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Come sopravvivere al caro mutuodi Fabrizio Goria - 28 febbraio 2008 In Italia, troppo spesso, l'informazione che giunge ai cittadini non è corretta. In particolar modo tutto ciò che riguarda la sfera economica non sempre riceve le dovute attenzioni e precisazioni. A tenere banco è ora la questione dei mutui abitativi, vero cruccio per molte famiglie. Migliaia di famiglie italiane hanno contratto, o stanno per farlo, un mutuo per acquistare un'abitazione. Ormai sembra che sia un passaggio quasi obbligato per ognuno di noi, senza distinzioni di classe o di stipendio. Quello che turba maggiormente il sonno degli Italiani è il mutuo a tasso variabile, ma non tutti sono a conoscenza di cosa significa realmente. Un finanziamento di questo tipo possiede un tasso d'interesse, ovvero il compenso per la cessione di potere d'acquisto dalla banca al consumatore, parametrato su un indice a livello europeo che prende il nome di Euribor. Questo è un tasso di fiducia interbancaria, in altre parole il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali banche europee. Su questa base, mensilmente, vengono calcolati i tassi dei mutui abitativi. Ma non basta, dato che la banca che lo emette deve poter lucrare applica sullo stesso mutuo uno spread, cioè il ricarico che ogni singola banca decide di accorpare al tasso basilare quale proprio ricavo su quel preciso finanziamento. In genere, questo margine di guadagno può variare rispetto al rischio d'insolvenza che ha ogni individuo che contrae un mutuo. Se una famiglia di due persone è monoreddito ed è al di sotto dei 20mila euro annui, avrà probabilmente uno spread più elevato rispetto allo stesso nucleo familiare con reddito annuale di 50mila euro. Questo perché anche l'istituto di credito erogante il finanziamento deve essere in grado di tutelare la propria posizione, benché rimanga in ogni caso privilegiata rispetto a quella del consumatore. Ancora, in genere lo spread, che varia da banca a banca, si attesta in un range compreso fra lo 0,7% ed il 3%, con una media di 1,6%. Questo valore deve, pertanto, essere sommato al tasso Euribor calcolato mensilmente. L'ultimo tasso ad un mese disponibile è quello del 25 febbraio, pari a 4,24%. Se aggiungiamo lo spread medio, raggiungiamo la quota di 5,84%. Ora prendiamo un esempio concreto, un mutuo ventennale di 100mila euro, con tasso bancario applicato dell'1,6%. Alla luce dell'Euribor la famiglia pagherà non solo quello, ma anche il margine dovuto alla banca, indipendentemente dal tasso europeo. Lapalissiano che questo rincaro diventa notevolmente pesante se il primo aumenta, come accaduto nello scorso dicembre, fino al 4,848%, stritolando le famiglie già oppresse da oneri fiscali e perdita di potere d'acquisto. Eppure, esistono alcune misure che giungono in aiuto dei consumatori. Si chiamano rinegoziazione dello spread e portabilità del mutuo. La prima permette di poter contrattare direttamente (consumatore-banca) il tasso applicato sul singolo finanziamento dall'istituto di credito, per poterlo abbassare anche alla luce dell'inflazione galoppante. Ogni titolare di mutuo può quindi recarsi presso la propria filiale e richiedere questa opzione, benché non sia pubblicizzata a dovere dai canali istituzionali. Nel caso il direttore della banca dovesse mostrare ritrosie nell'adempiere ad un diritto del consumatore, si può avallare la seconda soluzione, in altre parole richiedere la portabilità dello stesso mutuo presso un'altra banca. Si, esattamente come avviene per i numeri di telefonia mobile, anche il finanziamento abitativo può essere spostato in un diverso istituto bancario, con l'enorme vantaggio di poter contrattare le condizioni migliori per quel momento preciso. Il meccanismo di questa operazione è tanto semplice, quanto efficace. Si chiude la posizione presso la prima banca e si riapre presso la seconda, con una spesa di poche centinaia di euro. Il reale problema, quindi, per i consumatori italiani non è che non esistano norme che li tutelino, bensì è un dilemma di informazione scorretta, a vantaggio dei soggetti più forti (in questo caso le banche). Le posizioni aperte su più fronti dagli individui che operano ogni giorno sui mercati, compreso quello immobiliare, sono sempre oggetto di disparità informative, che a certi livelli sembrano insormontabili. Ma è solo un errore pensare di arrendersi, dato che esistono innumerevoli casi in cui basta avere un minimo di informazione in più per poter ribaltare la situazione. Questo è il caso dei mutui in Italia, fino al 2005 con forte prevalenza del tasso variabile. L'esplosione della bolla speculativa dei subprime americani, la conseguente crisi sistemica che ha investito il mondo economico e l'impennata del tasso d'inflazione in Europa hanno provocato un buco enorme nei risparmi delle famiglie del Belpaese. Le soluzioni, ora, esistono, ma non sono pubblicizzate a dovere. Nella costante ricerca di ridare potere d'acquisto all'Italia ogni minima informazione può essere utile. La crisi che si sta vivendo, infatti, non è solo un fenomeno estemporaneo, ma è destinato a perdurare per molti mesi, se non anni, a patto che non si adottino misure strutturali per gestire l'emergenza economica italiana. E queste misure comprendono anche la riduzione del gap informativo fra domanda ed offerta sul mercato interno. Il caro mutuo, unito alla situazione del petrolio a quota 101$ al barile, alimenta la crisi finanziaria di ogni singolo individuo in Italia. Il futuro politico incerto fa il resto, ma resta la convinzione che anche solo con una piccola notizia in più si possa cambiare qualcosa in meglio, magari anche solo la rata mensile del proprio mutuo ventennale. Fabrizio Goria |
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Ragionpolitica, periodico on line n.253 del 26/2/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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