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Veltroni e quella strana idea riguardo alla scuola di abolire «il tema»di Remo Viazzi - 5 marzo 2008 Siccome tutti ci sono stati - a scuola intendo - tutti pensano di avere titolo per parlarne. Se poi uno corre come candidato premier di un partito che si sta sforzando in ogni modo di apparire innovativo e «rivoluzionario», ecco che alla scuola non è più sufficiente fare dei rapidi cenni, ma bisogna addirittura concepirla ex novo (un'altra volta?), smantellarla, perché nulla in essa funziona, nulla va bene (eppure credevo che Fioroni fosse un ministro del Partito Democratico) mentre tutto è sorpassato, desueto, inadeguato alla «nuova stagione». Così Veltroni non si è lasciato scappare l'occasione per dire la sua anche sulla scuola, uno degli argomenti rispetto ai quali è più facile banalizzare e scivolare nel ridicolo. Di fronte ad un uditorio zeppo di ragazzi, poi, non è nemmeno troppo difficile ottenere l'applauso. Sarebbe invece ora che di scuola se ne occupassero principalmente coloro che vi lavorano e quanti, con umiltà, la studiano e provano a comprenderla: probabilmente ciò contribuirebbe a farle recuperare quel grado di dignità necessario per risollevarla un po'. La proposta di abolire la prova del tema in classe è talmente demenziale che sicuramente non avrà alcun seguito, ma è sintomatica di quanto sia facile fare proclami su un argomento che tutti credono di conoscere e sul quale vogliono esprimere il loro punto di vista. La bizzarra idea di lasciare che i ragazzi possano esprimere e dare libero sfogo alla loro creatività attraverso altre tipologie di prove quali la stesura di un romanzo o la scrittura di un film o di un copione teatrale ha trovato nel giudizio di Cacciari il massimo di nettezza e lucidità critica: «è una puttanata», poco aulico, ma efficace! Al di là, però, del severo giudizio politico, ciò che interessa e deve preoccupare è la sostanza. Veltroni mostra di non comprendere l'enorme importanza di uno strumento sul quale si fonda - da decenni - la valutazione degli alunni. Il tema in classe non è una prova attraverso la quale si vuole valutare la creatività dei ragazzi, ma la loro «maturità». Non può sfuggire, infatti, che per ogni tipologia di scuola l'esame di Stato (che un tempo si chiamava appunto, e non a caso, esame di Maturità) prevede come prima prova proprio lo scritto di italiano, il famoso tema. E non si tratta certo di una prova oggettiva, «scientifica», pedissequa, che lede in qualche modo quella tanto sbandierata necessità che i ragazzi sentirebbero di potersi liberamente esprimere (magari!). Esso è un irrinunciabile mezzo con cui gli insegnanti (la correzione, infatti, avviene in equipe) giudicano appunto il grado di maturità di un ragazzo. Questo avviene perché nella stesura di un tema il candidato deve far ricorso ad un'enorme quantità di competenze e capacità: prevede, infatti, abilità espressive, applicazione del corretto uso delle strutture morfo-sintattiche dell'italiano e della punteggiatura, conoscenza del ricco vocabolario della nostra lingua, capacità di argomentare, di sviluppare un ragionamento logico, di contestualizzare un problema, di garantire al proprio pensiero e punto di vista validi apporti e coerenti supporti razionali. Come ha scritto Cristiano Gatti su il Giornale il tema: «È il momento in cui l'uomo-studente (io direi lo studente che si avvia a diventare uomo) spegne il frullatore del mondo... per restare solo con se stesso, per guardarsi dentro e possibilmente tirarci fuori qualcosa», la creatività quindi c'entra, eccome, ma sta alla fine di un percorso. Non esiste in sé, ma in quanto funzionale all'espressione di sé. Certo, dire cioè qualcosa in modo corretto, originale, piacevole, persuasivo, godibile, ma è pur sempre necessario dire qualcosa! Non si può continuare a volere che la scuola lasci agli studenti libera facoltà all'espressione di sé privandola, nel contempo, del suo mandato principale: quello cioè di riempire i ragazzi di qualcosa: di contenuti, di pensieri, di idee, possibilmente senza imposizioni e pedanterie che nella scuola italiana, purtroppo, non mancano. Credo quindi che sarebbe più serio se Veltroni si limitasse ad assicurare le necessarie risorse al mondo della scuola e a porre il tema della scuola ai primi posti dell'agenda elettorale senza avventurarsi in esternazioni e prese di posizione demagogiche e semplicistiche. Bastasse l'abolizione del tema in classe per risolvere i problemi della scuola...
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Ragionpolitica, periodico on line n.254 del 4/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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