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Berlusconi resta stabile nelle intenzioni di votodi Raffaele Iannuzzi - 5 marzo 2008 L'analisi di Diamanti su La Repubblica è sbagliata. Non è vero, come sostiene il sociologo, che, dopo il muro di Berlino, dovrebbe ora cadere «il muro di Arcore», in modo da assistere «a un grande disgelo». La variabile B, cioè, in concreto, la campagna elettorale di Berlusconi, sta in realtà già destrutturando il quadro politico, mentre, dall'altra parte, Veltroni sta infilandosi in un vicolo cieco. Il «disgelo» dovrebbe in realtà produrlo Veltroni, egli cioè dovrebbe favorire la fuoriuscita dal suo partito e dalla memoria collettiva gente come Bassolino, ma, invece, l'unica cosa che l'ex sindaco di Roma riesca a cavar fuori dal cilindro è un appello accorato alla «coscienza» del governatore della Campania. Un appello che, certo, equivale ad un «dimettiti», ma che non ha sortito alcun effetto. Lo sapevamo. Buon sangue non mente. Ebbene, a fronte di questo mancato «disgelo», Berlusconi sta consolidando il suo appeal nei confronti dell'elettorato moderato e di un certo nucleo di indecisi: questo risulta dai sondaggi di Sky Tg24, avverso al centrodestra. Berlusconi resta stabile nelle intenzioni di voto; Veltroni trova invece difficoltà a far passare la sua figura di sedicente «innovatore». Berlusconi anche su questo punto è in testa e ci resterà perché può contare su un vantaggio non piccolo: aver cominciato la campagna elettorale dopo Veltroni. Non aver così subito la super-esposizione mediatica, che logora inevitabilmente. Dopodichè, non casualmente, è immediatamente emerso che il programma di Veltroni fosse un copia-incolla di quello di Berlusconi e che le candidature eccellenti dell'ex sindaco di Roma non mutassero il quadro complessivo della partita politica. Anche il maquillage, l'ennesimo, di Veltroni, quel «noi siamo riformisti, non di sinistra», non funziona e non attrae. Per una serie di ragioni. Intanto, è un aggettivo-sostantivo logoro e i cittadini ora attendono le riforme, non gli specchiati «riformisti» (Berlusconi se n'è accorto e si guarda bene dal tirar fuori ferrivecchi linguistici come questi). E poi, vista la fine di certi «riformisti», dappertutto, a tutti i livelli, in ultimo si veda il caso Del Turco in Abruzzo, meglio fare una bella moratoria su questo aggettivo-sostantivo passe-partout. Quando poi viene declinato l'impianto riformista del Pd, si prova un senso di scoramento: ancora il «patto fra produttori»! Cioè, la formula dell'alleanza tra il Pci e la cosiddetta «borghesia progressista», Debenedetti e in certe fasi Agnelli, il proletariato; oggi, versione minore, incarnato dal povero operaio della multinazionale sopravvissuto alla tragedia di Torino, e Calearo, il presidente di Federmeccanica e degli industriali di Vicenza: l'ipotesi politica di governo della società attraverso il consenso dei cosiddetti borghesi «illuminati» non ha funzionato con Berlinguer e Trentin, figuriamoci se funziona oggi con Veltroni ed Epifani. Sia come sia, Veltroni tenta comunque disperatamente e con enfasi affettivamente impegnata (il comizio a Siena sarebbe da studiare come modello comunicativo veltroniano: dagli affetti personali per la nobile terra senese e per gli amici di Siena alla libertà come partecipazione, per finire in bellezza, si fa per dire, con l'inno di Mameli!) di mettersi alle spalle il governo Prodi, perché sa perfettamente che quest'ultimo non ha soltanto prodotto la crisi generale del Paese, ma l'ha messo letteralmente in ginocchio. Una colpa storica che non può essere cancellata con la retorica e con il patriottismo last minute. Prodi e il boiardismo di Stato è il distillato più puro di ideologia anti-italiana e anti-nazionale, tant'è vero che dobbiamo al premier uscente la svendita dei gioielli industriali del nostro Paese. Oggi non abbiamo più un assetto produttivo degno di questo nome grazie alle politiche anti-nazionali di Prodi & C.: altro che patriottismo costituzionale! Una campagna elettorale non potrà ovviamente cancellare la scia di rancore nei confronti del passato governo e, se aggiungiamo gli ultimi dati sulla tassazione registrati dall'Istat per il 2007 (43,3%) che indicano inoppugnabilmente che un livello così abnorme di prelievo fiscale non si registrava dal 1997, la cornice della battaglia politica si trasforma in un vicolo cieco per Veltroni. Berlusconi ha fatto molto bene ad evitare atteggiamenti taumaturgici, dopo aver constatato la scarsa possibilità di intervento da parte dei governi in un contesto di crisi internazionale, ed ha sparigliato le carte agli avversari, presentandosi come responsabile uomo di governo senza pretese miracolistiche. Anche questo atteggiamento gli sta giovando e lo sta conducendo ad una stabilizzazione di immagine presso l'elettorato di centrodestra e certe frange di indecisi. Se è vero, com'è vero, che l'elettorato italiano è sempre indeciso, ma sempre fedele e dunque non produce spostamenti significativi, dalla destra alla sinistra, è altresì vero che partire così stabili, dopo un certo logoramento mediatico di Veltroni, non potrà che favorire Berlusconi e il PdL. Ultimo dato che vale la pena sottolineare: l'utilità del richiamo al «voto utile». Anche questo elemento va inserito nella strategia di logoramento dell'avversario, che sta pagando: mentre Veltroni si scapicolla da una parte all'altra dell'Italia, sciroppandosi 110 province, Berlusconi, con più lucidità ed oculatezza, si gode il 10% di vantaggio nei sondaggi più qualificati ed imprime il marchio dell'utilità ad un voto in grado di stabilizzare il sistema politico, favorendo la governabilità e la rinascita del Paese. Il voto utile, secondo i sondaggi di Sky Tg24, sta cominciando a produrre il suo effetto di trascinamento e di polarizzazione del voto. Forse avrà un peso anche nel trascinare una certa quota di indecisi verso il PdL. Certo, sta già mettendo fuori gioco i centristi senza Centro (che non è un luogo politico), la sinistra senza partito (l'Arcobaleno è la tomba della sinistra radical-ecologista) e la destra sociale di Storace e Santanchè. Chi ben comincia, è a metà dell'opera.
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Ragionpolitica, periodico on line n.254 del 4/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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