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Prodi ha messo in ginocchio l'economia italiana

di Emanuela Melchiorre - 26 febbraio 2008

È stato rilevato che una volta c'era l'inflazione reale, poi quella programmata e, con l'introduzione dell'euro, è arrivata anche l'inflazione percepita. Oggi l'Istituto centrale di statistica conia un nuovo indice relativo ai prodotti ad «alta frequenza d'acquisto», quell'indice che è stato chiamato dai media «la vera inflazione» e che indica che nell'ultimo anno i prodotti d'uso quotidiano sono aumentati del 4,8%, ovvero quasi il doppio del tasso d'inflazione ufficiale che a gennaio è salito al 2,9%. Con buona probabilità, la «vera inflazione» non ha trovato ancora una giusta commisurazione tra i tassi ufficiali, che invece sottostimano tuttora il caro-vita con il quale le famiglie italiane devono fare i conti tutti i giorni. Infatti l'indice relativo ai prodotti ad «alta frequenza d'acquisto» è un passo avanti verso la giusta direzione, ma è stato presentato da Luigi Buggeri, presidente dell'Istat, come una semplice introduzione di un indice settoriale che rappresenta appena il 39% della spesa per gli acquisti di beni e servizi delle famiglie.

Il dibattito sul costo della vita non deve però indurre a considerare che la soluzione sia l'aumento degli stipendi al tasso di inflazione, sia esso reale, presunto, percepito o «vero». Non si deve infatti distogliere l'attenzione dalla causa principale del forte rallentamento economico del nostro paese: il più basso incremento della produttività del lavoro nell'ambito dell'eurozona. E' una questione che il governo Prodi non solo non ha preso in considerazione, ma l'ha aggravata, perché ha lasciato un grosso buco nei conti pubblici, nonostante l'aumento insopportabile della pressione fiscale. Questo perché la spesa pubblica è aumentata molto più delle entrate, considerando anche il famoso «tesoro» e il «tesoretto», frutto di errori nelle stime del gettito tributario, che è aumentato anche per l'effetto dei prezzi sulle quantità. In altre parole, l'aumento del gettito tributario è derivato dalla maggiore pressione tributaria e dall'aumento dei prezzi a parità di beni e servizi prodotti e tassati è aumentato il Pil nominale, cioè a prezzi correnti, ma non quello reale, ossia a prezzi costanti. Il governo Prodi ha tolto potere d'acquisto alle famiglie e alle imprese e ha dato una spinta all'inflazione.

È fuori luogo osannare i risultati della lotta all'evasione, che rimane sempre sacrosanta, perché per quanto il governo abbia cercato gli evasori, l'acquisizione delle relative entrate richiede un certo lasso di tempo, dovendosi espletare i diversi gradi del processo tributario, che comporta ricorsi e sentenze. Forse tra qualche anno si potranno cogliere i frutti della lotta all'evasione, quando cioè sarà esaurita la fase dei ricorsi e l'imposta evasa sarà incassata dallo Stato.

Come più volte abbiamo detto, gli italiani sono stati ingannati sul tasso di crescita dell'economia e sul livello di inflazione. Prodi, nel novembre del 2006, e quindi dopo pochi mesi dal suo insediamento, annunciava che il Pil cresceva nell'anno del 3%. Poi questa cifra si è ridotta al 2% e poi al di sotto di quest'ultima percentuale. All'inizio la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale hanno preso per buone le cifre comunicate dal governo Prodi. Ora che su tutta l'Europa incombe lo spettro della recessione e dell'inflazione, per cui l'economia sarà colpita dal noto fenomeno della stagflazione, ossia dal ristagno con inflazione, la Commissione e il Fmi hanno rifatto i conti e il quadro italiano si presenta ben diverso da quello che Prodi ha contrabbandato. Il buco nel bilancio dello Stato è intorno al 4% e l'inflazione sfiora il 5% nei dati ufficiali, mentre l'inflazione percepita è molto più alta e c'è il pericolo che sia quasi il doppio. Unica consolazione a tanto disastro è che il trio Prodi Padoa-Schioppa e Visco è caduto ed è da dare per certo che non risorgerà più, perché né a destra, né a sinistra, nessuno lo vuole.

Emanuela Melchiorre

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