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6 marzo 2008
 
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Un comunista a Cipro

di Giovanni Vagnone - 26 febbraio 2008

Il leader del partito comunista cipriota, Dimitris Christofias, ha vinto sabato scorso (24 febbraio) le elezioni, diventando l'unico capo di stato comunista dell'Unione Europea. Christofias, capo del partito comunista Akel, ha vinto contro il precedente ministro degli esteri Ioannis Kasoulides, con circa il 54% contro il 46.6% al secondo turno di ballottaggio. Circa mezzo milione di persone hanno partecipato al voto, facendo vincere un candidato formatosi nell'Unione Sovietica, sebbene disposto a lasciare nel suo paese l'economia di mercato, e lasciare le imprese al sicuro dalla nazionalizzazione.

La falsa immagine del presidente comunista non consiste solo nel suo apparente essere moderato in politica estera, ma anche in numerose dichiarazioni piuttosto dubbie, come quella in cui si è definito «non euro-scettico» durante un dibattito con il suo rivale la settimana scorsa a proposito del coinvolgimento comunitario. Di contro al suo non essere «euro-scettico», comunque, una specificazione importante: «Sono un Euro-combattente. Combatto per gli interessi di Cipro all'interno dell'Europa. Non dirò sì a qualsiasi cosa l'UE dirà».

La questione di maggior interesse, comunque, è relativa ai rapporti interni tra la Cipro greca e la Cipro turca: un focolaio molto più piccolo di quello del Kosovo o della Kosova con la Serbia, ma pur sempre uno dei punti caldi dello scenario geopolitico del nostro continente. Sulla linea di confine tra le nostre due civiltà, l'Occidente cristiano e il mondo islamico (sebbene la Turchia da Kemal Ataturk, grazie al suo esercito, abbia mantenuto finora uno stato prevalentemente laico), Cipro è il simbolo di border-line del conflitto in scala globale. Christofias in campagna elettorale ha promesso un rilancio della discussione per la riunificazione dell'isola: Cipro ha avuto l'indipendenza nel 1960, ed è divisa in due parti dal 1974 dopo l'invasione turca della parte settentrionale dell'isola a seguito di un colpo di stato attribuito, nella sua ideazione, alla Grecia. La parte settentrionale viene comunque internazionalmente riconosciuta solo dalla Turchia. Sia Christofias che il suo antagonista Kasoulides avevano posto come importante punto della loro campagna la ripresa delle discussioni di pace che erano state interrotte nel 2004 dal fallito referendum in cui i ciprioti-greci avevano rigettato l'idea di una riunificazione.

A Nicosia, il presidente comunista ha dato sfoggio della sua retorica sentenziando «c'è solo una ideologia: Cipro e la sua salvezza, e una società più giusta; questa è la visione che noi serviremo con tutte le nostre abilità». Le tradizionali relazioni tra il partito comunista Akel con i ciprioti-turchi sono sempre state buone e le condizioni, già prima delle elezioni, per una ripresa delle trattative erano favorevoli. Anche la parte turca di Cipro, infatti, è governata dal 2005 da un presidente della sinistra, però moderata, Mehmet Ali Talat, e per questo i ciprioti turchi si dicono soddisfatti del risultato elettorale, fino al primo turno inaspettato. La stranezza della situazione è dovuta al fatto che nel precedente mandato, il partito di centro destra era stato contrastato da una coalizione eterogenea di centristi, moderati di sinistra e comunisti. Ma al primo turno, i candidati più moderati erano stati esclusi, così anche i democristiani hanno dichiarato di sostenere il candidato del partito comunista al ballottaggio. La componente di centro destra è da anni la più grande, ma è stata tenuta fuori dal governo con quest'alleanza ad hoc che preoccupa molto i ciprioti greci, negli ultimi anni abbastanza sereni dal punto di vista economico (le condizioni di vita a Cipro sono migliori di quelle in Grecia); e preoccupa anche per gli sviluppi futuri la vicinissima (politicamente) Atene di Karamallis.

Inoltre anche il conflitto interno a Cipro non è di facile soluzione, e come ha evidenziato Ozdil Nami, membro del parlamento della Cipro turca e appartente al partito di Talat, «Avere buone relazioni è un fattore positivo, ma non sarà sufficiente a portare ad una soluzione». E le preoccupazioni sorgono proprio su questo, in quanto il candidato Kasoulides sarebbe stato un interlocutore molto più aperto e rispettato da parte della componente greca della popolazione. Per il momento sembra che i molti voti sottratti al centro destra da fattori meramente logistici (il ballottaggio è stato votato solo sabato dalle 5 del mattino alle 17, e i maggiori sostenitori del centro destra a Cipro sono gli studenti, di cui la maggior parte è però impegnata universitariamente all'estero, soprattutto ad Atene) siano stati determinanti a portare ad una situazione difficile: «E' una situazione antistorica in cui nell'Unione Europea si torna ad avere un presidente ed un governo comunisti», dicono gli analisti.

Se l'Italia vuole, come dovrebbe fare, svolgere un ruolo da protagonista dello scenario politico mediterraneo, sarà necessario seguire gli sviluppi della lontana isola europea nel prossimo futuro. Di sicuro la componente culturale a noi più vicina verrà svantaggiata per lasciar spazio a giochi di potere che di valori e di principi può far volentieri a meno, visto che si appoggia ancora a concezioni morte di storia fatta sulla testa degli elettori e non negli interessi degli individui.

! Giovanni Vagnone
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