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Il programma della realtàdi Ragionpolitica - 5 marzo 2008 Il tono, lo stile e i contenuti della campagna elettorale di Silvio Berlusconi in vista del voto del 13 e 14 aprile stanno inverando un'affermazione che da un po' di tempo va ripetendo Giulio Tremonti: «La vera sfida non è vincere le elezioni, ma vincere il governo». La maggior parte dei commentatori parla di una interscambiabilità tra la proposta politica del Pd e quella del Pdl, ne mette in risalto le somiglianze e i punti di tangenza, ne rileva l'inedita prossimità contenutistica. Eppure in pochi riescono a cogliere il vero elemento discriminante, ciò che realmente separa Veltroni da Berlusconi: mentre il primo sembra aver impostato la sua campagna soltanto in funzione della vittoria elettorale, costi quel che costi, il secondo appare intenzionato soprattutto a convincere gli italiani in merito al dopo voto, a ciò che sarà quando le urne saranno chiuse e un nuovo presidente del Consiglio dovrà affrontare una esperienza di governo resa quanto mai complessa dai due anni di gestione prodiana, dalla preoccupante congiuntura internazionale e dalla poco incoraggiante situazione economica del paese. E' sotto questa luce che bisogna leggere le dichiarazioni di Berlusconi sul programma veltroniano, definito dal Cavaliere come «un libro dei sogni». Se il segretario del Partito Democratico dà libero sfogo alla fantasia, il leader del Popolo della Libertà si presenta agli elettori come l'uomo della realtà e del buon senso, come colui che non tiene nascosti i problemi, non occulta le difficoltà del momento, non fa promesse impossibili da mantenere soltanto per ammaliare gli elettori. Così facendo, Berlusconi ripropone sulla scena una tipologia politica teorizzata già da Platone nel suo Gorgia: il politico «medico» che, consapevole del cattivo stato di salute del malato, lo denuncia apertamente e appronta una cura realistica, rinunciando alle ricette mirabolanti e sfavillanti del politico «cuoco», il retore, intento solo a compiacere i parenti del paziente e ad estorcere loro danari. La vera novità di questa campagna elettorale sta tutta in questa gara di Berlusconi a contrapporre alla politica «culinaria» di Veltroni una politica «medica» in grado di affrontare, senza promettere soluzioni utopistiche ma prospettando poche risposte mirate e concrete, i tanti problemi del sistema-Italia. L'arte del governo, dunque, contro la retorica fine a se stessa; la ruvida durezza della realtà contro la morbidezza vellutata del sogno; l'esperienza contro la parola. Perché il nostro è uno dei paesi con maggiore debito pubblico al mondo, perché l'economia non tira come dovrebbe, l'inflazione rosicchia giorno dopo giorno il reddito delle famiglie livellando al ribasso il loro tenore di vita, le banche strangolano chi ha un mutuo a tasso variabile, le istituzioni sono in affanno e non riescono a fare il loro mestiere, l'autorità e l'autorevolezza dello Stato sono sommerse dai rifiuti di Napoli, la politica è risucchiata nel vortice dei «vaffa day» e delle moltitudini grillanti. Non c'è più spazio, dunque, per gli svolazzamenti. Berlusconi ha compreso che, se lo stato delle cose è l'emergenza, occorre dirlo chiaro, magari a costo di apparire meno scintillanti e sciabordanti di un tempo, ma più concentrati sull'obiettivo e maggiormente consapevoli delle gravose responsabilità che avrà sulle spalle colui che uscirà vincitore dalla contesa elettorale. E qui ritorniamo alla iniziale osservazione di Tremonti sul governo: se è vero che mai come ora sono state in ballo la credibilità dello Stato, la forza delle istituzioni, l'autorevolezza delle classi dirigenti, diventa chiaro che l'obiettivo numero uno è quello di affrontare la situazione con sobrietà e con i piedi per terra, lasciando da parte l'armamentario ideologico tanto caro alla sinistra e che l'ex sindaco di Roma ripropone sotto mentite spoglie appropriandosi fuori tempo massimo di concetti un tempo patrimonio esclusivo della destra liberale. Così, se Veltroni scimmiotta il Berlusconi d'un tempo, il Berlusconi di oggi cammina spedito oltre gli schemi del passato e si propone come l'uomo del governo e dell'esperienza. Come garanzia del «saper fare». E mentre il segretario del Partito Democratico annuncia, in una profluvie di retorica sognante, un'Italia «nuova» di berlusconiana memoria, il laeder del Popolo della Libertà, con il suo «Rialzati, Italia», chiede la fiducia non sulla base di promesse reboanti, ma di un programma della realtà che è l'unico possibile per affrontare in maniera dignitosa le difficoltà del tempo presente.
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Ragionpolitica, periodico on line n.254 del 4/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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