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numero 280
6 marzo 2008
 
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Inciviltà in provetta

di Elisabetta Gardini - 26 febbraio 2008

Pensavamo fossero scenari confinati nei libri di fantascienza. Invece qualcuno ce li propone come modello del prossimo futuro. O almeno di quello britannico che troppi, anche in Italia, desidererebbero copiare. Non c'è giorno, infatti, che dall'Inghilterra non arrivi qualche ipoteca su ciò che sarà. Proviamo a riepilogare alcune delle ultime notizie: sperma in laboratorio prodotto dal midollo delle donne, una creativa variante della fecondazione artificiale che avvera il sogno vetero femminista di bypassare la fastidiosa presenza di un uomo. Conseguentemente, cosa ci potrebbe essere di controproducente nel fatto che nascano solo donne? Intanto il ministero dell'Istruzione di Londra ha abolito dalla scuola i termini di mamma e papà in quanto ritenuti «una pericolosa e crudele discriminazione verso gli omosessuali».

Un nuovo modello antropologico, dunque. E se poi una donna produce da sé sia ovuli che spermatozoi, che importa se le neonate saranno dei replicanti? D'altro canto in Gran Bretagna la clonazione è all'avanguardia. Avremo dunque un futuro di cloni? Non mancano gli esperimenti di bambini geneticamente modificati con embrioni creati in laboratorio mescolando Dna di tre genitori diversi. Avremo dunque una società nella quale i bambini si scelgono sui cataloghi e si può copiare quelli più alla moda? Perché allora non un'offerta di corpi per fornire pezzi di ricambio? In fondo l'obiettivo è uno: sconfiggere le malattie creando esseri perfetti. Ma è un obiettivo legittimamente perseguito anche a costo di rendere altre vite delle risorse usa e getta? È sempre l'Inghilterra a dare il via libera agli embrioni-chimera, misti umano-animale. Si tratta quindi della premessa per una razza migliore?

Non è assolutamente condivisibile promuovere una società perfetta, nella quale la vita in provetta rende tutto impeccabile e in cui non si rispettano le più elementari leggi di natura. E' necessario rifondare la nostra società attorno ai valori dell'amore e della vita, che nasce dallo straordinario incontro tra un uomo e una donna ed è il primo e più importante valore da tutelare in una società che voglia legittimamente considerarsi civile. In questa società la vita, i figli sono un dono, non un prodotto da acquistare o, peggio ancora, da gettare. In questa società l'uomo interagisce con la natura e non la stravolge, perché è totalmente inaccettabile che qualcuno in camice decida cosa va bene e cosa no, come bisogna essere e come no.

Elisabetta Gardini

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