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Poca trasparenza sul credito al consumodi Fabrizio Goria - 5 marzo 2008 In Italia sta avvenendo uno strano fenomeno. In modo lento, ma inesorabile, le famiglie italiane ricorrono in modo sempre maggiore al credito al consumo. Ma molti spettri si celano dietro ad una facciata composta da prestiti facili ed immediati. L'informazione che sta alla base dei mediatori creditizi non è sempre trasparente, a discapito dei consumatori in stato di necessità finanziaria. Finanziamenti a protestati e pensionati, credito immediato per le spese improvvise, prestiti fino a 30mila euro, tassi d'interesse agevolati, durata della pratica spalmata su più anni, rate mensili sempre minori. Quante volte ci è capitato di osservare pubblicità di ogni tipo per questo genere di mercato, quello della mediazione creditizia. Negli ultimi anni, dal 2000 al 2006, come ricorda la Camera di Commercio di Milano, il ricorso al credito al consumo in Italia ha subito un aumento del 147%. Analogamente, sono sempre maggiori le famiglie che hanno visto il proprio potere d'acquisto assottigliarsi sempre più, complice l'inflazione che ha ripreso la sua corsa fino al raggiungimento della quota di 2,9% nei primi mesi di questo 2008. Dietro alle società di mediazione creditizia (da non confondere con quelle di intermediazione finanziaria), tuttavia, si nascondono alcune gabole che contribuiscono a rendere sempre più difficile il raggiungimento della fine del mese per molte famiglie. Queste gabole partono dal semplice presupposto che queste società, i cui nomi sono ben conosciuti, agiscono sul mercato del credito come passaggio intermedio fra il consumatore e l'istituto di credito erogante il prestito finanziario. Come è comprensibile, rappresentano un ulteriore anello di questa catena, che ovviamente deve avere un margine operativo di rendita per ogni operazione portata a termine. Questo rappresenta una naturale componente di costo per il cliente finale, che generalmente si ritrova in condizioni economiche disagiate, tali da fargli accettare condizioni contrattuali del tutto svantaggiose per lui. Infatti, quando si ricorre al credito al consumo, si sottoscrive un contratto, con delle specifiche condizioni. Questo è il caso dei vari Tan e Taeg, due acronimi che restano sconosciuti ai più. Partiamo dalla soluzione dell'arcano sul significato delle due sigle di cui sopra: il Tan rappresenta il Tasso annuo nominale, mentre il Taeg è il corrispettivo del Tasso annuo effettivo globale, quello che deve rappresentare il nostro parametro principale per la scelta del nostro finanziamento. Molto spesso vengono nominate dalle varie pubblicità dei riferimenti ad un fantomatico tasso 0, come specchietto per le allodole. Infatti, questa voce fa capo al Tan, non al costo globale della pratica, rappresentato dal Taeg. Ora, vi sono dei limiti, stabiliti dalla legge, oltre i quali il finanziamento diventa usura. La disciplina è ad opera della Legge 7.3.96 n. 108 che intende come usurario quel tasso che supera il limite che viene determinato ogni trimestre dal Governo per 8 tipi diversi di operazioni finanziarie, tra le quali sono presenti il mutuo ipotecario per la casa ed i finanziamenti personali, che devono restare al di sotto della soglia dei 30mila euro, per le società di mediazione creditizia. Se il tasso pattuito supera la soglia indicata trimestralmente si definisce «usurario» e la sanzione prevista è la mancata applicazione di alcun tasso. Sempre a proposito di trasparenza, la Banca D'Italia ha recentemente istituito l'introduzione dell'ISC (Indicatore Sintetico di Costo), simile al Taeg, ma consigliato per tutte le altre società che non siano istituti di credito. Il problema deriva dal fatto che osservando le pubblicità sul credito al consumo, il Taeg varia, in media, dal 7,53% al 28,95% ed in alcuni casi, al limite stabilito dalla legge, intorno al 30%. Inoltre, sorge un problema etico, considerata la condizione di necessità in cui si trova chi è costretto a richiedere un prestito personale. Questo, infatti, sarà propenso ad accettare anche un tasso svantaggioso pur di far fronte alle spese che incombono. E questa variabile è ben conosciuta dal sistema bancario. Su un finanziamento di 10mila euro, qual è la differenza fra un tasso globale del 28% ed uno del 31%, quindi usurario? Praticamente poca. E proprio su questo fanno leva le società di mediazione, che devono essere iscritte presso un albo. Peccato che sia molto semplice questa iscrizione: basta andare sul sito web di Bankitalia, scaricare un modulo, inviarlo tramite raccomandata a/r e poi si può operare sul mercato del credito al consumo. Esattamente, la procedura non prevede controlli a tappeto come può essere quella per creare un istituto di credito. Il problema nasce dal momento che la mediazione creditizia è appannaggio di circa 50mila società sul territorio nazionale italiano, iscritte presso l'apposito albo. Nessun controllo e scarsa trasparenza, quindi, per un mercato che sta mettendo in ginocchio i bilanci familiari dell'Italia. Ma non è solo colpa del sistema finanziario. Infatti, per ogni domanda di mercato, vi è un'offerta. Allo stesso modo, se si richiedono prestiti personali, ci saranno società che sfruttano ogni falla nel sistema legislativo ed economico italiano per fornire questi soldi. Il culto dell'immagine che si è radicato nell'animo degli individui è qualcosa di estremamente deleterio per la nostra economia, un vero e proprio boom dei debiti personali. Si tende in modo esponenziale a vivere oltre le reali possibilità, senza nessuna propensione al risparmio, ma guardando solamente un presente, fatto di illusioni materiali. Se a questo quadro aggiungiamo anche il danno procurato dalla crisi dei mutui subprime, abbiamo una prospettiva generale della condizione economica dei cittadini italiani. Il numero delle famiglie ai limiti monetari della sussistenza sta aumentando vertiginosamente, contribuito anche dalla scarsa opera di controllo del sistema bancario nazionale, che non impedisce prevaricazioni contrattuali nei confronti di coloro i quali richiedono un prestito personale, anche solo per far fronte ad una spesa imprevista. Una maggiore vigilanza è una necessità, per impedire il collasso di molti nuclei familiari. Non si parla più, ormai, di crisi della quarta settimana, bensì della terza. Trasparenza, limiti più bassi e informazione corretta, tutto ruota intorno a questi tre semplici fattori. Anche perchè solo con una società non indebitata si può pensare di far correre la crescita economica. Il ricorso al credito al consumo è ancora troppo fumoso per essere compreso in modo totale dai consumatori. I quali, purtroppo, rappresentano la parte debole di questa catena. Fabrizio Goria |
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Ragionpolitica, periodico on line n.254 del 4/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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