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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il potere silenzioso

di Gabriele Cazzulini - 5 marzo 2008

Un silenzioso fruscio di schede elettorali timbrate con un solo nome, ovviamente quello giusto, è stata l'impercettibile colonna sonora che ha accompagnato l'elezione del nuovo presidente della Russia. Niente cannonate, niente sangue. Ma nemmeno le voci del dissenso. In ogni autocrazia il passaggio più delicato resta sempre quello della successione del capo supremo. La personalizzazione che degenera nel culto del padrone; la confluenza di ogni rigagnolo di potere nell'alveo dell'élite dominante e l'immobilismo generale che ne deriva sono i tre principali fattori che rendono la successione della massima autorità il momento più critico della vita di un'autocrazia. Lo stesso si sta verificando a Cuba. Come dimostra la casistica, questo momento critico può aprire a sbocchi imprevisti - come lo stesso abbattimento dell'autocrazia. Perciò la sorveglianza dev'essere massima e l'incertezza sul risultato dev'essere minima.

L'elezione di Medvedev non fa neppure notizia. Anzi, scorrendo i titoli dei giornali ci sono altre notizie più pregnanti. Quest'elezione è passata sotto silenzio. Non ci sono stati sfidanti degni di questo nome, non ci sono stati dibattiti e non c'è stata una campagna elettorale combattuta per dare la caccia ai voti. Non c'è stato il ballottaggio né sussulti negli elettori; non ci sono state sommosse di popolo pro o contro, se non qualche scaramuccia tra polizia in stato isterico e sparute frotte di oppositori. Non ci saranno neppure minuscole scalfitture sulla crosta di questo marmoreo potere. Non c'è stata libertà di scelta. Anche la morte della democrazia è avvenuta in silenzio.

Medvedev non è un neologismo che rivoluziona la politica russa come fece Blair e sta facendo ora Sarkozy. Per Medvedev vedi Putin. Tutta l'identità del nuovo presidente è racchiusa nel cordone ombelicale col vecchio presidente. Non importano i contenuti politici o il profilo personale. Conta solo il trattino tra Medvedev e Putin - un microscopico segno che paralizza un intero paese. Quando il peso degli uomini schiaccia così profondamente le istituzioni da sovrapporsi e addirittura sostituirsi ad esse, il regime politico si riduce al potere di una sola persona. Ma finché l'alternativa democratica è abbinata al disordine che spinge la Russia nella spirale distruttiva da cui Putin l'ha estratta esanime, resterà un'alternativa irrealistica.

Ma accanirsi su Putin per dipingerlo come usurpatore delle libertà è un attacco che manca il suo bersaglio. La maturazione della coscienza civile è ancora congelata dall'inverno. L'esperienza democratica è stata troppo breve e traumatica per essere assimilata nel suo fondo di verità, che parla di una cultura politica ambiziosa di emancipazione ma ancora incapace di progettarla. Cinicamente si può pensare ad un necessario periodo di fermentazione per gli spiriti responsabilmente democratici mentre questa autocrazia dal volto sorridente e rassicurante inizierà a logorarsi. Anche la più arcigna dittatura ha avuto una breve vita, che tipicamente finisce in tragedia. Forse l'elezione di Medvedev è l'ultimo sole di mezzogiorno prima dell'inevitabile tramonto.

! Gabriele Cazzulini
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