa vocazione alla battaglia aperta sui temi eticamente sensibili è una bomba ad orologeria che rischia di esplodere da un momento all'altro. Anzi, di fatto è già esplosa. Se perfino il settimanale dei cattolici progressisti della famiglia religiosa dei Paolini, Famiglia cristiana, si scatena contro l'operazione pro-radicali di Veltroni, vuol dire che si è raggiunto il limite di destrutturazione di un impianto complessivo, di quel bonsai frutto di infinite mediazioni e promesse ai cattolici cosiddetti «adulti», che oggi non trova più una serra nella quale avere riposo e calore vitale. Spinto in avanti il «veltronismo», cioè l'infinito intrattenimento delle mediazioni al ribasso e degli innesti artificiali in un corpo senza identità, è caduto il velo di Veltroni. Ora la partita si fa evidentemente più difficile per lui e ancor più fascinante per il Pdl. Perché ora i voti dei cattolici non soltanto si rivelano decisivi, ma incidono sulla composizione strutturale della politica e del governo. Finito l'equivoco veltroniano e uscita fuori dall'impasse iniziale anche la Chiesa, il mondo cattolico riprende l'iniziativa oltre il veltronismo istituzionalizzato. E' scaduta la mozzarella e i giganteschi frigoriferi dei cattolici non sono più disposti a trovare spazio per altri prodotti avariati. Non solo. Ritorna in questione anche la laicità come registro della politica italiana. Perché Benedetto XVI e il cardinal Ruini, nuovamente a capo del progetto culturale della Cei, non impongono affatto un linguaggio clericale, ma parlano la lingua della vita e dei contenuti concreti della vita. Durante l'udienza ai partecipanti al Congresso della Pontificia Accademia per la Vita (titolo significativo: «Accanto al malato inguaribile e al morente: orientamenti etici ed operativi», 25 febbraio 2008), Papa Benedetto è risalito alla vita a partire dalla concreta esperienza dell'uomo sofferente, che non deve morire solo e abbandonato nella società occidentale e liberale, nella nostra società, in questa società: «Nessun credente dovrebbe morire nella solitudine e nell'abbandono». Una società anche politicamente matura e pienamente occidentale è compassionevole e umanitaria, afferma il Papa, con ciò indicando non astratti principi etici e religiosi, ma criteri etico-culturali determinati e declinabili nella pratica quotidiana dell'esercizio del governo della società. Il Papa parla di «società solidale e umanitaria», di «rispetto della vita umana individuale», dunque concreta, che «passa inevitabilmente attraverso la solidarietà concreta di tutti e di ciascuno, costituendo una delle sfide più urgenti del nostro tempo». Siamo nel campo dell'etica della responsabilità di Weber, dunque dell'imperativo categorico del politico impegnato nel presente a rendere più giusta e solidale la società. Non casualmente, l'udienza si incarica poi di rappresentare sinteticamente la pista dettata dallo «sforzo sinergico della società civile e della comunità dei credenti»: un Papa così crea una nuova forma di discorso pubblico, sparigliando i giochi. Siamo ben oltre le categorie definite dalle sterili contrapposizioni laici-cattolici e il Pd iper-veltroniano non riuscirà mai a inserirsi in questa dimensione etica, politica e pratica. Quel che manca al Pd veltroniano, figlio del Pd tecnocratico-prodiano e dunque nichilistico, è il percorso di definizione netta e chiara di un'identità che gli possa consentire, oggi, di praticare sintesi politiche con ampi margini di utilità ed efficacia. Quel che non si produce attraverso un percorso, anche drammatico, mai compiuto dai post-comunisti, non può essere oggi improvvisato né con Veronesi, né con Cappato. La strada del radicalismo libertario e del gigantismo tecno-sperimentale è reazionaria, nel senso etimologicamente più immediato del termine: reagisce a qualcosa che sopravanza molto la sua prospettiva. Qualcosa che, Oltretevere, hanno individuato da un decennio. Tocca ora al Pdl avanzare su questa strada, con la chiarezza laica di un percorso già compiuto e che oggi attende nuove e più originali applicazioni.
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Ragionpolitica, periodico on line n.253 del 26/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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