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numero 280
6 marzo 2008
 
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Nemmeno di sinistra

di Gianni Baget Bozzo - 5 marzo 2008

Veltroni dice che il Partito democratico non è di sinistra: che svolta. Era già apparsa nella fondazione del partito: una unificazione di diessini e di popolari, di postcomunisti e di ex democristiani, non poteva essere chiamata «sinistra». E nemmeno centro, il cuore dell'identità democristiana: era troppo. Idealmente, il nuovo partito nasce nell'ignoto. Non si può definire se non che come partito «maggioritario», una vasta ambizione indefinita. Nessuna definizione che non sia il suo nome proprio, la sigla Pd, gli conviene. Si può dire soltanto che il Partito democratico è democratico, ripetendo nella definizione l'aggettivo del suo titolo. Che cosa strana.

Non è però soltanto questa la ragione per cui Veltroni si da da fare per mettere ai margini la parola «sinistra». Il termine «sinistra» ha una caratura valoriale, porta in sé un pizzico di utopia, il sogno della rivoluzione mancata e finita nelle più tremende tirannidi della storia. Però il fascino utopico di avere un valore diverso è stato sempre connesso al definirsi di sinistra. Era un po' farisaico dire «non sono come tutti gli altri», ma infine era appagante, dava una definizione alla domanda: chi sono io. E la risposta era: io sono diverso. Quando però si va al governo e lo si prende come un colpo di mano, senza vera maggioranza, il termine «sinistra» crea un gioco perverso. Qualcuno si aspetta di vedere un po' l'utopia al potere. E invece no, la percezione di aver cambiato mondo è smentita dall'aggravarsi del peso della realtà. E utopia diviene antipolitica, si pensa che i politici di sinistra si curino dei loro interessi personali e di gruppo, che vi sia una intercapedine tra il desiderio del popolo e la realtà del governo e che il personale politico sia questa intercapedine.

Di fronte all'antipolitica la reazione del Partito democratico è stata quella di sposarla. Grillo mandava i politici a quel paese con l'efficace espressione che tutti conoscono, e loro, i politici, non si sdegnavano ma assumevano un'aria compunta. La tradizione comunista ha sempre insegnato a non avere, se possibile, nemici a sinistra: e quindi di essere pronti ad assumere tutto quello che la base manda su. Anche Grillo, che fa un vero attacco al Parlamento. Solo Scalfari lo ha chiamato fascista, il Partito democratico ha scosso la testa.

Ora l'antipolitica ha nel partito democratico una voce reale, Antonio Di Pietro, che si è messo in tandem con Grillo e ha associato il colorito parlare del comico genovese con il rigore del pubblico ministero e la voce della magistratura. La piazza e il giudice sono alleati contro la politica di sinistra, in nome della legge e della rabbia unite insieme. Comprendiamo perché Veltroni abbia reagito all'antipolitica assumendola. Ha dato l'immagine di un partito che nasce nuovo, come Venere nelle acque di Citera, che sboccia sulle piazze in cui egli parla e porta in alto coloro che intervengono del dibattito: un partito che sorge in tempo reale, dimentica la storia e nasce senza colpe e senza responsabilità. Qui l'antipolitica è evidente, conduce Veltroni a contrapporsi al governo Prodi che è attualmente in carica e sperando che il pubblico prenda lo spettacolo come realtà e Veltroni come il creatore di una cosa che non c'era prima.

Se si vuole togliere alla sinistra la sua carica di utopia e ridurla alla forma di un partito che in Parlamento siede a sinistra, occorre fare uno sforzo di ridefinizione che non è avvenuto nel corso della lunga storia del Partito democratico. Rimane una via interessante quella di separare la parola «sinistra» dall'idea di rivoluzione. Ciò vorrebbe dire separare la «destra» dall'idea di reazione e dare alle due parole insieme il significato della legittimità e della realtà. Potremmo dire che destra vuol dire libertà e legge e sinistra vuol dire socialità e uguaglianza. Torniamo così alla definizione di Norberto Bobbio. Così eviteremmo di dover preporre a «destra» e a «sinistra» il qualificante «centro» e chiamare i partiti «centrosinistra» e «centrodestra». Liberarsi dall'ossessione del centro sarebbe fondamentale per la sinistra e per la destra. Berlusconi ha osato e ha rotto con il centro. Il suo lungo cammino tende a ridare dignità alla destra e realtà alla sinistra. Questo è il senso di questa singolare battaglia elettorale, in cui la ricerca del bipartitismo incide sulle identità politiche e forma il loro linguaggio.

! Gianni Baget Bozzo
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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